Home Page Chi siamo Cosa offriamo Finalità Partecipa Segnalazioni Contatti Mappa del sito Mappe satellitari Meteo Cartoline


Provincia di ENNA


Visita il capoluogo

I Comuni

Untitled Document

ITINERARIO DEI CASTELLI NELLE PROVINCIE SICILIANE

Provincia di Agrigento Provincia di Caltanissetta Provincia di Catania Provincia di Enna Provincia di Messina Provincia di Palermo Provincia di Ragusa Provincia di Siracusa Provincia di Trapani

 

::duomo-di-enna»Origini duomo di Enna » Storia

Eventi Cartoline Galleria Brochure Commenti Link

 

Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?


(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Il Duomo di Enna, pregevole opera d'arte, fu voluto dalla Regina Eleonora d'Angiò, moglie di Federico II d'Aragona, e dedicato, per la grande devozione della Regina, alla vergine Maria, con l'ulteriore finalità di sostituire il culto della dea delle messi, Cerere, alla quale i cittadini ennesi, a distanza di secoli, erano ancora devoti.
Il luogo scelto per la sua edificazione fu un piano fuori dalle mura del castello (che di lì a poco verrà anche lui restaurato) dove, secondo un'antica tradizione ennese, preesisteva un'antica chiesa della città, chiamata S. Maria Maiuri, in avanzato stato di degrado, che sorgeva in quel luogo sacro sin dal V sec. d.C. sui resti del tempio pagano dedicato a Proserpina. Chiesa celebre che aveva dato ai Musulmani, che avevano occupato Castrogiovanni, negli anni che vanno dall'880 al 1100, l'estro per edificare la loro moschea "di frunti at la prima chiesa di li cristiani, chiamata di Santa Maria Maiuri (precisamente nel luogo dove ancora oggi si trova la chiesa di S. Michele Arcangelo) e di innalzare il minareto, più alto della Matrice cristiana, per darmodo al Muezzin di far sentire le lodi di Allah.
Il 31 agosto del 1302 a Caltabellotta Federico II d'Aragona e Roberto d'Angiò avevano firmato la fine della guerra dei Vespri, e Federico, riconosciuto Re di Trinacria, si era impegnato a sposare Ele- onora, sorella di Roberto d'Angiò. Una volta sposati, Eleonora e il consorte decidono di trasferire la loro dimora reale a Castrogiovanni dove la sovrana dà inizio alla costruzione del Duomo, con la duplice veste, quella di dimora reale e quella di simbolo religioso-politico seno tangibile della presenza dei Sovrani in città e opera degna di appartenere alle grandi cattedrali siciliane,, rappresentando anche l'atto finale dell'interdetto Papale e dei rinnovati rapporti venutisi a stabilire tra il Regno di Sicilia e la Chiesa di Roma, dopo decenni di anatemi e scomuniche dei Papi contro l'Isola.
Così, immediatamente dopo la pace di Caltabellotta fu iniziata la costruzione della Chiesa che venne inaugurata nel 1307, ma i lavori per la loro complessità e per le difficoltà sorte, durarono oltre quattro secoli. Infatti poco dopo la sua prima fase di ultimazione dei lavori il campanile della Chiesa crollò sotto il suo peso per la mancanza di staticità della struttura. La chiesa ricostruita, nel 1446 venne quasi distrutta da un incendio -forse di origine dolosa - e per il susseguirsi di varie calamità, venne sempre sottoposta a lunghi interventi di ricostruzione tanto da risentire delle varie influenze artistiche susseguitesi nel corso dei secoli. Infatti, pur avvalendosi delle maestranze locali, furono sempre interpellati non dei semplici artigiani ma anche famosi architetti, noti pittori e Mastri artigiani, cesellatori, scultori, intagliatori, alcuni di loro fatti venire appositamente dalla Franciadalla Regina Eleonora.
