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:: Marineo » La storia

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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?


(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)






Ubicato a ridoso della Valle del fiume Eleuterio, a 550 metri sul livello del mare, Marineo è un paese della provincia di Palermo, che si estende su una superficie di 33 chilometri quadrati. Il centro abitato, dalla storia molto antica, è sovrastato da una imponente rupe, la Rocca, detta anche Dente canino della Sicilia o Tomba di Polifemo (una formazione montuosa composta da calcare su cui sono presenti specie vegetali molto rare e protette, come l'Iris dal gambo corto). Nel 2003 sono stati effettuati sulla Rocca dei lavori di consolidamento di alcuni costoni rocciosi cofinanziati dall'Unione Europea.
L'origine di Marineo risale all'VIII-VII secolo a.C. quando il paese era un insediamento indigeno in contrada Montagnola, un altro rilievo montuoso su cui sono stati trovati i resti di un'antica città: Makella, e Pizzo Parrino dove periodicamente si effettuano campagne di scavi.
In quel tempo, a causa dell'influenza di civiltà come Fenici, Greci e Romani, si riuscì a determinare una ricchezza di cultura ed un'arte ancora testimoniata dai reperti archeologici che si vanno man mano trovando. Molti dei reperti rinvenuti sono conservati nel museo civico. Tra questi, un prezioso cratere siceliota del IV secolo a.C; una scodella arcaica e un intero corredo tombale della stessa epoca, ed inoltre brocche e anfore greche, reperti del periodo romano, bacini arabo-normanni e lucerne invetriate medievali.
In seguito anche Bizantini, Arabi, Normanni e Svevi si stabilirono e passarono sulla Montagnola.
Nel 1549 il paese fu fondato e costruito nella locazione attuale, a seguito di licenzia populandi concessa a Francesco Maria Beccadelli Bologna barone di Cefalà e di Capaci. La famiglia Bologna costruì il Castello e le prime 300 case, incoraggiando la costruzione della Chiesa Madre, del Convento e del monastero Olivetano. Successivamente ai Bologna subentrò la famiglia Pilo, molto sensibile all'abbellimento delle chiese e che contribuì donando molte opere d'arte alla fondazione del Collegio di Maria (posto dall'altro lato del Corso dei Mille rispetto alla Chiesa Madre).
Il 3 febbraio 1553 venne registrato l'inventario dei beni del defunto barone di Cefalà.
Il Castello è un vero gioiello artistico e rappresenta il maggiore monumento storico del luogo. La lapide posta all'ingresso del piano nobile del maniero segna l'anno 1559 come data di edificazione. Dalla torre del castello marinese si gode una vista incantevole: verso ovest è possibile ammirare le incontaminate Gole dello Stretto, scavate dalle acque dell'Eleuterio fra i massicci collinari della Montagnola e del Pizzo Parrino, mentre a nord è possibile scorgere i segni degli antichi insediamenti edificati un tempo lungo il corso del fiume e oggi immersi in una verde distesa di giardini che si estendono sino al mare.
Il nome di Marineo richiama proprio quest'ultimo elemento. E' probabile che rievochi il punto da dove i viaggiatori provenienti da Agrigento avvistavano il "nuovo mare", ovvero il Tirreno. La strada che attraversa il centro abitato è, infatti, fra le più antiche della Sicilia e fu costruita dai romani nella seconda metà del III secolo a.C, durante la prima guerra punica.
La concessione per edificare la nuova terra di Marineo certamente sarà stata utilizzata nel tempo con ampia facoltà e di questo si ha conferma attraverso documenti che attestano gli atti di locazione di terre ed abitazioni già costruite date a censo a numerosi coloni nel 1568 da parte di Giliberto Bologna barone di Marineo; il 3 febbraio 1571 Giliberto vende ad Aloisio Scavuzzo Russo, figlio del notaio Giacomo, il feudo e castello di Cefalà assieme al fondaco, balneas et alias stancias ed al feudo delle Mendole. (Archivio di Stato Palermo, Conservatoria 142, foglio 21).
La famiglia Beccadelli costruì il proprio palazzo nel 1553, su probabile preesistenze, determinando la matrice urbana di Marineo, la tipica morfologia cinquecentesca "la strada dritta" e l'inizio della strada con l'edificio monumentale in fase prospettico. Dal punto di vista della morfogenesi dello spazio urbano il tessuto è a grana media.
Per Vito Maria Amico, nel Dizionario Topografico della Sicilia, invece il nome viene dal latino Marineum, in siciliano Marineu: "Paese fabbricato da Francesco Bologna al tempo del Fazello e precisament nel 1540, sito tra la fortezza di Cefalà e la torre Risalaimi in un poggio verso settentrione; è diviso da vie rette, ornato di casa Baronale, e presenta quasi nel centro la chiese maggiore dedicata a San Giorgio martire sotto la cura di Arciprete. Fu data ai Minori Riformati nel 1570 la Chiesa di S. Maria della Damma che è in somma venerazione ai cittadini, ma di essi poi ai Conventuali sotto il titolo e gli auspicii della Madomma Immacolata. Presentansi finalmente, un collegio di Maria per l'educazione delle fanciulle sotto l'ordine anche dei minori attaccato al tempio di S. Vincenzo Ferreri, e la Chiesa del SS. Crocifisso dei monaci di Monte Oliveto fondata dal sopraccennato Francesco e suffraganea a S. Maria del Bosco. Contansi altre quattro Chiese minori.
Comprendesi Marineo nella provincia com'arca e diocesi di Palermo, e conosce i diritti della prefettura di Sciacca cui recava 13 fanti. Contavansi nel censimento, scorso appena il X lustro della fondazione, 1082 abitanti, e poi 553 case 2327 abitanti nell'anno 1653, e nel 1713 poi 995 case 3150 abitatori che rovaronsi 3739 dalla recentissima numerazione. Ebbesi un tempo il titolo di Contea per privilegio di Filippo II nel 1562 e poi dopo tre ne venne nominato Marchese per diploma del medesimo Re, Giliberto figliuolo del sopraccennato Francesco. Molto ampiamente stendevasi un tempo la signoria di Marineo e comprendeva molti territorii volgarmente detti Feudi ricchissimi per totale ubertà e che riconoscono oggi vari possessori.
Nel censimento di Federico II possedeva Marineo Pietro Formica milite, e ne fruiva del dominio sotto Martino I la nobile famiglia Amodea. L'ottennero i Bologna nel sorgere del secolo XVI, quindi fu il fondatore del paese sotto Carlo V. Francesco Bologna Questore dell'isola, cui succede Conte e Marchese, come sopra dicemmo, il figliuolo Giliberto; fu anche signore di Capaci e di Cefalà e gli succedette Vincenzo, di cui e dei suoi successori dissi altrove sufficientemente presentando la serie dei Conti di Capaci. Si ha il Marchese il potere d' armi, ed occupa l'VIII posto nel pubblico Parlamento del Regno. Sta il paese in 38° di lat. ed in 37° e 15 di log. Sono nominate nel territorio e nel bosco vicino le acque termali appallete di S. Isidoro da una Chiesa a questo santo intitolata".


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