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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?


(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)






A circa 50 km sia da Palermo che da Trapani e a 256 m s.l.m, sorge la cittadina di Alcamo ai piedi del Monte Bonifato, alto 825 metri, sul quale esisteva fin dal V secolo una popolazione cristiana sottomessa dai Saraceni i quali in quel periodo (827) erano in guerra coi Bizantini.
Vi sono discordanze tra gli storici riguardo la data di fondazione che comunque avvenne tra il nono e decimo secolo. Secondo alcuni, la città venne fondata nel 828 dal comandante musulmano al-Kamuk, da cui poi la località avrebbe preso il nome anche se l'etimologia potrebbe derivare anche da una parola araba, "Alqamah", che significa "terra fangosa" intendendo col termine il significato di "fertile", o da Marzil Alqamah, casale di Alqamah.
Secondo altre fonti la città fu fondata dagli Arabi nel 972 circa, più di un secolo dopo lo sbarco a Mazara del Vallo che aveva dato il via alla loro conquista della Sicilia, ultimata con la caduta di Taormina del 902.
Una torre in rovina e ruderi dell'antico serbatorio d'acqua della Funtanazza sono oggi le uniche testimonianze arabe di questo paese montano, abbandonato definitivamente dalla seconda metà del XIV secolo.
Risale al 1154 il primo documento che parla dell'esistenza diAlcamo ed è un passo del Libro di Ruggero scritto dal geografo berbero Edrisi per ordine del re normanno al fine di ottenere una raccolta di carte geografiche
Edrisi descrive la posizione di Alcamo ad un miglio arabico e mezzo da Calatubo e lo definisce mazil (casale o gruppo di case) con terre fertili e un mercato. Un altro documento del 1185, parla ancora di Alcamo a conferma dell'origine araba. è un diario di un pellegrino andaluso, Ibn Jubair, che in viaggio da Palermo a Trapani si fermò ad Alcamo che egli definisce beleda (paese con moschee e mercato).
Durante il periodo medioevale l'attuale centro storico era abitato da musulmani e diviso nei quattro casali di S. Vito, S. Leonardo, S. Ippolito e S. Nicolò.
Agli Arabi succedettero ne1060 i normanni e poi gli svevi. Una serie di rivolte dei saraceni tra il 1221 e il 1243 indusse l'imperatore Federico II di Svevia (1230-1250) a deportare la popolazione araba da Alcamo e i casali divennero gradualmente cristiani.
In quegli anni nasce ad Alcamo il celebre poeta Ciullo o Cielo d'Alcamo, autore del contrasto Rosa fresca aulentissima, prima testimonianza tangibile dell'uso dell'italiano volgare per i componimenti poetici, risalente al XII secolo.
Il periodo aragonese segnò lo sviluppo progressivo del paese e pittura, scultura e architettura ne testimoniano lo splendore, e in quello stesso periodo alla popolazione residente sulla terra di Bonifato venne ordinato di scendere a valle fondendosi con quella dei casali.
La città passò, con brevissimi periodi di demanialità regia, nelle mani di diversi feudatari, dapprima i Ventimiglia, di cui rimangono i resti dell'omonimo castello sulla cima del Monte Bonifato, poi i Conti di Modica, il cui castello è tutt'oggi presente in ottime condizioni allorché restaurato in tempi recenti. Il castello risalirebbe al XIV-XV secolo (1350) ad opera della famiglia Peralta e fu successivamente completato dai feudatari Enrico e Federico Chiaramonte.
Fu in possesso dei Cabrera Conti di Modica fino al 1812, e vi soggiornò nel 1535 l'Imperatore Carlo V. Durante il XIV secolo Alcamo conta circa tremila abitanti provenienti anche da varie parti della Sicilia e dell'Italia che negli atti notarili venivano indicati come habitatores.
Durante il XV secolo Alcamo era un centro del commercio del frumento della Sicilia occidentale. Intorno al 1500, Alcamo fu sotto la giurisdizione del capitano di giustizia Ferdinando Vega, che combatté le incursioni dei pirati turchi e impose il rispetto della legge con la forza.
Il centro abitato viene cinto da mura difensive merlate che comunicavano con l'esterno attraverso quattro porte: Porta Palermo alla fine dell'attuale via Rossotti, Porta Corleone alla fine dell'attuale via Comm. Navarra, Porta di Gesù posta di fronte la chiesa Santa maria di Gesù attigua al convento dei Francescani, e Porta Trapani posta all'inizio di via Comm. Navarra.
Nel 1535, in onore dell'imperatore Carlo V di passaggio per Alcamo, di ritorno dalla Tunisia, fu chiusa la vecchia Porta Trapani e ne furono aperte altre quattro: Porta stella, Porta Nuova e le nuove Porta Trapani e Porta Palermo poste all'ingresso e alla fine dell'attuale corso VI Aprile che venne chiamato Corso Imperiale.
