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:: Biancavilla » La storia

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"..greci abitatori infra lu territorio nuncupato di Callicari o Pojo Rosso.."

Tommaso Moncada nel privilegio del 1488






Posta sul versante sud-occidentale dell'Etna a m. 513 di altitudine, i suoi abitanti si chiamano Biancavillesi secondo la denominazione ufficiale, mentre quella locale li definisce comunemente Biancavilloti.
Testimonianze archeologiche dimostrano la presenza umana nel territorio a partire dal neolitico, ma le prime notizie documentate storicamente risalgono soltanto alla seconda metà del XV. E', infatti, del 23 gennaio 1488 l'atto di concessione delle zone di Callicari e Poggio Rosso nel territorio della contea di Adernò ad un gruppo di greci-albanesi, che la conquista dell'Albania da parte dei turchi (1479) e le ripetute incursioni di questi ultimi in Epiro avevano indotto all'emigrazione in Sicilia.
Il conte Giovanni Antonio Montecatena consentì ai profughi di creare una comunità autonoma, che in pochi anni crebbe, grazie alle condizioni di privilegio concesse dal feudatario Moncada.
...Dopo la morte di Giorgio Castriota Scanderberg, a causa dell'invasione turca, furono molti che lasciarono l'Albania. Tra questi, alcune famiglie guidate dal capitano Cesare Masi, preferirono lasciare la patria anzichè sottostare al dominio turco. Questo piccolo gruppo, portando con se una icona della Madonna dal volto dal colorito bruno, un reliquario d'argento con la statuetta e una reliquia di S. Zenone, una croce di legno e una campana. Giunti in Sicilia una delle loro tappe  per riposarsi fu in un terreno detto Callicari o Pojo Rosso. Qui, come vuole la tradizione, il prezioso quadro della Madonna fu appeso ad un fico. L'indomani, però, sul punto di partire, volendo togliere il quadro dall'albero, trovarono i rami attorcigliati intorno ad esso da non poterlo staccare senza doverli recidere. Pertanto costoro supponendo che rimanere là fosse un preciso desiderio della Madonna, abbandonarono il pensiero di ripartire e si fermarono definitivamente a Callicari.
A seguito dei privilegi del 1488, le prime abitazioni si svilupparono presso l'attuale Chiesa Madre.
Biancavilla ebbe diverse denominazioni finchè non assunse il nome attuale. Queste indicazioni risultano comprovate da documenti storici: Tommaso Moncada nel privilegio del 1488, dice di " greci abitatori infra lu territorio nuncupato di Callicari o Pojo Rosso". Successivamente, nei documenti ufficiali troviamo anche il nome di "Casalis Callicaris",  "Universitàs ruris Callicaris", nonché "Casale dei Greci", Albaevilla", e per ultimo Biancavilla.

