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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Veduta aerea del castello

Veduta aerea del castello

L'edificio è fra i più importanti monumenti del periodo svevo e sorge su un luogo dove la tradizione narra di precedenti fortificazioni: nella punta estrema dell'isola di Ortigia, a difesa del porto naturale. Lì il comandante bizantino Giorgio Maniace fece costruire nel 1038 un forte, che venne poi trasformato in castello da Federico II.
La fortificazione fediriciana, a pianta quadrata (m.51 per lato), con le sue quattro torri cilindriche agli angoli, riprendeva modelli di cultura araba e faceva parte di un sistema di castelli e torri distribuiti lungo le coste a difesa dell'isola.
Nella parte Ovest vi è il portale d'ingresso con un bell'arco ad ogiva, sormontato dallo stemma imperiale di Carlo V (secolo XVI°) raffigurante un'aquila bicefala (a due teste). Ai lati, poggiati su mensole, si trovavano due arieti bronzei (di scuola ellenistica) donati da Alfonso di Castiglia al generale Ventimiglia; uno di essi è oggi conservato al museo archeologico di Palermo, l'altro è andato perduto o distrutto nel 1848.
La struttura interna presenta un unico salone, un tempo diviso da un doppio ordine di colonne che formavano ben 25 volte a crociera. Questa sala, sicuramente, serviva come sede della temporanea reggia imperiale. Manca infatti baglio, cioè la piazza d'arme: quello spazio interno che consentiva le manovre delle macchine da guerra, le ingombranti catapulte, o trabucchi, destinate a lanciare pietre o altro. Tutto il castello è cinto da fortificazioni e per accedervi bisogna attraversare un ponte di pietra, fatto costruire da Carlo V nel XVI° secolo insieme alla cinta difensiva dell'isola, quando Siracusa venne trasformata in una roccaforte.
Nel bene e nel male, nei momenti di gloria come in quelli di più bassa decadenza, la storia del castello si è intrecciata con quella di Siracusa: fu qui che Federico firmò il rescritto per la fondazione dell'Università di Napoli. Nel 1288 vi dimorò con la famiglia il re Pietro d'Aragona. Federico II d'Aragona nel 1321, qui convocò il Parlamento siciliano che sancì l'eredita del figlio Pietro II d'Aragona.
Nel periodo in cui Siracusa fu sede della Camera Reginale (1305-1536) il castello ha ospitato le Regine Costanza d'Aragona nel 1362, Maria d'Aragona nel 1399, Bianca d'Aragona nel 1416, e l'ultima che ebbe in dominio la Città, Germana de Foix, seconda moglie, ora vedova, di Ferdinando il Cattolico. Nel 1540 qui alloggiò anche l'ammiraglio Andrea Doria durate la spedizione organizzata da Carlo V contro i Musulmani. Purtroppo nei secoli la struttura dell'edificio è stata rimaneggiata, dovendola adattare a residenza, a caserma, a prigione.
Per tutto il XIV sec. il castello non fu adibito a scopi militari: in alternativa al Marieth veniva impiegato come luogo di contenzione. Soppressa la Camera della Regina, Carlo V, collaborato attivamente dal Vicerè di Sicilia Ferrante Gonzaga, intraprese un programma di ampio respiro di consolidamento delle fortificazioni esistenti e di edificazioni di nuovi baluardi. In tale articolato sistema difensivo il castello Maniace doveva diventare il punto di forza: non più in una visione decentrata dalla città, ma punta di diamante protesa sul mare.
Dal XVI sec. si inizia un nuovo sistema di munizionamento dell'edificio con l'uso dell'artiglieria. Comincia così un progressivo rafforzamento del castello con opere e strutture complementari (batteria Vignazza, casamatta borbonica, polveriere) con il rischio non solo di vedere stravolta l'antica struttura ma addirittura demolita.
Altri guasti vennero dai due potenti terremoti che nel 1542 e nel 1693 hanno sconvolto la città, e dello scoppio, nel 1704, della polveriera del castello che danneggiò irrimediabilmente tutta la parte Nord Ovest: crollò l'intero torrione e una parte della cinta muraria. Nei pressi della torre Ovest si trova il Bagno della Regina: vi si accede da una porticina aperta nel paramento murario e si scende per una scala intagliata nella viva roccia. Si giunge in un ambiente sulle cui dimensioni ed utilizzo molto si è fantasticato. Si narrava che fosse spazioso ed adorno di marmi, con sedili e vasche. Nella realtà si tratta solo di un minuscolo ambiente di circa 1 m. per lato ed altro non è che una fonte di approvvigionamento idrico del castello, che sfrutta una delle polluzioni di acqua dolce delle quali un tempo era ricca Ortigia.

Orario: dalle ore 9,00 alle ore 13,00
Chiuso
la Domenica mattina e l'intera giornata del Lunedì
Biglietto € 4,00 (vendita fino a trenta minuti prima della chiusura 12.30)
Ridotto: € 2,00 (età compresa tra i 18 e i 25 anni)
Gratuito: sotto i 18 anni e oltre i 65 anni

le riduzioni sono riservate esclusivamente ai paesi membri dell'Unione Europea;

Info: tel. 0931 464420 (botteghino)

Sito archeologico senza barriere architettoniche.

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