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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?


(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)






Il nome è composto da "rocca" e "amena",parole pronunciate da un principe a sottolineare la bellezza del paesaggio. Il paese sorge in una zona collinare interna, alle pendici meridionali del monte Rocca del Signore.  Situato presso il fiume Belice, si trova a 450 metri sopra il livello del mare. 
Non sono note le vicende storiche che hanno caratterizzato il comprensorio di Roccamena nelle età più antiche. Le prime notizie storiche certe risalgono al XVIII secolo, periodo in cui il paese venne fondato come borgo feudale da Giuseppe Beccadelli, marchese di Sambuca e principe di Camporeale.
Il borgo rimase in possesso della famiglia Beccadelli, dei marchesi di Salaparuta sino al 1846, anno in cui relizzò la sua autonomia comunale. 
Sorge su una delle tenute aggregate al feudo della Sparacia, che faceva parte dell'immenso patrimonio dei Gesuiti. Il territorio, dopo l'espulsione di questi ultimi (1767) e l'esproprio dei loro beni, rientrò nel piano di riforme volute da Bernardo Tanucci (Ministro di Ferdinando IV, re delle Due Sicilie), mirante a favorire la ridistribuzione dei possedimenti ex gesuitici in favore dì piccoli proprietari.
Nel 1779 don Gaetano Morales, prestanome di Giuseppe Beccadelli, acquistò tra gli altri anche il feudo di Sparacia e nello stesso anno il principe, ottenuta la "licentia populandi", avviò la costituzione di diversi centri abitati, tra cui il villaggio di Roccamena. Questa denominazione sembra che deriva dall'esclamazione del principe: "Che rocca amena" perché colpito dalla bellezza del paesaggio, caratterizzato da asperità rocciose che qua e la sembrano affacciarsi in varia guisa dalla rotondità della collina su cui il centro, tuttora in gran parte, sì erge.
Il centro si sviluppò intorno ad un nucleo "Le Quattro Case" da identificarsi, forse, con le antiche abitazioni che sorgono a monte del nucleo urbano nel quartiere omonimo. Il primo registro parrocchiale risale al 1798, data a cui si fanno risalire, per tradizione, i natali di Roccamena. Poco documentata è invece la storia del villaggio fino al 1833, anno in cui divenne frazione di Corleone.
Come già detto il 28 novembre 1846, con Regio Decreto, il villaggio fu elevato a Comune e gli furono assegnati come territorio alcuni ex feudi, ma la piena autonomia gli fu riconosciuta con una ministeriale del Ministero dell'Interno, il 18 giugno 1998.
Il nuovo Comune dipendeva dal circondario di Corleone e dalla diocesi di Monreale.
L'ubicazione stessa dì Roccamena rappresenta una valida testimonianza dell'importanza che il suo territorio ha avuto nel passato, infatti il paese sorge fra i due rami del fiume Belice, conosciuto in passato col nome di Crimiso, dove nell'anno 342 a.C. si combatté la famosa battaglia guidata dal condottiero greco Tìmoleonte.
Nel territorio di Roccamena insiste un interessante sito archeologico posto su Monte Maranfusa, una grande rocca ben difesa naturalmente da pareti a precipizio su tutti i versanti e sulla cui sommità si possono ammirare i ruderi di una fortezza, il castello di Calatrasi, che il geografo e viaggiatore arabo Idrisi, nel suo "Libro di re Ruggero" descrive in questi termini, "castello appariscente e fortilizio primitivo e valido da farvi affidamento...", e che testimonia la presenza mussulmana nella Valle del Belice.
Ma numerosi altri ritrovamenti archeologici venuti alla luce durante le campagne di scavi effettuate dalla Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali negli anni 1980/1990, testimoniano l'esistenza di un fiorente centro indigeno, probabilmente elimo, ellenizzato intorno al VI secolo a.C.
Poco più a valle, stagliatesi in un suggestivo scenario naturale, si può ammirare lo splendido ponte Calatasi detto "Ponte del Diavolo", risalente alla seconda metà del XII secolo d.C. e caratterizzato da una bellissima arcata a sesto acuto e che costituisce uno dei più importanti e meglio conservati esempi di architettura araba della zona.
Questo notevole ed importante parco archeologico, fino ad ora poco noto e sfruttato, costituisce una delle più importanti "sfide" che l'Amministrazione Comunale ha con convinzione lanciato per risollevare le sorti economiche e culturali di questo piccolo centro da troppo tempo relegato in un pressoché totale isolamento.
In tale direzione ci si sta muovendo per inserire questo patrimonio storico-culturale, più volte oggetto di importanti studi effettuati dall'Università e dalla Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Palermo, in un più ampio circuito storico-turistico a livello provinciale e comprensorio e comprendente anche altre emergenze storico-archeologiche vicine alla nostra come Entella, nel territorio dì Contessa Entellina, Jaitas a San Giuseppe Jato, Città Vecchia a Corleone.
Tutto ciò avverrà anche sfruttando le risorse progettuali ed economiche offerte dal "Patto Territoriale per l'Occupazione Alto Belice Corleonese" di cui Roccamena fa attivamente parte e che potrà rappresentare una fondamentale occasione di sviluppo economico ed occupazionale soprattutto mediante l'attuazione di un serio e credibile progetto per l'incremento del turismo.

ECONOMIA

Oggi Roccamena è un tranquillo paesino di circa duemila abitanti che fonda la sua economia sull'agricoltura (vite,ulivo,cereali e soprattutto sulla coltura del melone bianco) e la zootecnia, che soprattutto d'estate richiama numerosi visitatori grazie ad un nutrito programma di manifestazioni culturali e di intrattenimento patrocinate e promosse dall'Amministrazione Comunale.Nella lavorazione artigianale sono tipici i prodotti realizzati in legno e ferro.

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