Di fronte la chiesa, in piano con la Via Roma, venne costruita una grande piazza, l'attuale Piazza Mazzini atta a contenere la partecipazione del popolo ennese alle solenni festività e a consentire l'incontro tra le varie classi sociali. La partecipazione ai riti religiosi, diviene pertanto, occasione di partecipazione mondana e pretesto per trasmettere ai fedeli il senso della potenza universale della Chiesa
Nel 1446 nel Duomo scoppiò un violento incendio che lo distrusse quasi completamente, la torre campanaria venne seriamente compromessa e si temette anche il rischio che lo stesso potesse crollare; rimasero integre solo le absidi e una parte del fianco esterno.
Per assicurarne i lavori le autorità ecclesiastiche e civili si rivolgono direttamente a Roma, alla Santa Sede, ed il pontefice Papa Eugenio IV, indice un giubileo straordinario di sette armi e mezzo e un'indulgenza plenaria solennemente indetta con bolla di promulgazione atta a raccogliere i fondi necessari per finanziare la ricostruzione.
Sempre su richiesta delle autorità cittadine e del clero, anche Re Alfonso d'Aragona si interessa al problema, ed il 25 giugno 1451 concede in feudo alla Chiesa Madre di Enna, le terre di Giaramita, che si trovano nel territorio della città. Nel 1485 l'infeudazione sarà confermata anche dal re Ferdinando il Cattolico. A ricordo di tale circostanza, viene murata, sul lato meridionale della chiesa, una Porta, chiamata Porta Santa, opera del Gagini. Risorse consistenti vengono elargite nell'opera di continuo ammodernamento della chiesa. La chiesa si presenta sempre più come un grande cantiere aperto, che ininterrottamente lavora per rendere sempre più bello il Tempio della città. Il crollo di una colonia, posta davanti la Porta Sottana, avvenuta nel 1549, offre l'occasione per una serie di interventi interni, accresciuti nel corso degli anni, che vedono all'opera diversi artisti, tra cui Giandomenico Gagini, figlio maggiore di Antonello, che completa nel 1562 i capitelli e le basi vistosamente decorate di putti e grifi".
Ormai si era reso necessario il rinnovo completo di tutte le colonne, compresi i due grossi pilastri dell'arcata maggiore. Per questi lavori però, occorse l'intervento di un architetto, e venne chiamato l'architetto messinese Jacopo Salenti il quale per esigenze statiche, e con una interessante soluzione tecnica modifica le proporzioni delle colonne. Ultimato il rifacimento di tutti i pilieri, nel 1579 si diede l'incarico, sempre all'architetto Jacopo Salemi. di fare il disegno e l'esecuzione di un elegante portale (Porta Sottana) all'ingresso centrale del fianco meridionale della chiesa, che viene ultimato nel 1574. L'intervento si impone per il bassorilievo marmoreo che decora il timpano, raffigurante San Martino che si toglie il mantello, di gusto tipicamente rinascimentale.
Il portale venne inaugurato con una grande cerimonia religiosa Nel 1573, fino a tutto il 1586, si provvede al rifacimento completo del tetto. "il tettu di la navi", ad opera del magister lignarius Andrea Russo da Collesano, collaborato da valenti tornitori, sbozzatori e intagliatori. Il maestro diresse anche tutti i lavori murari ancora occorrenti alla chiesa, fornendo ai maestri stuccatori Paolo Pellegrino e Pietro Rosso i disegni per la realizzazione delle cornici e degli elementi decorativi dell'abside, della Porta di Tramontana e l'arco della Cappella del SS. Sacramento. Nel 1588 arriva ad Enna Scipione di Guido insieme allo scultore Giuseppe Martino e al pittore Giovanni Tammari suoi cointerranei, chiamati per la realizzazione del Coro ligneo, del Palco dell'organo e della "Vara" della Madonna. I lavori vengono conclusi nel 1596.
Nel 1619 si verifica il definitivo crollo della tonte campanaria, dopo 173 anni dall'incendio del 1446 che ne aveva compromesso la stabilità. La torre si schiaccia su un fianco abbattendosi con le sue rovine verso l'esterno della chiesa, lasciando fortunatamente illeso il tetto recentemente rifatto.
