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:: Mili San Pietro » La storia

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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?


(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)






Mili San Pietro é il più antico villaggio della I Circoscrizione del Comune di Messina, sito a 199 metri d'altitudine sui monti Peloritani, ai piedi di ridenti colline, in una conca della vallata del torrente Mili, coltivata prevalentemente ad agrumeti, oliveti e vigneti. L'appositivo "San Pietro" si riferisce al patrono del paese, Pietro apostolo. Viene conosciuta anche come "Mili Superiore" vista la sua posizione rispetto alle vicine Mili San Marco(detta anche Mili Inferiore) e Mili Marina. La parte montana del territorio giunge fino ai 1067 m s.l.m. di Puntale Bandiera e comprende ampie pinete e castagneti.
Il paese é rinomato soprattutto perché vi sorge l'importante ex abbazia basiliana di Santa Maria di Mili, risalente al 1092 e rilevante meta turistica. Le sue case, che sembrano aggrapparsi alle falde delle colline e sostenersi a vicenda, gli danno un aspetto pittoresco e quasi unico tra i paesi circostanti.
Il paese é attraversato, in fondo alla valle, dal torrente Mili e, al suo interno, da diversi piccoli corsi d’acqua oggi coperti (carruggi o vadduni), modesti affluenti del torrente. All’interno del casale sono numerosi i palazzi antichi, per lo più giuntici nel loro aspetto otto-novecentesco, spesso residenze di nobili possidenti e poi passate agli odierni abitanti del villaggio e le fontane, testimonianze vive della ricchezza d’acqua del territorio miloto, alle cui origini é impossibile risalire per assoluta mancanza di notizie certe.
L'esame di alcuni codici greci provenienti dall'abbazia basiliana di Santa Maria (alcuni dei quali sono custoditi presso la Biblioteca vaticana in Roma) riportano la forma greca del toponimo (?????), che é fondamentale per risalire al significato: ????? (mélon, in greco tardo e bizantino mìlon, con iotacismo), che significa "ovino", da cui "luogo di pascoli" (si veda il toponimo del confinante villaggio di Galati, da ???? gàla, latte).
Le origini del casale (o "villaggio") si fanno risalire all'epoca bizantina (intorno al VII - VIII secolo), quando venne fondata nella parte alta della vallata del Mili l'abbazia basiliana di Santa Maria e, nelle vicinanze, sorse l'originario nucleo abitato ad opera di contadini che lavoravano le estese terre di pertinenza dell'abbazia.
In età normanna, il Conte Ruggero ricostruì la chiesa con l'annesso convento, decaduti sotto la dominazione araba, dotandolo nel 1092 di ampi possedimenti e facendovi seppellire Giordano, suo figlio illegittimo.
L'abate fu barone di Mili e proprio alla sua presenza é legata l'esistenza in paese di un castello nell'omonimo rione del paese (oggi scomparso) e dell'antico privilegio del baiulato.
Con privilegio dato in Madrid il 9 novembre 1708, esecutoriato in Messina l'11 ottobre 1709, il re Filippo V di Spagna elevò l'antica baronia di Santo Stefano e Santa Margherita, posseduta dalla famiglia Palermo fin dal XIV secolo, al rango di principato, con don Giovanni V Palermo e Arezzo, 10° barone e 1° principe di Santa Margherita con le altre terre e casali di Messina detti Santo Stefano, Galati, Martini e appunto Mili. Come tutti i casali collinari di Messina, alienati con i loro territori a seguito della rivolta antispagnola della città, Mili Superiore tornò di pertinenza demaniale nel 1712.
Nel 1943 si staccò ecclesiasticamente da Mili San Pietro il vicino piccolo villaggio di Tipoldo, sua antica frazione.
Il territorio del villaggio (e della parrocchia) di Mili San Pietro o Mili Superiore confina a Nord-ovest con quello del comune di Rometta, lungo lo spartiacque dei Peloritani, a Sud-est con quello del villaggio di Mili San Marco o Mili Inferiore, a Nord-est con quelli di Tipoldo, sua antica frazione, che per questo motivo noi consideriamo parte integrante del suo territorio, e di Larderia, a Sud-ovest con le circoscrizioni territoriali di Galati Sant’Anna e Santo Stefano Medio. Tutti questi villaggi, ad esclusione del comune autonomo di Rometta, fanno parte della prima Municipalità del Comune di Messina.
pineta cummarà Un tesoro storico, naturalistico e paesaggistico a cui si aggiungono le bellezze architettoniche, rappresentate dalla millenaria Abbazia basiliana di Santa Maria, dalle altre chiese rurali, anticamente sue piccole grangie o metochi, da quella parrocchiale di San Pietro, e quelle artistiche, custodite nella chiesa parrocchiale ed in quella di San Sostene in collina. Non minori sono le delizie della cucina tradizionale, che annovera tra le sue bontà piatti di carne, come la rinomata carne al forno, e dolci deliziosi, come icudduri ed i panini di cena pasquali, o la mostarda preparata con mosto bollito.
Straordinaria é l’amenità del territorio del quale abbiamo sopra delineato i confini, interamente collinare e montano, fino a pochi decenni fa intensamente coltivato ad agrumi ed altre colture oppure adibito apascolo ed ancora oggi riportante i segni del lavoro agricolo - pastorale, come le numerose saie, legébbie, le frischìe, le bisterne e i più piccoli bistignoli, tutte costruzioni portate qui dalla operosa genialità degli Arabi, che ancora oggi regolano l’afflusso delle acque nelle campagne, le fosse della neve o, ancora, i diruti pagghiari, costruzioni in pietra con il tetto in rami di ginestra, simbolo della tradizione pastorale del territorio; non mancano stupendi panorami sullo Stretto di Messina e, dal crinale, ad oltre mille metri d’altezza, anche sul versante tirrenico della Provincia.
Il territorio di Mili ha rappresentato, ed ancora oggi é, una delle zone più fertili e produttive del versante ionico del messinese: Gioacchino Di Marzo, nell’annotare il settecentesco “Dizionario Topografico della Sicilia” di Vito Amico nel 1855, dice che a Mili se le piogge sono rare fruttificano le montagne, se abbonda l’umido, fruttifica il litorale. Le principali produzioni del terreno (...) sono: il vino, l’olio, la seta, gli agrumi, vi si respira un’aria sana...
Tutte queste caratteristiche, che rendono delizioso il soggiorno, seppur breve, nel paese, fanno logicamente pensare al turismo, con particolare riguardo al settore agrituristico, ed alla lavorazione ed esportazione dei genuini prodotti agricoli. Tante parole sono state spese in materia, ma sarebbe auspicabile un interessamento delle autorità locali (e non solo), affinché le grandi risorse di questo pezzetto sconosciuto della Sicilia siano finalmente trasformate in ricchezze per il paese e per tutti gli abitanti di Mili San Pietro.

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