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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?


(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Il territorio di Donnalucata ha visto la presenza umana, fin da tempi antichissimi, ed in particolare di una delle prime popolazioni siciliane: i Sicani; testimonianze di ciò (strade e tombe) sono state ritrovate in contrada Maestro.
Pindaro nelle Olimpiche la descrive come luogo selvaggio e affascinante, e le cui popolazioni erano dedite per lo più alla pastorizia e alla lavorazione della selce.
Si narra della presenza di un grandioso tempio dedicato alla Dea Diana, del quale non è stato mai individuato il sito, ma che si pensa si trovasse nei pressi della fonte similmente a quanto avviene per la fonte Diana a Comiso.
Vi sono notizie,ma anche e queste non confermate , della presenza di una fonte sacra a Cerere in età greca, sulla marina, con alta probabilità laddove ancora oggi vi è una sorgente sulla spiaggia di Micenci. Tale sorgente era protetta da un muretto per evitare che il mare o la sabbia la invadessero, come accade oggi, nonché da almeno due soldati di guardia.
Sostiene il Pluchinotta che la spiaggia fosse conosciuta già da tempo perché vi si teneva un importante mercato di schiavi a cui era stato dato inizio dai fenici, i quali si recavano sulle coste donnalucatesi anche per la raccolta del corallo che abbondava in quel periodo e sino al XVIII secolo.
Scrive riguardo alla fonte l'abate Amico: "Enim duo sunt fontes, uti Aretius declarat et carissime vel in littore stantes, vel e proximo magnifica turri eiusdem nomini, que in tumulo exurgit, prospicientes advertunt qui fontem Cereri sacrum fuisset et circa illum Cerealia olim celebrata, antiqua superstizione tradivit.
La seconda fonte a cui fa riferimento l'Amico è secondo alcuni da identificarsi nel fonte di S. Lucia, mentre per altri era una fonte che emetteva le proprie acque in mezzo al mare.
La presenza di un forte culto nei confronti della dea Cerere non è fenomeno isolato negli iblei se si pensa che anche la vicina Camarina teneva feste in suo onore e l'aveva raffigurata anche sulle proprie monete.
Dagli scritti dell'Abate Amico emerge la grandiosità delle feste cereali che avevano lo scopo di ringraziare la dea per il raccolto; si tenevano nel mese di agosto ed erano caratterizzate da gare di barche (il Pacetto parla di gondole fornite di molti remi che le facevano non correre ma volare in quel mare) e di cavalli.
Sostiene ancora il Pacetto che proprio il forte sentimento dei locali per questa celebrazione ha fatto si che la chiesa di Donnalucata (oggi dedicata a Santa Caterina da Siena) non appena eretta venisse intitolata proprio alla Madonna Assunta.