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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?


(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Piantina




Noto dista 32 km da Siracusa ed è nella parte sud ovest della provincia ai piedi dei monti Iblei in una regione in cui abbondano olivi e mandorli,. La sua costa, fra Avola e Pachino, dà il nome all'omonimo golfo. I 550 km² del comune fanno di Noto il più grande comune della Sicilia e il quarto d'Italia.
Oltre ad avere un importante patrimonio architettonico, la città di Noto dispone di un ampio e variegato territorio (alture, colline, pianure e coste marine), ricco di località d'interesse storico, archeologico e naturalistico. Il suo territorio è attraversato dal fiume Tellaro e dal Torrente Asinaro, o degli Oleandri. I due fiumi nascono rispettivamente dal monte Lauro e dalla Fontana Grande nella Valle del Carosello. La varietà del paesaggio permette al visitatore di godere di un clima mite, di una estesa costa, di sabbia dorata e di un mare cristallino, considerato il più pulito d'Italia, da Calabernardo a Marzamemi, e di rilievi paesaggistici, come l'Alveria, il Finocchito, il Castelluccio, ecc.
Prima del terremoto del 1693 la città sorgeva a 10 km di distanza. Di origini assai antiche, Neas, secondo un'antica leggenda, avrebbe dato i natali al condottiero siculo Ducezio, che nel V secolo a.C., fece tremare i Greci per aver fatto insorgere contro di loro i Siculi trasferendo la città dall'altura della Mendola al vicino monte Alveria, circondato da profonde valli, un'altura pianeggiante abitata fin dalla preistoria e bagnata dai fiumi Asinaro e Salitello. Attualmente nel sito archeologico si possono ammirare alcune necropoli sicule del IX e VIII sec a.C., la Grotta del Carciofo (catacomba ebraica), la Grotta delle Cento Bocche, i resti della cinta muraria e del Castello Reale con la sua Porta che ha inciso il motto latino "Numquam vi capta (Mai presa con la forza)".
In seguito, in epoca greca la città prese il nome di Neaton, divenuto poi Netum sotto il dominio romano e infine "Noto" sotto quello arabo. In epoca medioevale, come per il resto dell'isola, si susseguirono le dominazioni normanna, sveva, angioina, aragonese e spagnola.
Rasa al suolo nel terremoto del 1693, la città venne ricostruita in diversa posizione sul declivio del monte Meti, con tutti gli edifici ricostruiti in stile barocco che l'hanno resa celebre in tutto il mondo.
Il luogo della ricostruzione meno impervio e più vasto, permise la realizzazione di un impianto semplice, lineare, con intersezioni ad angolo retto e strade parallele ed ampli secondo il gusto barocco. Tre le strade principali che corrono da est a ovest perché il sole le illumini sempre. Tre i ceti sociali che vi si stabiliscono: la prima, più alta, viene destinata alla nobiltà, la centrale al clero (l'unica eccezione è il palazzo secolare dei Landolina), l'ultima al popolo.
I palazzi sono maestosi, tutti costruiti nella pietra calcarea locale, tenera e compatta, dal candore che il tempo ha colorato creando quella magnifica tinta dorata e rosata che la luce del tramonto accentua, questa ricostruzione, condotta dal Duca di Camastra, rappresentante a Noto del viceré spagnolo, parteciparono molti artisti siciliani, tra i quali Paolo Labisi, Vincenzo Sinatra e Rosario Gagliardi, che, influenzato da Borromini, è forse uno dei più inventivi.
La città venne costruita come se fosse una scenografia, studiando e truccando le prospettiva in modo singolare, giocando con le linee e le curvature delle facciate, con le decorazioni delle mensole, i riccioli e le volute, i mascheroni, i putti, i balconi dai parapetti in ferro battuto che si piega in forme aggraziate e panciute. Creazione originale dei maestri locali.
Recentemente insignita dall'UNESCO del titolo di "patrimonio culturale dell'umanità", Noto rappresenta l'emblema della ricchezza e dello sfarzo nell'epoca barocca in Sicilia. Offre al turista palazzi di giallognola pietra, così vicina al colore della carne ed inattesi tesori che sparsi nel territorio raccontano storie di civiltà antiche.

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