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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?


(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)






Canicattì è un importante centro agricolo della provincia di Agrigento, sorge allungato su di una collina a 365 metri di altitudine ed è lambito dal fiume Naro.
C'è molta incertezza sulle origini di Canicattì: alcuni vogliono che sia risalente al periodo precristiano, testimoniato dai resti di un insediamento urbano e da una necropoli, presenti anche ruderi di ambienti termali della Roma imperiale nella zona di Vito Soldano; altri, invece, affermano cha la sua nascita sia da collocarsi nel periodo della dominazione araba.
Il geografo arabo Edrisi cita la zona su cui sorse il paese con la parola "Al Quatta" (tagliatore di pietra). Si conosce, infatti, l'esistenza di molti casali arabi che sorgevano nel territorio. Su due di questi casali, KHANDAG-ATTIN e AL QATTA' (rispettivamente Fossato di argilla e Fonte del Tagliatore di pietra), è stata disegnata la città che cominciò ad assumere la propria conformazione urbana solo dopo la conquista normanna nel territorio agrigentino.
Dopo la fine della dominazione araba esiste nella storia di Canicattì un vuoto di circa tre secoli nella documentazione. Si sa, però, che la città venne rifondata dal nobile Salvatore Palmeri (1089). Non ebbe, però, grande importanza questo piccolo centro dell'entroterra; e, infatti, non si fa più cenno ad esso se non nel 1393 quando risultò signore di Canicattì Luca Formoso, che prese parte alla congiura di Andrea Chiaramonte contro il Re Martino.
Bisogna attendere il 1400 per trovare, su un documento notarile, la denominazione Candicattini", dal latino Candicattinum, nome dato ad un piccolo torrente fangoso che attraversava il feudo e la valle.
Dal 1404 entrò a far parte della Comarca di Naro e, in questo periodo, venne favorito l'incremento del paese, che si trasformerà in Comune il 3 febbraio 1467, quando il Vicerè Lope Ximenes concesse al milite Andrea De Crescenzo la "licenza populandi" ovvero la facoltà di ampliare i confini territoriali della Signoria e di popolarlo con gente sia "regnicola" che "estera", inoltre gli fu data la possibilità di recingere l'abitato con opere di difesa ed il diritto di amministrare la Giustizia sia Civile che Criminale (Mero e Misto Imperio).
Con Calogero Bonanno, genero di De Crescenzio, dal 1507 in poi, iniziò per la città un periodo di sviluppo crescente.
Un secolo dopo, la popolazione di Canicattì superava già le 1700 unità e la città venne abbellita dal Duca Giacomo I Bonanno Colonna che dal 1619 al 1636 incrementò l'edilizia civile, promosse interventi urbanistici con la "passeggiata" che conduceva a Naro e con la costruzione delle tre monumentali fontane di Borgalino, dell'Acquanuova e del Nettuno (detta "la funtana di Petreppaulu").
Contribuì inoltre, quasi totalmente, all'edificazione della Chiesa dello Spirito Santo e del Convento dei Minori Osservanti e alla costruzione di giardini,; e si insediarono molte nuove nobili famiglie e diversi ricchi borghesi, che emergeranno sia economicamente che politicamente nel XVIII secolo. Alla fine del 1600 si consolidò il culto a San Diego.
Sempre durante la baronia dei Bonanno venne costruito il Monastero delle Benedettine (la Badia con l'attigua Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo). Col passar degli anni, però i Bonanno acquisirino diversi titoli nobiliari che li impegnavano a stare per molto tempo lontani da Canicattì e così alcune famiglie nobili canicattinesi si appellarono alla Corte Civile, adducendo come abusivi vari diritti feudali vantati dai Bonanno, perché non convalidati dalla Commissione Regia.
Iniziò così per Canicattì un periodo di lotte e concessioni finché nel 1804 il Barone Giuseppe II Bonanno rinunciò a buona parte dei diritti feudali. Con l'approvazione della Costituzione del 1812 da parte del Parlamento Siciliano, crollava definitivamente l'edificio feudale, corroso ormai dall'evolversi dei tempi.
Canicattì acquistata la sua autonomia fu molto avvantaggiata dalle norme del nuovo ordinamento, ma l'esiguità estensiva del suo territorio e per le carenze amministrative storicizzate, non ottenne i benefici auspicati, come quello di ottenere un'adeguata Circoscrizione Territoriale.
Nel 1818 i Bonanno lasciarono Canicattì e la baronia fu data in enfiteusi perpetua, per un canone di 1700 onze, al Barone Gabriele Chiaromonte Bordonaro. Dopo i moti del 1820 sedati dall'arrivo in città di milleduecento soldati, l'ordine pubblico regnava anche se cominciavano a sentirsi lontani e blandi echi patriottici, subito smorzati, di qualche canicattinese iscritto alla Carboneria.
Nel 1832 un'invasione di cavallette distrusse tutto il raccolto nelle campagne mentre nel 1837 scoppiò il colera che causò 957 decessi in due mesi. Fu proprio per quest'ultimo motivo che Re Ferdinando II visitò la Sicilia e nel 1838 si recò a Canicattì ospite del Barone Bartoccelli.
Il 17 febbraio 1844 fu data con Sovrano Rescritto, l'approvazione di definire la nuova Circoscrizione Territoriale. Fu allora che vennero assegnati al territorio di Canicattì i feudi di Cannarozzo, dei Gulfi, della Balata dei Russi appartenenti allora al territorio di Naro, la tenuta di Giardinelli del territorio di Agrigento e le tenute di Graziano e di Corrici del territorio di Caltanissetta.
Nel gennaio del 1848 Palermo insorgeva contro i Borboni incitando tutta la Sicilia alla rivolta. Canicattì aderì all'iniziativa che, però, fallì e così la città si mostrò ulteriormente fedele al Re mandando a Napoli una rappresentanza che dichiarò al Sovrano fedeltà ed ubbidienza.
Successivamente, con lo sbarco dei Mille Canicattì venne annessa al resto d'Italia. Alla fine del XIX secolo, Canicattì era considerato uno dei primi comuni della provincia, sia per il numero degli abitanti, sia per la ricchezza prodotta dall'agricoltura. All'inizio del nuovo secolo era già un importante centro commerciale verso cui confluivano molti paesi del circondario. Nel gennaio del 1905 fu inaugurato il Teatro Sociale, il cui progetto è attribuito all'Architetto Ernesto Basile e nel 1914 fu aperta la Via Cesare Battisti che da letto del torrente divenne un'importante arteria cittadina.
Nella Prima Guerra Mondiale morirono trecento canicattinesi e proprio nel 1915 scoppiò una crisi che provocò tumulti per il brusco aumento dei prezzi dei generi alimentari. Nel 1922 fu fondata "La Martorana" una società elettrica privata che per oltre quarant'anni garantì alla città l'energia elettrica necessaria.
Durante la Seconda Guerra Mondiale Canicattì venne bombardata più volte fino al luglio del 1943.
Nel corso degli anni, Canicattì si è fortemente sviluppata venendo ad assumere la moderna fisionomia di strategico nodo stradale e ferroviario. Per quanto riguarda l'economia, cospicua è sempre l'agricoltura e negli ultimi decenni, la zona di Canicattì è una delle zone vinicole più conosciute in Europa. I vigneti hanno portato lavoro e ricchezza, come si registra dal buon incremento del reddito medio pro-capite e dai numerosi villini.

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