Nel 1625 viene commissionata al maestro Oriano Coli l'opera di ricostruzione del campanile. I lavori durano sino al 1633 ma soltanto nel 1659 la guglia, dopo essere stata rivestita con la ceramica di Caltagirone, viene completata. Nel 1669 Francesco Puzzo, su richiesta dei procuratori della chiesa, predispone il piano complessivo per la decorazione in stucco degli interni, che viene poi realizzato, in quattro anni, da Giovanni Calamaro, su disegni del pittore ennese Vincenzo Tremoglie. Nel 1661 si decora di stucco anche la cappella di Sant' Andrea, nella sacrestia. Nel 1676. a causa dell'eccessivo peso della guglia, aggravato perdi più dal pesante rivestimento maiolicato, crolla di nuovo la torre campanaria. Ci vogliono ben quattro anni per Minute i lavori della nuova torre campanaria. Nel 1681 dopo l'affidamento del progetto all'architetto Clemente Bruno, cominciano i lavori. La ricostruzione si protrae, per le notevoli difficoltà dell'impresa. per lungo tempo.
All'inizio del 1700, preso atto della difficoltà di realizzare il campanile secondo il progetto iniziale, a causa deòòe fondazioni che non erano sufficientemente robuste, i lavori di ricostruzione vengono interrotti al secondo livello di lesene. La torre resta così incompleta, ma è proprio questo particolare che dona alla chiesa un notevole impatto di ambientazione. La sovrapposizione di livelli conferisce infatti alla chiesa una facciata "a torre" perchè al "corso inferiore dell'edificio, a lesene doriche con tre fornici immettenti in un vestibolo, si sovrappone centralmente la torre campanaria a due ordini di lesene". Essendo questi uno dei primi interventi che si realizzazrono in Sicilia, esso rappresenta a buon diritto il primo esemplare delle facciate torri siciliane, e l'esempio meglio riuscito di intervento su edificio già esistente caratterizzato, all'esterno dalle absidi trecentesche, e all'interno dagli spazi rinascimentali delle navate, che la nuova facciata barocca esalta e valorizza. Tra la seconda metà del seicento e il settecento si porta a termine l'opera di ricostruzione del Duomo. Le risorse economiche necessarie per gli interventi di manutenzione continua non mancano poicheè esse provengono non solo salle rendite dei fondi rustici che la chiesa detiene in possedimento feudale, ma anche dai donativi e dai lasciti testamentari che molti fedeli devoti fanno a suo favore. Tra il 1690 e il 1704, oltre alla torre campanaria, si portano a termine i lavori di costruzione della nuova sacrestia, provvedendo anche al suo arredo completo, "con la cospicua spesa di onze 200 oltre al legname" paer l'amadiatura monumentale, il famoso "casciarizzo" di raro pregio, le cui strutture portanti sono esgeuite da artisti locali. Gli intagli, gli ornati ed i pannelli,invece, vengono commissionati ai valenti maestri ebanisti, ifratelli Ranfaldi, che realizzano " figure, fogliaggi, rabischi ed altri di tutto rilievo", secondo il disegno "per essii fatto e disegnatosopre tavola" da Clemente Bruno, l'architetto della nuova torre campanaria. In questo armadio i pannelli narrano fatti dell'Antico e Nuovo Testamento. Si rinnovano i soffitti lignei del transetto, con incarico al maestro Giovan Battista Caruso, e delle due navati laterali., nel 1710, con incarico conferito a Casimiro Marchiafava. Dal 1729 al 1730 si interviene nuovamente sulla facciata del Duomo, progettando accanto alla porta grande (opera di intaglio del 1722 del maestro Paolo Guglielmaci), l'apertura di altre due porte, eseguite da Nicolò Salerno, ed un'ampia scalinata di accesso per la cui realizzazione si rende necessaria la demolizione di alcune case e botteghe. In questa continua opera di ricostruzione non mancano gli interventi volti ad arredare ed impreziosire gli spazi interni.
