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:: San Biagio Platani » La storia

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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?


(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)






Questo piccolo centro dell'entroterra agrigentino sorge su una zona collinare, a piccola distanza dal fiume Platani, da cui prende il nome. Si trova su un'altitudine di 416 metri sul livello del mare ed ha una popolazione di poco più di cinquemila abitanti, dedita soprattutto all'agricoltura.
Il feudo di San Biagio, su cui, nei secoli, è nato e si è sviluppato il borgo, risale, assai probabilmente, all'epoca bizantina. Recenti scoperte archeologiche sembrano confermare questa dato storico. Abbondano, infatti, i materiali, risalenti a questa epoca, rinvenuti in diverse parti della collina.
Il primo borgo venne fondato con opportuna "licentia populandi" (al costo di 200 onze) nel 1635 dal signore Giovanni Battista Berardi.
Il primo nome del piccolo borgo fu Terra di San Biagio, in onore del Santo che, da sempre, è stato anche il patrono dei Sambiagesi e e solo nel 1863 venne aggiunto l'appositivo "Platani" sia per ricordare il fiume che scorre nelle vicinanze e sia per distinguerlo dagli altri centri che esistono in tutta Italia.
Il feudo di San Biagio inizialmente era composto dalle terre di San Biagio, Gialdonieri e Mandralia. Nel 1660 è stato poi aggiunto il feudo di Ragattano, grazie ad una permuta effettuata dai Feudatari Ioppolo e Gianguercio. Il feudo era così composto da 1830 salme.
Il popolamento avvenne con un andamento costante, e già nel 1653 il paese contava circa 300 abitanti. Sappiamo, con maggiore sicurezza che, nel 1677, il feudo apparteneva al barone Don Fabio di Gerardo. A questi successe Don Pietro Gianguercio e quindi il suo primogenito Mariano, cui si deve la fondazione del borgo, Mariano Gianguercio, infatti, ottenuta la licenza di popolare il feudo, vi edificò le prime case rurali e, pochi anni dopo, anche uno chiesa.
Dalla seconda meta del Seicento, fino al 1716, il borgo venne acquisito dalla famiglia Ioppolo. In questo periodo la famiglia Ioppolo detenne la giurisdizione del paese, ma non potè curarne l'amministrazione direttamente e si servì di governatori che non sempre hanno lasciato un buon ricordo.
Nel XVIII secolo, la crisi produttiva e il sistema politico istituzionale troppo vecchio, determinarono una flessione nell'andamento demografico. Grave problema era rappresentato dalla produzione monoculturale, la cui mancata produzione di un anno creava carestie. Nel settecento se ne verificarono tre e per farvi fronte fu chiamato Agesilao Bonanno, che prese possesso di San Biagio nella seconda metà del Settecento in qualità di Vicario per la incetta dei frumenti.
La famiglia Bonanno provvide a garantire un governo del paese più stabile. Ma la decadenza delle famiglie nobili siciliane non risparmiò neanche quella del signore di San Biagio, che trasferitosi nella villa della Noce a Palermo, con una serie di contratti redatti alla fine del '700 consegnò in gabella tutti i possedimenti.
Il 1812 segna la fine della feudalità. Infine il piccolo centro divenne possesso della famiglia Gioeni dei Principi di Petrulla e dei Duchi D'Angiò.
Sito su un altopiano fra le due vallate dei fiumi Platani e Turvoli, San Biagio Platani si distingue per la cospicua produzione di cereali, olive, mandorle e pistacchi il cui avvento si ebbe probabilmente a metà del 1800.

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