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:: Campofiorito » La storia

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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?


(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)






Campofiorito (Campuciurutu in siciliano)
Dagli studi eseguiti e dai reperti che arrivano a noi, risulta evidente che nei pressi del caseggiato dell'ex-feudo Conteraineri, nella zona detta "lu grammaritaru", vi fosse stato un paese, esistito anche durante la dominazione greca. In tale zona si notano alcuni tratti di mura a fior di terra, che forse dovevano cingere il paese, e una necropoli, venuta alla luce nel 1951. Oggi la zona del "grammaritaru" si estende per 18 ettari, ma il paese in origine doveva essere molto più grande, estendendosi a sud-est sino ai piedi di un'altura dove ancora si notano i resti di un vecchio castello, che ha dato il nome alla località di "Castellaccio". Le mura di questo castello presentavano delle feritoie in corrispondenza di Tricola (Caltabellotta), del castello di Entella, di Jato e di Corleone.
Nel periodo romano la città che sino ad allora si chiamava Thuryrium cambiò nome in Villanovam, forse perchè popolata da servi della gleba.
Con l'avvento della denominazione bizantina, l'importanza che la città aveva ricoperto in epoca romana venne a cessare, tanto che quando venne occupata dagli Arabi era ridotta a un piccolo paesino con il nome "Ballan?ba", patria di un noto poeta arabo di Sicilia il cui Canzoniere (Díwán ) è stato studiato dal grande arabista Umberto Rizzitano, ordinario a Palermo nella seconda metà del XX secolo di Lingua e Letteratura araba.
Successivamente la città prese il nome di Bellanova".
Nel 1176 Bellanova, col castello Calat-et-Tariq (Tori) veniva assegnato alla chiesa di Agrigento, mentre nove anni dopo Guglielmo il Buon l'assegnava all'Arcivescovo di Monreale. Morto Guglielmo il Buono, i Siciliani di religione cattolica cominciarono a perseguitare i Musulmani e, questi si internarono verso il centro della Siciliana Occidentale.
Nel 1208, quando Federico II di Hohenstaufen divenne maggiorenne, i Musulmani invasero il corleonese e la zona di Bellanova. Nel 1243 i Saraceni, irritati dai sopprusi subiti, risalirono i monti e si fortificarono a Jato e ad Entella e forse a Tori. La lotta durò tre anni e nel 1246 furono presi per fame. Federico II distrusse Bellanova e tutti i suoi abitanti vennero trasportati a Lucera nella Puglia, dove vissero fino al 1333, dopo di che si confusero col popolo abbracciando la religione cattolica. Alcuni si spostarono verso Corleone,che da casale divenne "popolosa terra", altri invece verso l'odierno Campofiorito, dando origine a Casale Bellanova.
Le origini storiche di Campofiorito trovano ampie e significativie dimostrazioni nei numerosi reperti archeologici che sono stati rinvenuti nelle zone di Monte Castellaccio e di Conteranieri.
Storici e archeologi hanno da sempre scritto di tali ritrovamenti e su di essi sono stati eseguiti degli approfonditi studi, che hanno, per altro, permesso di ricostruire le origini storiche sin dai lontani tempi delle colonizzazioni. La località di Campofiorito è ricca di attestazioni fisiche e culturali del passaggio di diverse etnie, per non ultima quella albanese, che si sono mescolate e sovrapposte tra loro, edificando e modificando costantemente la fisionomia di questa zona e lasciando a noi numerosi reperti e segni di storia. I reperti rinvenuti sono frutto di semplici ritrovamenti, da parte di contadini e cacciatori, ma anche di approfonditi studi e ricerche.
Attraverso un complesso giro di eredità, compravendite e successioni, il Casale Bellanova passò al principe Stefano Reggio, a cui fu concessa l'investitura il 5 dicembre 1698.
Quando, però, dopo la metà del 700, suo nipote, il principe Stefano Reggio-Gravina, pensò di servirsi dello "jus aedificadi" del 1452 per costruire su quelle terre un nuovo paese, dovette fare i conti con la ferrea opposizione dei notabili di Corleone e Bisacquino, che non riuscivano ad accettare la nascita di un nuovo agglomerato urbano in concorrenza con i loro.
Reggio avrebbe potuto costruire il suo paese, pagando però un indennizzo alle due città vicine. Lo "jus aedificandi", concesso da Alfonso d'Aragona tre secoli prima, quindi, consentì al principe dì avere la meglio, contro le stesse disposizioni giuridiche del tempo, che vietavano la costruzione di nuovi paesi che distassero meno di sette miglia da altri centri urbani.
Stefano Reggio-Gravina ebbe così via libera per realizzare l'ambizioso progetto di riunire sotto la sua proprietà il feudo Batticani e il feudo Scorciavacche.
In un primo momento il principe chiamò la cittadina in costruzione "Santo Stefano Reggio".I lavori di costruzione ebbero inizio nel 1768, primo giorno di primavera: una data probabilmente non casuale, che voleva avere un significato bene augurale. Le prime case, tutte di eguali dimensioni. Nell' asse culminante con la collinetta del Calvario, a circa 700 m sul livello del mare, fu costruita la piccola chiesa di Santo Stefano, protettore del paese.
Per popolare il nuovo paese il principe emanò un bando, promettendo la concessione gratuita del terreno dove costruire la casa e il pagamento di lievi censi per gli appezzamenti di terreno concessi in enfiteusi. Dai paesi del circondario, allora, arrivò tanta gente, attratta dal miraggio della casa e del lavoro. Già nel 1798, Campofiorito contava 775 abitanti, fino ad arrivare - negli anni '50 - a 2.500. Dopo le ondate migratorie degli anni '60, però, gli abitanti si stabilizzarono temporaneamente ai 1700.Cifra che tuttora continua a scendere. Testimonianza della presenza del principe è la chiesa di Santo Stefano, che sorge in via Calvario. All'interno della chiesa vi si conserva anche una lapide in marmo con iscrizioni latine, rinvenuta nel 1935, fatta incidere probabilmente dallo stesso Stefano Reggio.


ECONOMIA

Nel settore agricolo, si ricordano i seguenti prodotti: cereali, olive, legumi e mandorle.
Sono presenti allevamenti di caprini e ovini; attivo è anche la lavorazione artigianale della pietra.

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