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ITINERARIO DEI CASTELLI NELLE PROVINCIE SICILIANE

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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?


(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Per raggiungere il Castello basta percorrere il Corso Umberto I e salire i gradini della Badia. Si hanno così, davanti, la porta e le possenti mura medievali dell' XI e XII secolo che un tempo tracciavano l'antico borgo.
Elementi arabo/normanni sono riscontrabili anche nella seconda porta del Castello, dove l'arcata a sesto acuto ne prolunga lo slancio. In alto, a sinistra della porta, si scorge uno scudo, probabilmente della famiglia Abbate, mentre uno stemma dei La Grua Tocco Manriquez, che si trovava sopra la porta, è oggi (dopo il restauro), nei depositi comunali. Entrando, una caditoia, impediva l'ingresso ai nemici. Una grande corte apre la visuale della bellissima facciata interna, un tempo intonacata, oggi a faccia vista per mostrare gli stili delle varie epoche, per renderla omogenea al gusto rinascimentale cui si riferiscono i portali delle finestre e del portone di ingresso del piano superiore; come anche i quattro portali del piano terreno.
Il secondo, partendo da sinistra, ha sostituito un'apertura trecentesca a sesto acuto con sguanci. I portali sono sormontati da stemmi raffiguranti la gru, simbolo della famiglia La Grua; altri mostrano tre zolle di terra, probabilmente simbolo dei Chiaramonte. In quello del salone del piano superiore troviamo anche due leoni rampanti, simbolo dei Lanza. Inoltre tre pentafoglia circondano la gru, come simbolo di fortuna. Entrando al piano terreno una stanza con volta a crociera contiene un muro a faccia vista (prosegue nella stanza successiva ) che originariamente era un muro esterno. In questo sono visibili delle finestre e una porta d'ingresso a sesto acuto con sguanci della vecchia struttura medievale. Un'altra stanza priva del piano di calpestio mostra le fondamenta di strutture precedenti.

Un grande salone è diviso da due arcate a sesto acuto con colonna centrale. Affiorate durante il restauro, erano inglobate dentro un muro divisorio cinquecentesco. Il portale di questo muro è oggi addossato alla parete nord. Tre finestre davano luce al salone; oggi una è murata ed è visibile solo esternamente. Nel lato est rimane da vedere: in una stanza un lavatoio in pietra di "Billiemi"; una cappella affrescata a trompe l'oeil (XVII-XVIII sec.), una statua in marmo della "Madonna di Trapani" attribuita a G. Mancino, scultore del XVI secolo. Dentro la cappella si ammira un bellissimo tabernacolo ligneo del primo decennio del'600, con colonnine corinzie che scandiscono prospettivamente lo spazio. Un matroneo ligneo permetteva la vista del piano superiore.
Esternamente alla cappella, una porticina porta al bastione, dove sono visibili i resti di un muro perimetrale. Uno scalone in pietra di Billiemi , opera dell'architetto Matteo Carnalivari, conduce al piano superiore ( XV secolo). Lì troviamo un portale marmoreo con la scritta: Et Nova Sint Omnia che è la continuazione di un'altra scritta che si trova su un altro portale marmoreo nel lato Sud-Ovest, oggi crollato, Recedant Vetera. Dall' esame stilistico dei portali si evince che si tratta di scritte probabilmente del XV secolo. Si riferiscono, a lavori di ristrutturazione che subì il castello alla fine del'400 per cancellare il suo aspetto medioevale non più confacente all'epoca.
Al suo interno, il Salone delle Derrate, oggi trasformato in biblioteca, presenta due begli archi in pietra quattrocenteschi sostenuti da un robusto pilastro.
Il salone delle feste del piano nobiliare è un classico esempio di sala quattrocentesca con soffitto ligneo dipinto e cassettonato con motivi decorativi a stalattiti di stile gotico catalano, camino impreziosito con lo stemma dei La Grua ed ampie finestre con sedili addossati. Il pavimento è stato rifatto recentemente; mentre il soffitto conserva una parte originale dove è visibile una scritta in latino "In Medio Consistit Virtus" e lo stemma dei La Grua dove troviamo un leone, simbolo dei Lanza, forse posto successivamente. Da un portale sormontato dallo stemma dei La Grua si accede ad altri ambienti che mostrano i segni di epoche precedenti (feritoie, arcate, ecc.). Interessanti sono le stanze affrescate (XVII e XVIII ).

In una di queste si può ammirare un bellissimo portone settecentesco decorato che caratterizza l'alcova. La stanza antistante ha un falso-camino in marmo rosso, mentre l'affresco della volta a botte raffigura "Penelope ed Ulisse"; alle pareti sono raffigurate vedute archeologiche. Segue una stanza in stile pompeiano. Una piccola scaletta circolare porta alle cucine, mentre un'altra attigua sale ai piani superiori. Dal lato ovest si accede ad una zona chiamata "Foresteria". Una stanza, in particolare, merita attenzione perché si caratterizza per le vele e i pennacchi terminanti in pietra di Billiemi di stile gotico- catalano. Per una scaletta si accede alla torre o maschio del castello . La torre continua con un soppalco ligneo dal quale una bifora con lo stemma degli Abbate permette di osservare il lato sud del paese. Qui la volta è a crociera con pennacchi terminanti anch'essi con pietra di Billiemi. Una scala, oggi non più esistente, permetteva l'uscita verso i merli del torrione. Da una porticina caratterizzata da un'arcata a sesto acuto si esce in un piccolo terrazzino, creato recentemente, che permette di osservare il panorama della città.
Alzando gli occhi verso la torre, si può notare, nella penultima mensola verso sud la scultura di una mano. In passato si pensava fosse stata realizzata per ricordare l'uccisione della baronessa Laura Lanza, che sul punto di morte lasciò sul muro la sua impronta insanguinata. Certamente si tratta di una scultura precedente all'accaduto; è probabilmente un simbolo di fortuna legato ad una maestranza araba (la mano di Fatima ) o, come asserisce qualcuno, la firma di un artista. Il nostro viaggio finisce qui, osservando questa mano scolpita e pensando alla vicenda che accadde in questo castello. Manca ancora una tessera del mosaico, l'ala sud-ovest ancora crollata, affinché questa immensa struttura faccia rivivere interamente la sua bellezza.