Vengono commissionati a pittori di grande livello e notorietà, come il toscano Filippo Paladino, il napoletano Giovanni Piccinelli e il famoso pittore fiammingo Guglielmo Borremans, quadri con tele e dipinti di oggetti sacri. Il pittore nisseno Vincenzo Ruggieri nel 1672, consegna quattordici quadri che narrano principalmente glorie di Santi ennesi e monaci Basiliani, di cui due destinati originariamente alla Cappella del SS. Sacramento. In questa opera di arricchimento del Duomo, non mancano gli incarichi ad artisti orafi siciliani per la fornitura di argenterie ed oreficerie. Tra queste opere primeggia la corona, voluta per la statua della Madonna della visitazione commissionata ai fratelli orafi palermitani Montalbano e a Michele Cartelloni. La splendida corona è di smalti e oro bianco traforato, con diamanti, rubini e smeraldi, fortemente incastonati, con la raffigurazione sulel superfici smaltate, di scene evangeliche della Vergine Maria: " le volute pallide dell'oro si attorcigliano sistematicamente in un trionfo di decorazione simbolica, interrotta da sei medaglioncini d'oro, finemente smaltato, chiuso in una cornice d'oro, tempestata di granati e brillanti". Per le tante pregevoli opere di argenteria e di oreficeria possedute dalla chiesa, nel 1773, si provvide alla costruzione di una cassa ferrata, che costituisce quasi il sigillo a tante testimonianze di fede esternate dal popolo ennese nel corso dei secoli verso la celeste Protettrice. Agli inizi del 1700, viene commissionata, all'architetto Andrea Amato di Catania, l'ultima imponente opera del Duomo: il rivestimento marmoreo della Cappella della Madonna della Visitazione. Nel 1781 viene completato il pavimento marmoreo, quasi continuazione dell'opera marmorea della Cappella della Madonna; nella sua semplicità e nella scelta dei colori si intona mirabilmente al Tempio.
In questi ultimi annii vengono progettati e portati a compimento altri lavori di restauro e di manutenzione straordinaria del Tempio. L'ultimo importante restauro riguarda le sale della sacrestia. I lavori sono stati conunissionati agli architetti Massimiliano Fontanazza e Danilo Ausiello i quali si sono avvalsi di maestranza ennese. Si è proceduto alla pulitura dei soffitti, alla deumidificazione delle parti in muratura e sono stati rifatti gli intonaci, ad opera del valente capomastroA. Savoca, dando nuova luce alle due sale. Il restauro del prezioso lavabo marmoreo seicentesco, dello scultore ennese G. Gallina, è stato affidato al giovane artigiano G. Gervasi. L'opera più importante dal punto di vista artistico è stata la sostituzione della vecchia pavimentazione in maiolica nella quale sono stati inseriti due nuovi dipinti, rispettivamente, nella sala della sacrestia "Mosè che disseta gli ebrei", e nella Cappella della Sacrestia "La raccolta della manna". La pavimentazione in maiolica e i due inserti sono stati realizzati, artigianalmente e su disegni originali, dal maestro artigiano Gaetano Mirisciotti.
Il Duomo si caratterizza per il particolare stile gotico dell'intero edificio che si conclude con delle absidi poligonali a forma di ombrello, per le luminose superfici delle absidi e all'interno nelle crociere e nelle meravigliose volte, anch'esse irradiate ad ombrello dei catini delle absidi.

La suddetta scheda di approfondimento è stata elaborata con il contributo della redazione "ilcampanileenna.it " e tratta dalla "Guida del Duomo di Enna" per gentile concessione degli autori.




Visualizzazione ingrandita della mappa