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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?


(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)






Ad appena 16 chilometri da Agrigento, alle falde del monte San Marco, nella regione collinare tra i fiumi Platani e Salso, si estende il centro di Aragona, un tempo, rinomata zona di miniere di zolfo.
La fondazione di Aragona risale agli inizi del 1600, per volontà del
Le origini e la storia di Aragona sono strettamente legate al feudo Diesi e alla famiglia Naselli che venne in possesso del feudo il 6 ottobre 1499 in seguito al matrimonio di Baldassare I Naselli, barone di Comiso e Isabella Montaperto, la quale portava in dote i feudi Diesi, Brucali e Macaluba.
I Naselli hanno avuto la loro origine nella Lombardia e furono potentissimi nella città di Milano. Perriconio Naselli passò in Sicilia sotto il Re Federico II nel 1298, il quale in ricompensa per i servigi militari ebbe dal re alcuni feudi nel territorio di Butera ed entrò a far parte della nobiltà siciliana.
Aragona fu edificata con i criteri urbanistici tipici dell'epoca che comprendevano una geometria di maglie viarie regolari delimitanti ampi isolati, all'interno dei quali si sviluppavano un po' disordinatamente vicoli, abitazioni asimmetriche con cortili e scale.
Ma questa piccola confusione urbanistica era ancora a "misura d'uomo" se confrontata con le successive ondate edilizie che hanno riempito di case nuove intere zone del paese mutandone in parte il contesto storico-ambientale.
Naselli, marito di Donna Beatrice Tagliavia Aragona Branciforti, cercò di completare la costruzione del paese senza riuscirvi. Il nuovo centro abitato fu definitivamente costruito dal figlio Baldassarre Naselli che il 7 gennaio 1606 ottenne dal viceré Lorenzo Suarez la "licentia populandi", confermata poi dal re Filippo II il 31 dicembre 1606.
Nacque così il nuovo centro abitato che prese il nome della madre del suo fondatore (Donna Beatrice Aragona Tagliavia Branciforte) e si sviluppò in sintonia con la famiglia Naselli. Le prime notizie del feudo Diesi in cui sorge Aragona si hanno alla fine del secolo XIV allorché risultava iscritto nei registri dei Baroni di Federico Il sotto il nome di Casale Diesi. Nei primi decenni del 1300 appartenne a Mariano Capace che lo vendette a Nicolò Abate.
Questi a sua volta, nel settembre del 1372, lo vendette a Rinoldo Bonito che ne fu spodestato per la sua ribellione al re Martino e passò a Raimondo Montecatino. Il feudo passò quindi a Guglielmo Ventimiglia, il 2 Luglio 1395, e dopo 22 anni pervenne ad Antonio Bonito.
Alla sua morte il feudo passo alla figlia Margaritella, dalla quale nacquero Pietro Antonio, morto nel 1516 senza eredi, e Isabella che il 6 ottobre 1499 sposò Baldassarre Naselli portandovi in dote il feudo Casale Diesi.
Con questo matrimonio il feudo a cui è legata l'origine di Aragona, passò ai baroni Naselli che lo conservarono fino all'estinzione del ramo maschile della loro famiglia nel 1862. Molti sacerdoti aragonesi stimolati dall'atteggiamento favorevole del vescovo Mons. Loiacono manifestarono nell'occasione le loro idee patriottiche incitando alla rivoluzione.
I fratelli Giulio e Salvatore Di Benedetto, animatori del movimento, appresa la notizia dell'insurrezione di Palermo inalberarono il vessillo tricolore nella Chiesa del Rosario, mentre una gran folla si accalcava in piazza gridando viva Pio IX, viva la rivoluzione.
Fu costituita la guardia nazionale alla quale aderirono, oltre ai fratelli Di Benedetto, anche Giuseppe Guerrera, Don Antonio Magiordomo, il Dott. Alfonso Calleja e il Barone Antonio Rotulo.
A presiedere il Comune fu nominato Antonio Magiordomo mentre Baldassarre Naselli veniva nominato rappresentante del parlamento generale di Sicilia.
Fallita la rivoluzione, tornarono i Borboni ed ebbero inizio le persecuzioni. I fratelli Di Benedetto furono messi in carcere per 11 mesi mentre la loro famiglia fu sottoposta a continue vessazioni. Dal 1900 circa un gruppo di miniere site nel territorio di Aragona in contrada MINTINI si consorziarono fra di loro in modo da formare un complesso industriale. Verso la fine dell'ottocento in tale gruppo di miniere operò Stefano Pirandello sia come commerciante sia come produttore di zolfo attraverso un contratto di gabella che stipulò con il principe di Aragona.
La miniera Taccia-Caci fu fonte di notevole guadagno per la famiglia Pirandello, ma anche causa del dissesto finanziario che compromise la salute mentale della moglie dello scrittore Donna Antonietta Portolano, e che ritorna variamente nelle sue opere, determinando che la vocazione alla letteratura diventi scelta obbligata, il mezzo per procurarsi da vivere e far quadrare il bilancio familiare.
Alla fine dell'800 per opera del Sac. Vincenzo Gandolfo venne fondata la Cassa Rurale per aiutare i contadini con prestiti al tasso dell'8,5%. Nel 1901 un convegno interdiocesano stabilì che la Cassa Rurale doveva esclusivamente servire ad agevolare il piccolo credito agricolo.
L'ultimo conflitto bellico coinvolse direttamente il centro urbano; anche se in modo marginale e per qualche episodio sporadico.
Aragona, infatti, fu sede di distaccamenti del decimo reggimento bersaglieri e del cinquantottesimo fanteria per cui durante l'avanzata dell'esercito anglo americano si ebbero dei combattimenti nella località di "Passu Funnutu" e alcuni bombardamenti nel centro urbano di limitata importanza per la scarsa resistenza opposta all'avanzata nemica. Nei dintorni di Aragona, esistono piccoli tesori d'arte abbandonati o ambienti naturali quali la Torre del Salto d'Angiò, le antiche miniere di zolfo, il grande "blob" del Maccalube, che certamente possono affascinare il turista.
Nella Cripta sotto la chiesa del Rosario, nel 1997 è stata allestita una mostra permanente del Tesoro della chiesa con l'esposizione di dipinti,ori e argenti, documenti e paramenti tra cui splendidi ostensori e un deliziosa urna argentea per la reliquia della Sacra Sindone.
Se il Duca Santo del Gattopardo Giulio Tomasi di Lampedusa, fondatore di Palma, aveva ottenuto dai Savoia una Sacra Sindone, copia estratta dal vero originale di Torino l'anno 1656, per la chiesa del Calvario e oggi conservata presso il Collegio di Maria di Palma, nel 1684, a sua volta, il principe di Aragona Baldassare IV Naselli, la cui figlia Melchiorra nel 1669 aveva sposato il figlio di Giulio Ferdinando I Tomasi, ottenne un frammento del sacro lenzuolo. L' argentiere palermitano Giacinto Amodei modellò questo piccolo ma geniale gioiello, dove l'invenzione architettonica delle cornici e dell'intero impianto ben si armonizza con la presenza di eleganti figurine quali gli angeli reggenti, richiamanti le cariatidi, o le figure simboliche, ben collocate ad arricchire gli angoli. Il tutto trova la sua conclusione più indovinata nella raffinata statuetta dell'Ecce Homo piena di movimento e di grande pathos.

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