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:: Ravanusa » La storia

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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?


(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)






Ravanusa sorge a 320 metri sul livello del mare adagiata su un fertile pendio, alle falde meridionali del monte Gibbesi. Dista 55 chilomelri da Agrigento. Ha una popolazione di circa 16 mila abitanti e vi sono diverse aziende agricole ed artigianali e un discreto patrimonio zootecnico. Vanta una grossa produzione di uva della varietà detta "Italia", ma anche di uva da mosto, mandorle e olive. Spiccato è l'allevamento di ovini, bovini e caprini grazie alle numerose aree adibite a pascolo. Tipica è la lavorazione artigianale di oggetti in legno e ferro.
STORIA
Le numerose grotte che si trovano nel territorio della Bifara della Grada e di Fiumarella, testimoniano che il territorio circostante il nucleo urbano di Ravanusa risultava abitato sin dal X-IX secolo a.C.. Reperti archeologici, come vasi e monete preziose, risalenti al periodo greco-romano e i resti di un tempio greco, fanno collocare in tale periodo la discendenza del nome del piccolo nucleo: infatti lo storiografo greco Tucidide, ci rende noto nelle sue "Storie", che un primo nome assegnato all'originaria Ravanusa era quello di Maktorion.
Ma in seguito lo storico greco Diodoro Siculo, nato nei pressi di Enna, ci fa conoscere un piccolo nucleo nelle vicinanze del monte Saraceno, chiamato Kakiron la cui polis fiorì tra il 700 a.C., e il 300 a.C., per poi essere distrutta a causa, probabilmente, della prima guerra punica, che vide come teatro di lotte, proprio la Sicilia.
Un secondo momento della storia ravanusana è dato dal periodo bizantino e arabo, del quale non ci è rimasto niente se non l'influenza nel dialetto. Per alcuni storici Il nome Ravanusa deriverebbe dal greco bizantino Rafanusa che significa "ricco di verdure". Questo periodo parte dal V secolo e arriva all' XI secolo.
A questo punto si fa risalire la vera origine di Ravanusa, fondata nel 1086, ad opera di Ruggero d'Altavilla e si intersecano varie leggende sull?origine del suo nome.
Si racconta che il paladino Orlando era venuto in Sicilia a liberare una giovane caduta nelle mani di un temibile Sultano. Durante le ricerche si trovò senza acqua e molto assetato. Non trovando alcuna fonte, rivolse una preghiera a Dio e miracolosamente sgorgò una copiosa fonte d'acqua limpidissima. Il paladino battezzò quella zona con il nome di Rivinuta, acqua rinvenuta.
Alcuni storici sostengono che il paladino non fosse altro che lo stesso sovrano Ruggero d?Altavilla che, venutosi a trovare ai piedi del monte, dopo l'ennesima battaglia contro i saraceni, ebbe la visione della Madonna che gli indicò l'albero di fico, col quale gli uomini si dissetarono, e sconfissero gli avversari. Per ringraziare la Madonna del buon esito della battaglia, eresse una chiesetta, dove si riunirono le famiglie delle zone circostanti.
Altri studiosi ,infine, designano in Salvatore Palmeri, il cugino del sovrano normanno Ruggero, colui che assediò e distrusse la fortezza araba, presieduta dall'emiro Mulciabile Mulè e dalle cui ceneri sorse Ravanusa.
Si racconta di uno scontro epico tra l'emiro e il condottiero Palmeri: gli Arabi erano in ritirata dopo la sconfitta a Naro quando vennero assaliti da Palmeri e dai suoi ottanta cavalieri. I saraceni opposero notevole resistenza dentro le mura della fortezza. Ma Mulciabile Mulè venne accusato di viltà perchè rimaneva a combattere dentro le mura. Allora l'emiro uscì per sfidare ad armi pari e in duello il Palmeri. Il normanno ebbe la meglio e presentò la testa dell'emiro, dopo averla recisa, al Conte Ruggero, che donò al Palmeri la propria spada e gli concesse in perpetuo dominio "Castra el fortilitia quae habebal dictus Mulciabilis Mulè" .
Nel 1452 Giovanni Andrea Crescenzo, che possiamo considerare il padre fondatore della Ravanusa religiosa e civile, chiese a re Alfonso il Magnanimo l'autorizzazione a fabbricare un magazzino e un'osteria nel feudo di Ravanusa che aveva ricevuto in dote dalla moglie.
Il vescovo mons. Domenico Xart concesse la fondazione di un monastero dove vennero chiamati i canonici di S. Giorgio in Alga. Giovanni De Crescenzo ottenne inoltre da Alfonso il Magnanimo che il feudo di Ravanusa fosse elevato da semplice a nobile e gli fosse concessa la giurisdizione civile e criminale.
Questo avvenne il 30 dicembre del 1472. Ravanusa quindi ha una sua chiesa, un signore, un fondaco - albergo e i canonici.
Diversi secoli dopo, la baronia venne acquisita dalla famiglia Bonanno, e Giacomo Bonanno duca di Montalbano, nel 1616, ottenne la"licentia populandi" ossia la licenza di popolare il feudo e, pertanto, fondò il borgo di Ravanusa.
Il feudo rimase alla famiglia Bonanno sino al 1812, anno dell'abolizione della feudalità.
Un'altra tappa della storia di Ravanusa ci è data dalla fondazione della Chiesa Madre. Fu proprio don Giacomo Bonanno Colonna che nel 1621 con una solenne assemblea di popolo promulgò la liberazione di Ravanusa dalla feudalità di Licata e chiese al vescovo mons. Trama l'autorizzazione a costruire una chiesa più grande di quella della Madonna del Fico. La chiesa venne costruita nel 1632 e nello stesso anno venne proclamata Chiesa Madre.
Nel frattempo Ravanusa si è accresciuta, ha un'amministrazione comunale indipendente e i suoi giurati. L'abate Rocco Pirro afferma che Ravanusa nel 1617 ha 85 famiglie, 250 abitanti che orbitano attorno alla chiesa della Madonna del Fico che si pensa sia caduta in rovina per incuria nel I 840. La chiesa Madre fu dedicata a S. Giacomo in onore del fondatore.
Ravanusa continua ad ingrandirsi e ad affrontare tutte le difficoltà e i problemi dei contadini. I baroni si susseguono e, secondo la loro disponibilità, migliorano o peggiorano le condizioni della povera gente. A tal proposito Ferdinando Lauricella dà un elenco minuzioso e preciso di tutti i baroni che governarono la nostra terra. L'amministrazione baronale si interruppe nel 1806 quando Ferdinando III di Borbone abolì i privilegi baronali.
Nel 1873 Ravanusa conta ben 7652 abitanti e nel 1900 saranno 12110. Con il nuovo secolo il paese vive i problemi di tutte le realtà comunali del meridione. La miseria spinge i contadini a cercare fortuna oltre oceano e molti emigrano in America. Si diffondono intanto le idee socialiste e la chiesa dopo la Rerum Novarum si inserisce nel sociale cercando di venire incontro alle esigenze dei poveri. Nascono le casse rurali, i movimenti cattolici e socialisti. Il paese affronta le due guerre e l'emigrazione del secondo dopoguerra porta i nostri contadini, clandestinamente, in Francia e in Germania.

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