Secondo la tradizione tale nome fu attribuito dal Conte Francesco Moncada per onorare la Regina Bianca di Navarra la quale, il 21 maggio 1402, avendo sposato Martino il Giovane e aveva avuto in dote il territorio di Paternò.
Il paese fu sempre compreso nel feudo di Adernò ma con competenze giurisdizionali, non esplicitamente e rigidamente fissate.
Biancavilla fu risparmiata dalla lave dell'Etna nell'eruzione del 1669 ed ebbe pochi danni a seguito del terremoto del 1693. Ciò comportò in pochi decenni un grande impulso demografico per l'affluenza delle popolazioni dei paesi vicini (dai 712 abitanti censiti nel 1593 ai 1234 del 1651 ed ai 5645 del 1783). In tale periodo il gruppo greco scomparse definitivamente perdendosi così ogni traccia delle origini nei costumi e nel parlare. All'aumento della popolazione corrisponde un espansione edilizia per merito delle famiglie più facoltose del tempo quali i Piccione, i Puglisi e i Rametta patrocinando anche la costruzione di numerose chiese.
Parallelamente alla borghesia sufficientemente agiata, si sviluppò anche un forte bracciantato e un ceto contadino che si caratterizzò per la forte politicizzazione, (la quale sfociò poi nelle rivolte del 1848 e del 1860 per la questione delle terre demaniali).
Il '700 determinò dunque lo sviluppo edilizio che riscontriamo ancora oggi, soprattutto nelle chiese, dove è conservato la maggior parte del patrimonio artistico rappresentato dalle pitture di Giuseppe Tamo da Brescia.
L' 800 fu poi il secolo dei grandi avvenimenti, non solo per quanto riguarda la storia nazionale ma anche per quella locale. Si sviluppò il commercio, esistevano concerie di pellame, allevamento delle api per la produzione della cera e del miele, coltivazione di cotone, allevamento di bachi da seta.
Quest'ultima costituiva il precedente di una attività caratteristica, rappresentata dalla tessitura a mano della tela, che a sua volta dava vita a tre tintorie, oggi del tutto scomparse.
La prima metà dell'ottocento si caratterizza per un notevole fermento culturale grazie all'opera di Salvatore Portal (1789-1854) fondatore nella propria casa di un Orto Botanico tra i più rinomati della Sicilia e creatore di una ricca collezione di pezzi archeologici, del tesoriere Michelangelo Greco (1775-1849) compilatore della prima storia di Biancavilla e dello scrittore e filosofo Rosario Castro (1783-1851) noto antiborbonico.
A seguito delle riforme amministrative borboniche del 1816-19, le quali decretarono l'istituzione di Biancavilla a Comune autonomo soggetto all'Intendenza di Catania, la configurazione prettamente borghese che l'élite dirigente locale era andata assumendo nei decenni precedenti si accrebbe ulteriormente, avviando un processo di parziale consolidamento degli equilibri interni alla società biancavillese. L'esistenza di schieramenti fazionari contrapposti ed in lotta per assicurarsi la gestione del potere decisionale al livello cittadino si palesò, tuttavia, in occasione delle crisi politiche del 1820-21, del 1837, del 1848 e del 1860.
Biancavilla fu uno dei comuni etnei più irrequieti, avendo preso parte a tutti i moti rivoluzionari e antiborbonici dal 1820 al 1860. La scena politica locale fu dominata principalmente dalla famiglia Biondi i cui componenti incominciarono ad emergere nel 1821, quando si costituì la prima "Vendita Carbonara". Fra questi viene ricordato Angelo, figlio del notaio Francesco e primo sindaco del paese dopo l'unità d'Italia.
Gravissime per l'economia della comunità si rivelarono, in particolare, le conseguenze dei moti del 1820-21. Negli anni precedenti, difatti, il crollo del prezzo del grano, congiunto con l'altrettanto rilevante ribasso di quello dei salari, aveva indotto a concentrare gli investimenti sulla coltura del cotone.
Nel corso della rivoluzione, però, le vicende militari e politiche impedirono la commercializzazione del prodotto nei mercati dell'Italia meridionale che, successivamente, incrementeranno notevolmente la loro produzione interna. Gli effetti maggiormente significativi di tutto questo si videro nella crisi della piccola proprietà e nella bracciantizzazione dei contadini.
In questo contesto recessivo la questione della quotizzazione delle terre demaniali e della reintegra di quelle usurpate assunse una particolare pregnanza nel dibattito politico cittadino. La notevole esiguità del territorio comunale, peraltro, spingeva verso una politica di scioglimento dei diritti promiscui su tali terre, che provocò una serie di liti fra l'amministrazione locale e, principalmente, gli eredi del principe di Paternò, che si conclusero, nel 1845, con il definitivo riconoscimento del demanio comunale.
Quest'ultimo venne successivamente suddiviso in lotti ed assegnato, previo pagamento di un censo, secondo modalità che contraddicevano in gran parte l'espresso dettato della legge al riguardo del 1839, che prevedeva la quotizzazione delle terre demaniali in favore dei meno abbienti. Ne derivò una forte conflittualità sociale, che perdurò fino agli anni cinquanta del XX secolo.
In concomitanza ai fatti di Bronte, anche a Biancavilla tra il maggio e il giugno 1860, ebbe luogo una rivolta popolare che in poche ore generò un pesante bilancio di morti. Il "Casino dei Civili" (oggi Circolo Castriota) fu simbolo contro cui si rivolse la rabbia popolare; le stesse caratteristiche ebbe la rivolta della "paglia" nel 1923. Gli anni a cavallo tra l'ottocento e il novecento sono segnati dalla figura politica del Sindaco Alfio Bruno (1865-1930) * che tra i suoi meriti annovera fra l'altro varie committenze all'architetto milanese Carlo Sada e molto si adoperò per la realizzazione di opere pubbliche importanti per lo sviluppo socio-economico del territorio (il teatro, il campanile, il belvedere, i collegamenti stradali con le zone agricole a nord e sud del paese, l'acquedotto ecc..) che restarono nella memoria della collettività.
Nell'immediato dopoguerra, si assistette ad un singolare avvenimento ricordato come "lo sciopero al contrario": ai contadini era stato intimato di lasciare alcune terre di proprietà del demanio, ma senza quelle terre tanta gente sarebbe stata costretta alla povertà; cosicchè i contadini occuparono anche le terre fino ad allora lasciate libere, presidiandole con turni di lavoro anche notturni.
Dopo qualche mese lo Stato, con decreto, lasciò quelle terre ai biancavillesi.

* Alfio Bruno è il padre del poeta futurista Antonio (1891-1932) frequentatore dei caffè letterari fiorentini più all'avanguardia e dissipatore del cospicuo patrimonio paterno. Autore di More di macchia, Ritratto dell'amica Morella, Palazzi di giado, 50 lettere d'amore alla signorina Dolly Ferretti. Amico di Giuseppe Ungaretti, Vitaliano Brancati, Giovanni Papini, Benedetto Croce, Umberto Saba, Giuseppe Villaroel, ecc.. con i quali collaborò in diverse occasioni.

ECONOMIA

Biancavilla oggi è un importante centro di produzione e commercio di mandorle, olive, uva, agrumi, mele ortaggi e fichi d'India per quando riguarda l'attiva prevalente del paese: l'agricoltura. Grande importanza ha anche l'allevamento e la produzione che ne deriva di formaggi e latticini.
Estesi sono i boschi ed i pascoli permanenti. Aziende artigiane operano nei settori alimentari, del vestiario, del mobilio, dei materiali da costruzione.

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