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:: Calascibetta » La storia

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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?


(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)






Calascibetta dista 6 km da Enna, 39 km da Caltanissetta e 111 km da Agrigento. è situata sui monti Erei, in una zona collinare interna; sullo spartiacque fra i bacini dei fiumi Simeto e Imera Meridionale. è posta a 880 metri sopra il livello del mare, come si rileva dalla cartina dell'I.G.M.
Il nome Calascibetta deriva dall'arabo Kalath-Xibet (Kalat significa “castello sulla vetta” e Xibet è il nome arabo della montagna su cui la città sorge) a sottolineare la particolare posizione geografica del paese. I suoi abitanti sono chiamati: xibetani.
Fu abitata già in epoca antichissima, come testimoniano le necropoli della Calcarella (XI-X secolo a.C.), di Realmese (con tombe dei secoli IX e VI secolo a.C.), di valle coniglio (sec. X-VII a.C.) e di Malpasso (età del rame). La nascita dell’attuale centro storico è, invece, legata alla presenza di Arabi e Normanni.
Frequentata, infatti, in epoca bizantina come attestano documenti ottocenteschi relativi a grotte basiliane affrescate,venne, dunque, abitata in periodo arabo per contrastare e occupare Enna nel corso delle cruente guerre tra cristiani e saraceni. Della presenza Araba a Calascibetta (851) testimonia ancora oggi il cosiddetto Palio dei Berberi (che si svolgeva il primo lunedì di settembre, mentre da alcuni anni) si svolge nel pomeriggio della prima domenica di settembre, una manifestazione sportivo-folcloristica che affonda le sue origini nelle antiche corse berbere.
Calascibetta, dopo la conquista normanna dell'isola appare menzionata nel 1062, quando fu fortificata dal Conte Ruggero d’Altavilla, che fece costruire il primo borgo, edificò un castello, denominato “Marco”, fortificò il sito con una cinta muraria e, dopo la vittoria sugli infedeli, durante l'assedio di Castrogiovanni, fece edificare il grande duomo dedicandolo alla Vergine e all'apostolo San Pietro. In seguito rimasta città demaniale, conobbe un periodo di ineguagliato splendore, favorita e preferita come fu dai re aragonesi, che la dotarono, sull'esempio dei normanni, di templi e monumenti. Tra quaesti, Pietro II d’Aragona, Re di Sicilia, fece erigere un’altra chiesa più ad ovest della prima Matrice, intitolandola a Santa Maria Maggiore e dichiarando regia la Cappella di Calascibetta.
Si tramanda che il sovrano aragonese morì a Calascibetta all’età di 37 anni, il 15 agosto 1342; la sua salma venne poi traslata a Palermo e sepolta insieme a Federico II nella Cappella Palatina di Palazzo dei Normanni.
Nel 1428 re Alfonso il magnanimo cedette agli Ebrei della zona l’abitato detto Borgo, che, anche dopo l’espulsione degli Ebrei mantenne il nome di quartiere della Giudea.
Sotto il governo di Carlo V, nel 1535, Calascibetta, città demaniale, venne data in pegno a Ludovico Vernagallo per la somma di 27.000 fiorini, ma i cittadini, animati da indomito orgoglio e spirito di libertà, furono pronti a riscattarsi, offrendo la somma del riscatto all’imperatore; egli, come ricompensa, concesse alla città la libertà, i privilegi delle città libere e il glorioso titolo di Città Vittoriosa.
Nel 1629 la città venne nuovamente data in pegno per 12.000 scudi al mercante genovese Ottavio Centurione. La risposta dei cittadini non si fece attendere: fu pagata la somma per il riscatto della città e per questo nobilissimo atto la città ottenne il titolo di Fedelissima dal re Carlo II di Spagna e dalla regine madre Maria Anna, con lettera da Madrid del 2 aprile 1668.
Il terribile terremoto che devastò la Sicilia l’11 gennaio 1693 colpì anche la città di Calascibetta, provocando il crollo del tempio di San Pietro e costringendo i canonici ivi presenti a trasferirsi per gli offici liturgici in quello di Maria SS. Assunta. Dopo il Congresso di Vienna del 1815 la città fu governata, sotto i Borboni, da un sindaco e da quattro giurati con il titolo di Rispettabili. Nel 1818 la nuova divisione del Regno di Sicilia spodesta Calascibetta dal ruolo di leader della Comarca, cui erano soggetti sette paesi.
Con i moti del 1848 si ridesta il grande entusiasmo del popolo xibetano, ansioso di liberarsi dal giogo della tirannide e in perenne rivolta contro i dazi sul macinato, nonostante il presidio della guardia civica posta a tutela dell’ordine pubblico.
Calascibetta prende parte con orgoglio e spirito risorgimentale all’insurrezione popolare e all’epopea garibaldina per l’indipendenza e l’unità nazionale.

ECONOMIA


L' economia è basata sull'agricoltura: cereali, agrumi, mandorle, olio d’oliva, uve per vino e sull'allevamento di ovini, bovini e suini con i relativi prodotti caseari che ne derivano.. Sono presenti talune industrie di trasformazione; sono inoltre presenti miniere di zolfo (ormai chiuse) e cave di sabbia. Dall’allevamento dei suini è nata la “Sagra della salsiccia", nata tanto tempo fa quando alla Fiera del Bestiame era usanza macellare il pregiato maiale di Calascibetta e arrostirlo subito, per la delizia degli intervenuti.

Personalità

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