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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Parco Archeologico di Segesta

Parco Archeologico di Segesta

Piantina

Situata nella parte nord-occidentale della Sicilia, Segesta, assieme ad Erice ed Entella, fu una delle principali città degli Elimi, un popolo di cultura e tradizione peninsulare, estremamente raffinato e per questo soggetto agli influssi dominanti della cultura greca siceliota.
Secondo lo storico greco Tucidide, si trattava addirittura degli scampati alla guerra di Troia guidati da Enea, il quale, prima di approdare a Roma, vi lasciò una cospicua colonia di suoi concittadini, tra i quali il vecchio padre.
Recenti studi hanno dimostrato che l'antica città era piuttosto estesa sin dal VI sec. a.C. quando già occupava diverse aree del monte Bàrbaro, nel comune di Calatafimi-Segesta, a una decina di chilometri da Alcamo e da Castellammare del Golfo.
Fortemente ellenizzata per aspetto e cultura, raggiunse un ruolo di primo piano tra i centri siciliani e nel bacino del mediterraneo, fino al punto di poter coinvolgere nella sua secolare ostilità con Selinunte anche Atene e Cartagine.
Contro Selinunte, la città chiese più volte l'aiuto degli Ateniesi,che intervennero nel 454-453 a.C. e poi nel 415-143 a.C. Ad un ulteriore pressante richiesta di aiuto di Segesta, rivolta questa volta ai Cartaginesi nel 409 a.C., seguì la distruzione di Selinunte dopo la cui caduta, Segesta visse con alterne fortune il periodo successivo. Fu oggetto di offensive siracusane, tra cui quella di Dionisio nel 397 a. C., fino ad essere conquistata e distrutta da Agatocle di Siracusa (nel 307 a.C.), che le impose il nome di Diceòpoli, Città della giustizia.
In seguito, ripreso il suo nome e abbandonando i Cartaginesi, si alleò nel corso della prima guerra punica (260 a. C.) con i Romani che, in virtú della comune origine leggendaria troiana, la esentarono da tributi e le diedero una certa autonomia politica dotandola di un vasto territorio e permettendole, così, una nuova fase di prosperità legata principalmente al controllo delle fertili pianure che si estendevano nell'area circostante, in particolare a nord e ad est.
Segesta visse una nuova fase di splendore e benessere e venne totalmente ripianificata sul modello delle grandi città microasiatiche, assumendo un aspetto fortemente scenografico.
Nel corso del I sec. d.C. ebbe inizio un periodo di declino che culminò con il progressivo abbandono del monte Barbaro che venne adibito a pascolo o a zona di sepoltura.
La città venne poi distrutta dai Vandali nel V secolo d.C., e mai più ricostruita nelle dimensioni del periodo precedente. La sua decadenza si protrasse fino al XII secolo, quando vi nacque un piccolo insediamento islamico, detto Calatabarbaro e dove, dopo la cacciata degli Arabi, i Normanni vi costruirono un castello. Questo, ampliato in epoca sveva, fu il centro di un borgo medievale che si estese anche all'acropoli meridionale. Se ne perse poi quasi il nome fino al 1574, quando lo storico domenicano Tommaso Fazello, artefice dell'identificazione di diverse città antiche della Sicilia, ne localizzò il sito.
Già famosa per i suoi due monumenti principali, il tempio di tipo dorico e il teatro, Segesta vive ora una nuova stagione di scoperte, dovute a scavi scientifici che mirano a restituire un'immagine complessiva della città.
L'urbanistica di Segesta è ancora in corso di indagine: sono segnalati alcuni probabili tracciati viari, l'area dell'agorà e alcune abitazioni.

Carta archeologica di Segesta

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