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:: Furnari » La storia

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"Un can d’argento aver vuole Oliviero/che giaccia e che la lassa abbia sul dosso/con un motto che dica"finchè vegna".

Ludovico Ariosto






Furnari è un piccolo centro collinare nella provincia di Messina, che sorge in una zona litoranea collinare, posta a 146 metri sopra il livello del mare, sul fianco nord del Monte Croce
Sulle origini del paese, la storia vuole che il paese di Furnari abbia origine intorno al 1300, allorquando un certo Filippo Furnari da Genova si trasferì in Sicilia. Questi, in cambio di servizi resi all’imperatore Federico II, ottenne da lui il titolo di Barone di un territorio di circa 1300 ettari, che si estende dal Monte Croce sino al mare.
Costruì un castello, dando origine a un borgo feudale, che per più di quattro secoli fu amministrato e governato dai Furnari i quali furono nominati duchi del feudo da Filippo IV
La leggenda narra, invece, di un avvenimento accaduto intorno all’anno 1120, quando, un giorno, il re Ruggero II D’Altavilla , durante una battuta di caccia, vide colpito per errore da una freccia un cane levriero, al quale teneva tantissimo. Estratta la freccia il cane rischiava di morire per una forte emorragia quando fortuna volle che nelle vicinanze un contadino, che si chiamava Antonio Furnari, si premurò a soccorrere il cane, che ormai era alle estreme senza per nulla chiedere chi fossero quei forestieri e donde venissero. L’emorragia venne fermata ma non essendo il cane in grado di camminare, il re senza rivelare la propria identità, lo affidò alle cure del Furnari promettendogli che un giorno
Corse in casa, prese delle lenzuola, e usando delle erbe mediche fermò la forte emoraggia. Ma il cane non era assolutamente in grado di camminare e, nel contempo, il re, doveva ritornare ai propri doveri di governo. Perciò, invitò il contadino a prendersi cura del cane, dicendogli che sarebbe ritornato a prenderlo. Dopo diversi mesi, il cane, oramai, era completamente guarito, correva per le campagne e mangiava abbondantemente e poichè il padrone non ritornava a prenderlo, i suoi amici esortavano il Furnari a venderlo, perchè un cane di tale razza era un animale prezioso.
Il Furnari, però, rispondeva che avrebbe tenuto con sè il cane "finchè venga". Un giorno il re fece ritorno presso la sua misera abitazione con soldati e notai a seguito e questa volta il contadino capì chi fosse realmente il padrone del cane e subito si inginocchiò. Il re, ammirando la fiducia che il povero Furnari aveva avuto in lui, prese la spada, la pose sulla spalla destra dello sbalordito contadino e lo nominò principe del territorio.
Negli anni seguenti, attorno al castello del principe cominciarono a nascere le prime povere a case dei contadini che lavoravano nelle sue proprietà. Nel tempo si formò un villaggio, che nei secoli divenne un bel piccolo centro collinare.
Questa la leggenda è ripresa nello stemma del comune, raffigurante un cane levriero in campo rosso con tre rose e la scritta "Finchè venga", ed è citata da Ludovico Ariosto, il quale nell’"Orlando Furioso" al canto XLI, 30 così scrive "Un can d’argento aver vuole Oliviero/che giaccia e che la lassa abbia sul dosso/con un motto che dica"finchè vegna".
Nel 1282, il re Pietro d'Aragona, essendosi fermato a Furnari per parecchi giorni con tutte le sue genti per intimare la resa a 1000 Francesi che si trovavano nel castello di Milazzo, confermò al feudatario del luogo, Pietro Furnari, la proprietà e la terra, già confiscata da Carlo d'Angiò.
I suoi discendenti rimasero in possesso del territorio, conservando il titolo baronale, ed acquistando quello ducale nel 1643 con Antonio Furnari.
Nel 1691 il ducato fu venduto ad Antonio dei Principi Marziani, la cui famiglia ne conservò il possesso sino al 1813 circa, allorchè fu abolito il feudalesimo e il piccolo abitato divenne il "Comune di Furnari" con magistrati propri.
Le attività economiche principali sono l'agricoltura e l'allevamento Le colture prevalenti sono le olive, i cereali, l'uva da mosto, gli agrumi, gli ortaggi e le mandorle. Gli allevamenti presenti sono quelli di bovini e ovini.
Le vecchie industrie di paste alimentari e di conservazione del pesce sono state sostituite, per ragioni di adeguamento ai tempi nuovi, da un'industria per la lavorazione del marmo.

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