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ITINERARIO DEI CASTELLI NELLE PROVINCIE SICILIANE

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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?


(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Nel XII secolo Idrisi, il geografo di corte di re Ruggero , definì Alcamo come «Vasto casale con terre da seminare e ubertose», con «un mercato frequentato, artigiani e manifattura» .
La sua etimologia potrebbe derivare da alquam, terra fangosa, o Marzil Alqamah, casale di Alqamah.
Avolio e Trovato, procedendo ad un'analisi lessicale del toponimo, ritengono che Al rappresenti l'articolo arabo; Pellegrini nel suo Dizionario topografico sostiene che si tratti di un antroponimo arabo, o che vi possa essere rapporto col nome della pianta araba Alquamah che corrisponde al Citrullus colocynthis.
Trent'anni dopo il pellegrino Ibn Jubair, in viaggio da Palermo a Trapani, facendo tappa in questo luogo, nelle sue annotazioni scriveva di Algamah (città bassa) «grande, opulento mercato, provvisto di moschee (Beleda), essendo tutti musulmani gli abitatori di esso».
Il famoso Rollo di Monreale, che descrive minuziosamente, fra l'altro, la vasta zona circostante ad Alcamo, non fa alcuna menzione di questo centro, ma solo del vicino monte Bonifato.
Secondo Amico la città e il castello di Alcamo sarebbero stati costruiti sul monte, a comprovare ciò è la presenza sul monte di resti di un antico maniero; e solo nel 1330 una nuova città sarebbe stata edificata alle radici di esso.
G. E. Massa, riguardo i rapporti tra Alcamo e la città alta sul monte Bonifato, asserisce che l'attuale Alcamo sia nata dopo la distruzione del centro sul Monte.
Alla presenza araba il De Blasi (nel suo ?Discorso Storico?) ed il Bembina (nella sua ?Storia Ragionat?) fanno risalire la costruzione del castello precisamente all'anno 827 d.C., attribuendola a quello stesso capitano Adelkamo, primo condottiero dei saraceni in Sicilia e fondatore sul Bonifato di una grande castello, del quale, come sopra accennato, rimangono solo i resti di una torre), andato poi in rovina e avente il medesimo nome della futura città che oggi si trova alle falde settentrionali di detto monte.
Asserzione che Michele Amari nel primo volume della sua Storia dei Musulmani di Sicilia smentisce in quanto - a suo dire - i due storici alcamesi perpetuano uno sbaglio involontario commesso dal canonico Schiavo nelle sue Memorie per servire alla storia letteraria di Sicilia.
L'esistenza di documenti e un'analisi archeologica dell'edificio operata dall'illustre archeologo palermitano prof. Enrico Salemi rimandano, invece, la costruzione del castello non più tardi dell'età aragonese. Dopo il 1184, durante la prima signoria di Alcamo, iniziata con la famiglia Tragna nel 1077, l'antico casale Alkamah si trasforma in borgo medievale, definendo un disegno politico più vasto che faceva leva sulla spartizione di terre ai cavalieri normanni militanti. L'aristocrazia feudale rappresentò da quel momento, fino all'abolizione del sistema nel 1812, la forza sociale protagonista, assieme al clero, degli eventi storici di cui spesso condizionò gli sviluppi.
Se nel privilegio emanato da Federico III di Aragona nel 1317 Alcamo era ancora catalogata come casale, in quello del 1332 si stabilisce la ricostruzione della città alta sul monte Bonifato.
A tal proposito alcuni storici come il Fazello, il Pirri e l'Amico ritengono più esatto parlare più che altro di un trasferimento della città bassa sul monte Bonifato, giustificando tale provvedimento con le migliori condizioni difensive della città alta. Più caute risultano le ipotesi di Luca Barberi e del Di Giovanni che parlano di ripopolamento favorito dalle esenzioni fiscali; in tutti e due i casi il privilegio non ottenne le finalità previste se ancora nel 1398 venne confermato e riproposto da Martino I.
Estinta la signoria dei Tragna, l'Universitas di Alcamo visse un breve periodo di demanialità che va dal 1334 al 1340. In verità i tentativi di un'organizzazione autonoma possono essere considerati fatti episodici nella storia del centro. Il rifiuto di sudditanza passiva alle baronie istituite da privilegi reali non costituì mai un elemento di rottura tale da dar vita ad una reale alternativa. Infatti nel 1337 e poi il 23 agosto 1340 (come narra Giovan Luca Barberi) Pietro II con un privilegio regio concede all'ammiraglio Raimondo Peralta, conte di Caltabellotta, la terra di Alcamo, il castello di Bonifato e il castello di Calatubo, mentre nega la demanialità e le franchigie già concesse dal padre Federico III per il mancato ripopolamento del monte Bonifato.
