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Ove son or le meraviglie tue O regno di Sicilia? Ove son quelle Chiare memorie, onde potevi altrui Mostrar per segni le grandezze antiche?
(Dal Fazello - Storia di Sicilia, deca I,lib. VI,cap.I) |
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Il Comune sorge in una zona collinare interna posta a 393 metri s.l.m.. I ritrovamenti archeologici fanno presumere che il territorio di Montevago sia stato abitato sin da epoche remote . Con l'insediamento dei musulmani a Mazara nell'anno 827 d.C. il territorio venne colonizzato e il casale più importante della zona dovette essere quello di Manzil-Sindi che significa "Casale di Sindi", dal quale si fa derivare il nome del paese. Nel 1392 venne chiamato Misilindino e venne concesso al signore Antonio Moncada Montecateno, già conte di Adernò. Nel 1636 il territorio fu acquistato dalla nobildonna Girolama Xirotta e nel 1642, il figlio di questa, don Rutilio Xirotta, ottenne dal re Filippo IV di Spagna il titolo di primo principe del paese e l'opportuna "licenti populandi" per fondare una colonia agricola, con il nome di Montevago e fu proprio la bellezza del luogo che ne ispirò il nome. Sviluppatosi originariamente attorno ad un preesistente Castello ed all'antica chiesetta di San Domenico, Patrono della comunità, nel tempo il centro conobbe il dominio dei signori Gravina e dei duchi di San Michele. e si sviluppò seguendo gli antichi canoni architettonici tipicamente mediterranei. Nel 1968 il terribile terremoto che colpì la Valle del Belìce distrusse anche Montevago radendolo al suolo. Del vecchio paese rimane solo un cumulo di macerie diventate, per volere dell'amministrazione comunale, un vero e proprio "museo della distruzione a cielo aperto". Montevago è stato totalmente ricostruito, nel nuovo centro sono stati creati nuovi e funzionali servizi collettivi , quali la Biblioteca Comunale, la Città dei Ragazzi che offre spazi culturali e sportivi. Montevago è essenzialmente vocato verso il settore agricolo e annovera la coltivazione di agrumi, uva, olive e fichidindia prodotti che vengono esposti nell'annuale Fiera Agricola di agosto. La viticoltura specializzata ha consentito la conquista della qualifica di D.O.C. e l'inserimento del Paese nel circuito delle Città del Vino . Altra coltura tipica della zona è quella dell'olio di oliva e del ficodindia nelle sue tre varietà rosso, giallo e bianco . Altra coltura tipica è quella dell'olivo, principalmente nella varietà Nocellara del Belice, anch'essa riconosciuta D.O.C. Fiorente risulta anche il settore zootecnico con l'allevamento di ovini grazie alle vaste aree adibite a pascoli. Soprattutto la pastorizia trova un suo spazio, se pur ridotto, nella economia locale, ritrovando linfa nella recente creazione di una nuova razza ovina, denominata appunto Pecora del Belice, frutto di attenti e felici incroci, che si è in breve imposta all'attenzione dei tecnici e degli addetti al settore. Dalle produzioni lattero-casearie della zona, derivano oltre al tipico Pecorino, commercializzato sia fresco, sotto il nome di Tuma, che stagionato, anche le ricotte, tanto fresche che stagionate e salate. Altro prodotto tipico, è la Vastedda del Belice, formaggio semicotto fatto col latte di pecora, dalla tipica forma piatta e schiacciata, e dal sapore ineguagliabile. Accanto alle produzioni agricole, contribuiscono all'economia locale tanto l'attività edilizia, connessa alla ricostruzione del paese, che quella estrattiva e di trasformazione derivante da alcune grandi cave di pietra del territorio
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