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:: Aci Bonaccorsi » La storia

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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?


(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)






Aci Bonaccorsi è un piccolo Comune della Provincia di Catania, su un territorio di 169 ettari, che si estende sulla collina litoranea a 362 m. di altitudine, in dolce pendìo dall'Etna verso il mare. Distante appena 13 Km. dal Capoluogo, il suo clima mite, tipicamente collinare, il verde rigoglioso dei giardini di agrumi, di vigneti, di frutteti caratterizzano questo paese come tranquilla e godibile località residenziale alle porte di Catania.
Si hanno notizie del borgo a partire dal 1170 circa.
Il nome deriva dall'antica contrada &lquot;Quartier delli Bonaccursi di Jaci &rquot;, come si evince dalle visite pastorali del 1624, conservati nell'archivio storico della Curia arcivescovile di Catania, riferendosi proprio a quella frazione vicino a tre primitivi nuclei abitati consistenti in piccoli gruppi di case distinti e nettamente separati, sebbene non superassero la distanza di non oltre un cinquecento metri l'uno dall'altro. Per questi tre "originari" insediamenti, denominati "Battiati", "Pauloti" e "Sciara", che daranno vita agli omonimi quartieri non si può fissare una data di nascita precisa. Tuttavia, è possibile pensarla successiva allo storico e traumatico avvenimento della colata lavica del 1408. Solo più tardi l'arcaico nucleo assunse una conformazione più unitaria con il collegamento di altre due "contrade", "Piazza" e "Lavina", sorta anche quest'ultima sulla colata lavica del 1408 e inizialmente "luogo di Eremiti". La "Piazza", situata in posizione più bassa e centrale, ben presto funge, di fatto, da raccordo tra gli altri agglomerati. La sua origine rimane ancora oggi la più problematica, data la presenza di un elemento importante e fuorviante nello stesso tempo. In essa sorge, infatti, una chiesa dedicata a Santa Maria della Consolazione e a Sant'Antonio Abate, la cui ultima costruzione risale al 1716, ma sul cui portale, però, una sintetica epigrafe parla di "anno mille". Probabilmente il significato dell'iscrizione va dimensionato all'indicazione di "chiesa molto antica", originariamente ubicata di fianco al letto di un torrente (oggi incanalato sotto la strada) che era costellato lungo il suo corso da altre chiese e che sicuramente costituiva un cammino molto frequentato per gli antichi abitanti del "Bosco di Jaci" (Acireale). La costruzione della Chiesa Madre, negli ultimi anni del sec. XVI, in zona "strategicamente" centrale ai sub-quartieri, dava al Paese l'assetto definitivo e l'aspetto conservato pressapoco fino a oggi. Il nome di "quartiere" riscontrato nei "riveli" si deve alla struttura particolare della città di Jaci di cui "Bonaccorsi" era una delle tante componenti. Il nome "Bonaccursu" dato al Paese, malgrado la maggiore diffusione del cognome "Vattiatu" (da cui "Battiati", denominazione di uno dei più antichi sub-quartieri, come abbiamo scritto, che risponderebbe al significato di "battezzati"), si deve all'importanza e conseguente notorietà "fuori paese" assunta da alcune persone socialmente di spicco, di cognome "Bonaccorso". Come l'autonomia parrocchiale si fa risalire all'epoca della costruzione (1589) della Matrice (in precedenza la Parrocchia dipendeva dal Santuario di Valverde), così si ha pure una data per l'autonomia comunale. È bene, però, ricordare che entrambe le date vanno intese come "verità" approssimative.
Nel 1625 il borgo fu possesso della nobile famiglia Diana con il titolo di marchesi.
È del 1652, infatti, un documento che rende nota l'esecutorietà di un altro documento emanato dalla corte spagnola, l'anno precedente, a favore di un Giorgio Esquerra De Roxas, inteso a nominarlo "Marchese di Bonaccorsi". Alla morte di costui, che era stato secondo marito di Donna Francesca Grimaldi, vedova di Don Nicolò Diana, barone di Cefalà (Cefalà Diana, Palermo) e di Jaci, subentrava il figlio del primo marito di Donna Francesca, Guglielmo Diana. Nel 1672, succedendo come nuovi signori di Jaci i Campofiorito ai Diana, il "Marchesato di Bonaccorsi" rimase quale titolo onorifico alla famiglia Diana, anche se la "Terra dei Bonaccorsi" continuò ad essere una delle componenti dello "Stato" feudale di Jaci.

I QUARTIERI
Insieme alla denominazione e ubicazione iniziali gli antichi sub-quartieri, che hanno dato origine al Paese, hanno mantenuto nel tempo la configurazione topografica e socio-ambientale: in posizione centrale e pianeggiante il Quartiere "Piazza" attorniato su tre lati dai tre Quartieri, ciascuno sorto su un'estesa collinetta di modesto rilievo: a nord il Quartiere "Sciara-Lavina", ad ovest il Quartiere "Pauloti", a sud il Quartiere "Battiati".
Sebbene ormai collegati al centro da strade che sono state quasi tutte inserite nel tessuto urbano, gli antichi sub-quartieri, divenuti nel tempo i Quartieri del Paese, presentano un aspetto in parte conservativo degli originari nuclei abitativi, avendo subto nei secoli il naturale ampliamento con nuovi insediamenti, continuato fino ai giorni nostri, con la conseguente trasformazione, in parte, dell'antica fisionomia, in quanto non stravolta da una cementificazione edile massiva, grazie agli oculati piani regolatori adottati negli anni fino a quello attuale, che hanno rispettato l'esiguità e le peculiarità del territorio comunale. Sono sorte, infatti, eleganti zone residenziali, in gran parte a ville singole, ricche di verde. Tuttavia rimangono a testimonianza del passato le chiese.
A differenza degli altri "Casali/Quartieri", divenuti poi anch'essi Paesi/Comuni autonomi, quali S. Antonio, S. Filippo, Valverde, Catena e Trezza, appartenenti come Bonaccorsi all'antica e particolarissima Città feudale di Jaci Superiore, quet'ultimo per ragioni difficilmente documentabili, non fu mai "premiato" dai suoi "padroni" con la costruzione di palazzi baronali o di conventi.
Pertanto le sole costruzioni di qualche interesse storico-architettonico sono le chiese.

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