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:: Cesaro » La storia

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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?


(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)






Cesarò sorge in una zona montagnosa interna, posta a 1.150 metri sopra il livello del mare.
Il nome del paese deriva dal greco Kissaròs, che vuol dire luogo ricco di edera. Non ci pervengono molte testimonianze storiche relative al paese, ma la prima menzione storica attendibile di Cesarò (paese difeso da mura) risale al 1334 da un documento di infeudazione, allorquando Federico II d'Aragona, re di Sicilia, lo donò a Cristoforo Romano Colonna, medico di Messina col titolo di signoria e appartenne alla famiglia di questi fino al 1643.
Da ciò si presume che ancor prima del 1334 il paese si era già formato anche se a testimonianza di questo abbiamo pochi indizi e riferimenti certi.
Tuttavia, pare che il territorio dove sorge ora Cesarò, fosse oggetto di insediamenti antichissimi e abitato, in tempi preistorici, dai Siculi come si ricava dalle molte sepolture a grotticella scavate nella roccia, di forma non dissimile dal forno dei contadini siciliani, per cui molti archeologi e storici li denominavano tombe a forno molto comuni in tutta la sicilia pre-ellenica, ossia sino al V secolo a.C. e divenute poi, in periodo bizantino, abitazioni solitarie di eremiti.
Probabilmente durante la dominazione dei Romani (dal 264 a.C. sino al secolo V d.C.) e nelle successive dei Barbari (Vandali e Ostrogoti 429-533) e dei Greci-Bizantini, il luogo dove ora sorge Cesarò e il territorio che gli appartiene faceva parte del territorio di Troina, città di origine sicula colonizzata dai Greci, sede di un santuario di divinità sicule le "Meteres" dee Madri, proprietarie di migliaia di capi di bestiame e di un vasto latifondo.
A Troina si era installato il tiranno Leptines, che controllava già Apollonia (S.Fratello) sulla costa tirrenica della Sicilia.
Infatti nel territorio di Cesarò, ancora oggi è ben visibile una strada, una volta mulattiera, che collegava le due cittadine di Troina e di S.Fratello.
Si può quindi affermare pertanto che in tale epoca il luogo dove ora sorge Cesarò e il suo territorio costituivano l'entroterra della polis Evyuov (Troina) e in parte di Apollonia (S.Fratello).
Le polis greche non erano costituite solamente da coloro che la abitavano, ma anche dalle genti che abitavano nelle numerose kwmai sparse per il territorio e di rado si recavano in città per partecipare al culto o ad un'assemblea.
Il territorio di Cesarò dovette pertanto dall'VII secolo a.C. essere popolato dai Bizantini di fede cristiana.
Ciò si evince anche da quanto racconta il Fazello, il quale afferma che "Conte Ruggero per espugnare Troina in cui i Saraceni si erano fortificati, si consigliò con certi cristiani che abitavano certi villaggi sparsi intorno al posto dove poi fu costruito il convento per i frati basiliani".
Infatti,verso il 1080, il Conte Ruggero, a ricordo del consiglio avuto, fondò tra i boschi un convento dedicato a S.Elia e lo affidò ai padri basiliani dotandolo di quella estensione di terreno che va dal monte Ambolà al torrente S.Elia: ed egli stesso gli diede il nome di "Eubolo" che significa "buon consiglio".
Questi villaggi sparsi nel territorio, per una più facile difesa dagli assalti dei nemici, si riunirono sull'attuale contrafforte del castello, essendo questo da tutte le parti a picco, formando così un unico villaggio, tutt'intorno alla vetta, ritenuta difendibile.
Il primo nucleo di popolazione fu costituito dai Greci-Bizantini, alcuni dei quali provenienti dalla città di Troina in seguito alla dominazione araba, ed altri che abitavano lungo le vallate dei fiumi Alcantara e Simeto, costretti a spostarsi verso l'interno per sfuggire alle incursioni degli Arabi non volendo sottomettersi all'Islam e la zona, dove ora sorge Cesarò, dovette sembrare a loro adatta in quanto protetta dai boschi.
Pertanto, furono prprio i Bizantini di fede cristiana, mescolatisi alla popolazione esistente che gravitava intorno alla poleis di Troina, a formare il quartiere di Santa Caterina che fu il primo nucleo del paese, e costruire il fortilizio sul roccione della Giannina, in modo da potere dominare l'ampia vallata, e le mura di difesa tra le quali potersi rifugiare in caso d'emergenza.
Sotto la dominazione degli Arabi, l' emiro del tempo, per porre fine alle ruberie per l'unica strada regia allora esistente che collegava il val demone con il Val di Ma zara, ordinò da Troina una spedizione punitiva contro i briganti della zona e si valse del terrore facendo impiccare i banditi catturati nella gola che ancor oggi porta il nome di "Portella Impisi" (degli impiccati), lasciando poi penzolare i loro corpi per diversi giorni.
Durante la dominazione normanna della Sicilia,il villaggio divenne un Casale e, fu assegnato, probabilmente, da Ruggero d'Altavilla ad Arisgoto Da Pozzuoli, uno dei suoi condottieri che più di altri si era distinto in battaglia per la conquista normanna della Sicilia. Apprendiamo anchedal Fazello che la famiglia Da Pozzuoli fu normanna e discendeva da Arisgoto da Pozzuoli, milite di Roberto il Guiscardo e a lui congiunto per sangue.
L'Anzalone parlando della famiglia Da Pozzuoli, riferisce che Giacobino Da Pozzuoli fu signore di Cesarò nei primi tempi dei re Aragonesi (1332).
Arisgoto fece di Cesarò un baluardo contro i Musulmani, fortificò il fortilizio esistente e lo mantenne come vedetta ad est. Fu proprio in questo periodo che il paese si espanse con la nascita dei nuovi quartieri;Stallazzi, Salice e Ramusa e acquistò la tipica struttura medievale. Il primo a sorgere fu il quartiere "Staddazzi".Il toponimo "Stallazzi" deriv dal greco antico stablos, staulos (latino stabulum), rimasto intatto nel greco moderno e significa stalla, scuderia a testimoniare che con la fortificazione del castello era sorta anche una vera e propria scuderia e poi tutt'intorno un quartiere al quale si accedeva da un'impervia strada, che partiva dal "funnucu u locu o della cunsiria" e attraversando questo quartiere si giungeva direttamente in via Portavecchia da dove so poteva accedere alla fortezza. Fino a poco tempo fa di questa strada erano ben visibili alcuni gradini.
Il quartiere "Salice" si sviluppò, con una certa attendibilità, sull'altra strada che permetteva di raggiungere da levante il Castello, collegando questo con la trazzera regia.
Infatti da tale trazzera, inserendosi nella trazzera di Cosaro e poi in quella di Palmento Piano e salendo dalla Scaletta e via Umberto si giungeva alla via Porticella, altra strada di accesso al Castello.
In questo quartiere si trovava la principale arteria di allora, l'attuale via Umberto. Attorno a questi quartieri:S.Caterina, Staddazzi e Salice si articolò, almeno fino a metà del quattordicesimo secolo, la vita del paese con l'espansione verso il quartiere Ramusa dove fu scoperta la prima sorgente d'acqua.
Tale territorio rimase in possesso dei Da Pozzuoli fino al 1333 quando il Casale Cesarò fu avocato alla Corona e il re di Sicilia Federico II d'Aragona, fratello del re Giacomo, lo concesse nel 1334 come feudo a Cristoforo Colonna, detto Romano,eccellente medico di Messina edappartenne alla famiglia di questi fino al 1643.


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