Nel XVI secolo Alcamo ebbe alcune scuole e dei dotti insegnanti, tra cui il poeta ed erudito Sebastiano Bagolino (1562-1604). In questo periodo avvenne anche l'apparizione della Madonna ad alcune popolane e il ritrovamento dell'immagine della Madonna, poi venerata col titolo di Madonna dei Miracoli (1547). Tra il 1574 e il 1575, mentre fiorivano l'architettura e la scultura, la popolazione alcamese venne decimata dalla peste. In quel periodo i cadaveri degli appestati furono sepolti nel cimitero di S. Ippolito.
Anche il XVII secolo per Alcamo fu contrassegnato da pestilenze e moti popolari. Dal 1614 al 1618 Alcamo fu venduta per 2000 scudi da Vittoria Colonna, Contessa di Modica, a Pietro Balsamo, principe di Roccafiorita.
Alcamo, dopo le epidemie, conobbe un notevole ripopolamento solo nel XVIII secolo, nel 1798 la popolazione era già di 13.000 abitanti. Quello fu un periodo d'oro anche per le arti, con la costruzione della Chiesa Madre, su progetto degli architetti Angelo Italia e Giuseppe Diamante, il cui interno fu decorato anche con 38 splendidi affreschi del pittore fiammingo Guglielmo Borremans (1699). Di quel periodo furono anche la ristrutturazione della chiesa di S. Oliva, la ricostruzione della chiesa di SS. Paolo e Bartolomeo, il completamento della monumentale chiesa del Collegio e della chiesa di S. Francesco di Paola. Nel 1667 Mariano Ballo fece anche costruire un teatro, il teatro Ferrigno, in seguito ribattezzato cine-teatro Euro, e dopo i recenti restauri, teatro Cielo d'Alcamo.
Nel 1802 Alcamo diventò demanio regio e del parlamento siciliano fecero parte, in rappresentanza di Alcamo, gli arcipreti Stefano Triolo Galifi e Giuseppe Virgilio e il barone Felice Pastore. Nel 1820 una rivolta diede luogo ad assassini e saccheggi, alla liberazione di delinquenti dal carcere e all'incendio degli archivi comunali. Nel 1829 un'epidemia di colera decimò buona parte della popolazione. Nel 1843 venne iniziata la costruzione dell'attuale palazzo comunale, su un terreno che apparteneva al barone Felice Pastore.
Diversi alcamesi, tra cui molti sacerdoti furono protagonisti durante il Risorgimento italiano.
Il 1812, il 1820, il 1848 e il 1860 sono gli anni nei quali Alcamo, insieme alle altre città siciliane più patriottiche, porta avanti gli ideali dell'Italia unita, guidata dalle famiglie Romano, Fazio e Triolo di Sant'Anna. Stefano e Giuseppe Triolo il 6 aprile 1860 fanno sventolare la bandiera tricolore sul palazzo del Comune, costituendo delle squadre di volontari che si recheranno in aiuto a Garibaldi nella battaglia di Calatafimi il quale poi emanerà ad Alcamo alcuni decreti dittatoriali per conto di Vittorio Emanuele II. Sarà Francesco Crispi, poco tempo dopo, a preparare la costituzione per le terre liberate.
In occasione della festa della Patrona, nel 1897, venne inaugurata l'illuminazione pubblica. Tra le figure cittadine più importanti di questo periodo ricordiamo il sacerdote Giuseppe Rizzo, fondatore della Cassa Rurale e Artigiana. Negli anni successivi, durante la prima guerra mondiale morirono quattrocento cittadini alcamesi, e il periodo seguente fu caratterizzato da miserie e stenti a causa dell'inflazione monetaria e del brigantaggio. Nel 1918 l'epidemia influenzale chiamata "spagnola" causò la morte di circa cinquecento persone.
Col Fascismo, i cittadini chiesero allo stato che Alcamo venisse elevata a capoluogo di provincia, ma la loro richiesta venne rigettata. Nel 1935 il cimitero S. Ippolito fu trasformato in campo sportivo (l'attuale campo Don Rizzo). Durante il secondo conflitto mondiale gli alcamesi morti o dispersi in battaglia furono 213. Il 21 luglio 1943 gli Americani entrarono ad Alcamo senza incontrare resistenza. Il 18 dicembre 1944 il disagio economico e sociale portò la popolazione ad insorgere occupando il palazzo Comunale e incendiandone gli archivi.
Economia
Negli ultimi decenni alle attività economiche alcamesi più tradizionali, l'agricoltura e l'artigianato, si sono affiancate numerose attività commerciali, industriali e orientate all'offerta di servizi.
Alcamo oggi conserva il suo ruolo di crocevia commerciale tra Palermo e la provincia di Trapani. Il clima è temperato e la posizione centrale rispetto al Golfo di Castellammare regala dei panorami caratterizzati da vasti orizzonti. Dalla cima del Monte Bonifato nelle giornate più terse è possibile scorgere le propaggini più occidentali delle Madonie a est, le isole di Ustica a nord e di Marettimo ad ovest, i monti Sicani verso sud-est e ammirare la vasta campagna circostante. Il territorio comprende anche la località balneare di Alcamo Marina, che si estende con la sua spiaggia per alcuni chilometri, dal territorio del comune di Castellammare del Golfo fino all'antico fortilizio arabo del castello di Calatubo.

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