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:: Camporotondo Etneo » La storia

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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?


(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)






Il nome Campurutunnu (in siciliano) venne dato al paese per via della sua conformazione circolare. Dista 13 km da Catania ad un altezza s.l.m. di 450 m sul versante meridionale dell'etna, ai piedi della zona eruttiva dei Monti Rossi.Nel 1863 venne aggiunto l'appositivo Etneo per la vicinanza con il monte Etna.
Le prime notizie storiche sull'esistenza di Camporotondo risalgono al XVI secolo.
A quell'epoca esso costituiva uno dei numerosi piccoli agglomerati rurali ("casali") sparsi lungo il territorio catanese e costituenti un complesso insediativo integrato con il centro urbano di Catania.
Il Fazello, nelle sue "De rebus siculis decades duae" (1560), lo annovera fra quei villaggi noti come "le vigne dei catanesi".
Quando le urgenze finanziarie della Corte spagnola indussero il sovrano Filippo IV ad alienare alcuni dei beni posseduti dal demanio regio in Sicilia, i casali catanesi, e fra essi Camporotondo, si trovarono al centro di un complesso mercato, il cui interesse fu accresciuto dalla possibilità di conseguire, congiuntamente al possesso dei borghi in questione, i titoli nobiliari di principe e di marchese.
La gestione della compravendita venne affidata al cittadino genovese Giovanni Andrea Massa, al quale la Corte conferì l'autorità di potere acquistare "pro nominanda persona" il numero di casali che egli ritenesse opportuno, per poi rivenderli in modo vantaggioso.
Fu così che il 18 aprile 1649 il pubblico notaio messinese Antonio Mare redasse il contratto di vendita con il quale il Massa cedeva Camporotondo ad Antonio Reitano. Il prezzo pattuito per la vendita fu di 2.800 onze.
Nel 1654 esso fu poi acquisito da Diego Reitano, che ottenne il titolo di marchese l'anno successivo. Il territorio fu ricavato in parte da quello della vicina Paternò ed in parte dal patrimonio della città di Catania e fu soggetto alla giurisdizione civile e criminale ("mero e misto imperio") del marchese, ma esentato da ogni sorta di vincolo di tipo feudale.
Negli anni successivi la popolazione del marchesato crebbe in misura considerevole, passando dai 220 "fuochi" (nuclei abitativi") censiti nel 1602 alle 895 unità del 1652 ed alle 1.600 del 1655.
Nel marzo del 1669 l'abitato fu devastato dalla colata lavica dell'Etna, che indusse i residenti a trovare rifugio nella città di Catania, dove in molti decisero di stabilirsi.
Ciò causò un brusco decremento demografico di Camporotondo, che contò, nel 1681, soltanto 593 abitanti.
Il successivo disastroso terremoto del 1693 fece registrare un ulteriore diminuzione della popolazione, che ancora nel 1714 consisteva in 181 unità e che, per tutto il XVIII secolo, fu caratterizzata da un lieve incremento (370 abitanti nel 1737 e 565 nel 1798). Ricostruito non lontano dal primitivo luogo, Camporotondo fu soggetto prima al Principe di Paternò e poi al municipio di Catania.
Tornato ai Reitano nel 1706, fu poi per successione di Francesco Natali che conseguì il titolo di marchese nel 1730. Successivamente appartenne alla stessa famiglia fino ai primi anni del XIX secolo.
A seguito dell'abolizione della feudalità (1812) e delle riforme amministrative borboniche del 1816-19 Camporotondo divenne Comune autonomo.
I nuovi amministratori, ritenendo che nel territorio comunale dovesse essere inclusa anche una parte di quello della contigua Belpasso, ne avanzarono istanza, ottenendone, nel 1819, l'aggregazione. Pochi anni dopo, a causa della concessione enfiteutica ad un singolo di un tratto di terreno sciaroso sul quale gli abitanti esercitavano gli usi civici, sorsero i primi contrasti territoriali con il Comune di Belpasso, che contestava la legittimità del provvedimento.
Tale disputa si protrasse a lungo, caratterizzando per diversi anni le relazioni fra le istituzioni municipali dei due paesi.
Economia:
Oggi a Camporotondo Etneo si producono agrumi, fichidindia, mandorle, olive ed uva da vino.
Vi operano piccole fabbriche di calce, di laterizi e alcune aziende estrattive (argilla) ), piccole aziende enologiche.

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