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ITINERARIO DEI CASTELLI NELLE PROVINCIE SICILIANE

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"L' Europa é l'onore del mondo;
L'Italia é l'onore dell'Europa
La Sicilia é l'onore dell'Italia;
Quiesta vista é l'onore della Sicilia"



Nelle sale del castello sono esposte manufatti islamici come le musciarabia (paraventi in legno) e degli utensili di uso comune e di arredo.
Sulla volta dell'ingresso, anch'esso su quattro colonne, si trova il famoso piccolo affresco che può sembrare composto di figurine mitologiche, mentre un'antica leggenda popolare vuole si tratti di strani diavoletti custodi di un incantesimo che nasconde il tesoro dell'imperatore, celato dai pagani nel castello perché non fosse trovato dai cristiani.
Tesoro favoloso che «se sarà trovato farà la felicità dell'isola tutta».
Si vuole pure che nel giorno dell'Annunziata essi si muovono ancora più dispettosi, storcono la coda e non è possibile contarli con esattezza; è da qui che nasce il detto " E chi su ,li diavoli di la Zisa", che si usa quando non si può sapere con esattezza una cosa.
Completamente trasformati sono gli ambienti che ospitarono le fiabesche usanze di quei rè i quali dell'oriente avevano adottato gusti e costumi.
Incastrato tra successive costruzioni esiste ancora un pezzo dell'antico muro di cinta con bellissimo portale.
Un immenso parco che dal castello reale si allargava un tempo nella pianura, abbracciando la Zisa e la Cuba, costituiva con essi un sontuoso complesso, per la delizia e il riposo dei signori normanni.

Il palazzo della Zisa, concepito come dimora estiva dei re, nasce da un progetto unitario, realizzato da un architetto di matrice culturale islamica ben consapevole di tutta una serie di espedienti per rendere più confortevole questa struttura durante i mesi più caldi dell?anno. Si tratta, infatti, di un edificio rivolto a nord-est, cioè verso il mare per meglio godere delle brezze più temperate, specialmente notturne, che venivano captate dentro il palazzo attraverso i tre grandi fornici della facciata e la grande finestra belvedere del piano alto. Questi venti, inoltre, venivano inumiditi dal passaggio sopra la grande peschiera antistante il palazzo e la presenza di acqua corrente all'interno della Sala della Fontana dava una grande sensazione di frescura. L'ubicazione del bacino davanti al fornice d'accesso, infatti, è tutt'altro che casuale: esso costituiva una fonte d'umidità al servizio del palazzo e le sue dimensioni erano perfettamente calibrate rispetto a quelle della Zisa. Anche la dislocazione interna degli ambienti era stata condizionata da un sistema abbastanza complesso di circolazione dell'aria che attraverso canne di ventilazione, finestre esterne ed altri posti in riscontro stabilivano un flusso continuo di aria.
La stereometria e la simmetria del palazzo sono assolute. Esso è orizzontalmente distribuito in tre ordini, il primo dei quali al piano terra è completamente chiuso all'esterno, fatta eccezione per i tre grandi fornici d'accesso. Il secondo ordine è segnato da una cornice marcapiano che delinea anche i vani delle finestre, mentre il terzo, quello più alto, presenta una serie continua di arcate cieche. Una cornice con l'iscrizione dedicatoria chiudeva in alto la costruzione con una linea continua. Si tratta di un'iscrizione in caratteri cufici, molto lacunosa e priva del nome del re e della data, che è tuttora visibile nel muretto d'attico del palazzo. Questa iscrizione venne, infatti, tagliata ad intervalli regolari per ricavarne merli nel momento in cui il palazzo fu trasformato in fortezza.

Soltanto il ricco ed originale vestibolo, al piano terra, conserva notevoli tracce del suo primo tempo nella bella volta a crociera, nei mosaici d'oro, nei marmi e negli affreschi.
Il vestibolo corre per tutta la lunghezza della facciata principale sul quale si apre al centro la grande Sala della Fontana, nella quale il sovrano riceveva la corte, e ai lati una serie di ambienti di servizio con le due scale d'accesso ai piani superiori.
Alla parete di centro, da una fontanella scavata nel muro ed ancora ornata con un'aquila d'oro in mosaico, l'acqua scivolando su una lastra marmorea decorata a chevrons posta in posizione obliqua, viene canalizzata in una canaletta che taglia al centro il pavimento della stanza, a cui donava frescura, per finire nel laghetto posto innanzi al castello, al centro del quale era un piccolo padiglione.

La Sala della Fontana, di gran lunga l'elemento architettonico più caratterizzante dell?intero edificio, ha una pianta quadrata sormontata da una volta a crociera ogivale, con tre grandi nicchie su ciascuno dei lati della stanza, occupate in alto da semicupole decorate da muqarnas (decorazioni ad alveare).
In questo ambiente sono ancora visibili i resti di affreschi parietali realizzati nel 1600 dai Sandoval.
Il primo piano si presenta di dimensioni più piccole, poiché buona parte della sua superficie è occupata dalla Sala della Fontana e dal vestibolo d'ingresso, che con la loro altezza raggiungono il livello del piano superiore. Esso è costituito a destra e a sinistra della Sala della Fontana dalle due scale d'accesso che si aprono su due vestiboli. Questi si affacciano con delle piccole finestre sulla parte alta della Sala, affinché, anche dal piano superiore, si potesse osservare quanto accadeva nel salone di ricevimento. Questo piano costituiva una delle zone residenziali del palazzo ed era destinato molto probabilmente alle donne.
Il secondo piano constava originariamente di un grande atrio centrale delle stesse dimensioni della sottostante Sala della Fontana, di una contigua sala belvedere che si affaccia sul prospetto principale e di due unità residenziali poste simmetricamente ai lati dell'atrio. Questo piano dovette certamente assolvere alla funzione di luogo di soggiorno estivo privato, dal momento che l'atrio centrale scoperto apriva questo luogo all'aria ed alla luce.
Facevano parte del complesso monumentale normanno anche un edificio termale, i cui resti furono scoperti ad ovest della residenza principale durante i lavori di restauro del palazzo, ed una cappella palatina posta poco più ad ovest, lungo la via oggi nominata dei Normanni.

Recentemente acquistata dalla Regione Siciliana, La Zisa è ora oggetto di importanti e accurati lavori di restauro che sono stati affidati al sovrintendente ai monumenti.
La sua appassionata opera se non potrà suscitare fantasmi di una vita ormai spenta, saprà certamente ridare le antiche e nobili sembianze al castello, tanto superbo da potere ispirare e ostentare, per lungo tempo, questa orgogliosa iscrizione in lingua castigliana, così tradotta:
«L'EUROPA È L'ONORE DEL MONDO;
L'ITALIA È L'ONORE DELL'EUROPA;
LA SICILIA È L'ONORE DELL'ITALIA;
QUESTA VISTA È L'ONORE DELLA SICILIA».
Recentemente è stato realizzato di fronte al castello un giardino che si estende per tre ettari strappati al degrado.