Nel decennio a seguire (1340-1350) la famiglia Peralta intraprese la costruzione del castello favorendo quel processo di inurbamento che ebbe il suo punto di coagulo nella struttura urbana determinata dalla cultura feudale trecentesca.
L'edificio fu completato per opera dei feudatari Enrico I e FedericoIII Chiaramonte, che lo avevano testé conquistato al Peralta e la cui presenza ad Alcamo, anche se per un breve periodo, rappresentava un ulteriore consolidamento del prestigio e della posizione acquisita dalla loro famiglia, inferiore soltanto alle prerogative regali. Questo è infatti il periodo delle lotte tra le potenti famiglie per il controllo della produzione del frumento e delle grandi vie commerciali del tempo.
Nel 1379-80 Guarnerio Ventimiglia, avuta precedentemente in concessione Alcamo da Federico IV, aggiunge al complesso la 'cittadella' davanti al castello.
Nel 1390 Alcamo rivive un altro periodo di demanialità durato nove anni, reso difficile dalle vicissitudini sul diritto di appartenenza. Furono anni di ribellioni divampate e soffocate alternativamente, che instaurarono un clima di distruzione e assedi, durante i quali il fiorente sviluppo economico subì una battuta di arresto.
Nel 1392 venne occupato da Martino quando , divenuto re di Sicilia, giunse nell?isola.
Intorno al 1408 egli lo cedette a Giaimo de Prades, dal quale ereditò la figlia che lo portò in dote al marito Giova Bernardo Cabrera, figlio del famoso giustiziere conte di Modica persecutore della regina Bianca. Dal 1410 il castello divenne così proprietà dei Cabrera conti di Modica. Succesivamente confiscato, assieme alla terrra di Alcamo, venne poi restituito ai Cabrera da re Alfonso con privilegio del 1446.
Nove anni dopo , fu venduto a Pietro Speciale ma i discendenti Cabrera, esercitando un diritto di ricompra, ne rientrarono in possesso per venderlo poi a Guglielmo Aiutamicristo i cui eredi lo tennero sino al 1741.
Verso il 1517, sotto il regno di Carlo V, vi trovò rifugio con i suoi figli Giovanni di Luna conte di Caltabellotta quando, per avere favorito la causa del vicerè Ugone Moncada, temendo la vendetta del popolo, fu costretto a mettersi in salvo.
Nel 1535 vi soggiornò per tre giorni l'imperatore Carlo V, di passaggio per la città, che in quell'occasione disse di Alcamo «città opulenta e gioconda».
Nel corso dei secoli il castello subì numerosi attacchi non solo nemici, come quello del 1534 del Barbarossa, un famigerato corsaro esponente di quella pirateria islamica che in quel tempo conduceva una vera e propria guerriglia contro le navi cristiane; ma anche degli stessi alcamesi: nel 1392 l'arciprete Pietro de Laudes si armò contro Enrico Ventimiglia; nel 1402 contro Donna Violante de Prades, signora di Alcamo.
Infatti al tempo della venuta in Sicilia degli ambasciatori del re Ferdinando di Castiglia, anche Alcamo risentì della sommossa alimentata contro Bianca di Navarra che attendeva dal re la conferma del suo vicariato.
Una violenta lotta tra il popolo che parteggiava per Bianca e le forze del castello fedeli a Violante de Prades (futura moglie del giovane Cabrera) sfociò una notte in un furibondo scontro nel quale questi ultimi, armati di bombarde, combatterono al grido di ?viva donna Violante de Prades et la capra, et cui dichi altru mojra!?.
Con il nome di capra era indicata Timbore Cabrera( o Caprera), figlia dle conte di Modica, la quale nascostamente guidava la ribellione.
Dopo la vittoria ottenuta sui partigiani della regina, grandi feste e tripudi vi furono al castello tra i Prades e i Cabrera.
Nelle epoche successive il castello subì un continuo degrado.
Le mura della cittadella vennero però messe a rischio dalla concessione ad Alcamo della demanialità regia da parte di rè Martino dopo la sconfitta dei Ventimiglia; è certo che nel XVIII secolo il tratto menzionato, parallelo alla via di Porta Collegio ora Navarra, era già demolito, come risulta dalle piante citate.
In seguito il castello pervenne agli Alvarez de Toledo e poi alla famiglia Fitz James Stuart per passare, infine, il 5 marzo del 1828, per sentenza del Tribunale di Trapani, in possesso del Comune di Alcamo e venne adibito a uffici comunali, a carcere, a stalla.
Abbattute le mura, l'antica piazza del castello fu occupata da costruzioni private, fino ad essere parzialmente ostruita dal teatro comunale nel 1850, sostituito da un cinema a far data dal 1961.