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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Castello di Mussomeli

Castello di Mussomeli
Piantina

Tra le 200 fortezze presenti in Sicilia è senza dubbio al Castello di Mussomeli che spetta la palma della più inaccessibile e inespugnabile. Capolavoro d'architettura militare del XIV e XV sec., fu fatto erigere, secondo lo storico del '500 Tommaso Fazello, da Manfredi III Chiaramonte, uno dei quattro vicari che governarono l'isola durante il regno della regina Maria nel 1374 circa. In realtà le sue origini rimangono avvolte nell'ombra, in assenza di documenti o testimonianze storiche certe. Ubicato a circa 2 km. dal centro abitato, disposto a quote diverse fino a toccare i 780 metri, appare letteralmente fuso nella roccia calcarea che s'innalza isolata nella campagna di Caltanissetta, tanto da essere definito "Nido d'aquila fuso nella rupe". La fortezza è delimitata da un muro di cinta irregolare che sfrutta al meglio ogni possibile appoggio offerto dai costoni rocciosi; in tal modo la parte costruita dall' uomo si fonde con quella creata dalla natura. Il castello è difeso naturalmente dalla conformazione naturale della rupe sui lati sud-ovest e sud-est, e lungo i lati nord ed est, gli unici accessibili, da una bellissima cinta muraria merlata che si arrampica sino in cima. Stemma dei ChiaramonteMostra direttamente le murature esterne delle sue sale e i vari prospetti, posti a precipizio sulla rupe, sono caratterizzati da altezza costante, dalla disposizione di feritoie e bifore dagli ornamenti goticie, da due torrette semicilindriche sporgenti e dal'esistenza del coronamento merlato. Il complesso, costituito a varie quote, presenta una pianta irregolare subordinata completamente alla topografia del sito. Seguendo l'itinerario di accesso che costeggia la cortina muraria poggiante direttamente sulla roccia, la stradella diviene una scalinata a gradoni e dopo aver attraversato un ponte levatoio si accede attraverso una porta ad arco ogivale all'interno della prima cinta muraria.
Ai due lati della porta d'ingresso si possono ammirare due stemmi intagliati sopra dadi della stessa pietra.Il dado di destra porta scolpito un giglio senza altri accessori. Lo stesso disegno pare che porti il dado di sinistra, ma non si rileva chiaramente. Che cosa rappresenti quel giglio non è facile spiegare.Non è assurdo congetturare che in origine quei due dadi portassero le armi dei Chiaramonte,consistenti in un monte dalle cinque cime rotonde. Caduti i Chiaramonte,si volle disperdere qualsiasi traccia della loro potenza, a al monte dalle cinque cime si sostituì un giglio, che probabilmente rappresentavano il dominio di D. Giamo de Prades.
Superato questo ingresso (1), si entra in una corte interna (2) dove si trovano le scuderie (3): un vasto ambiente rettangolare assai allungato in parte coperto da una volta a botte ogivale, capace di contenere cinquanta cavalli e costruita molto rusticamente, nello stile militaresco. Ha una dimensione di 37 m. per 6,50 m. All'interno, nella parete di nord-est quattro feritoie strombate che servivano a dal luce al fabbricato, mentre nella parete di fronte sono disposte varie nicchie a sesto acuto e un ingresso laterale; infine sul muro di fondo si trovano due aperture e una piccola nicchia situata al centro. Al suo interno è inoltre possibile ammirare, grazie ai recenti restauri la pavimentazione originale interamente costruita con pietre di fiume. Sopra la stalla stendesi il fienile.
Continuando a salire lungo una rampa a gradoni, si arriva alla seconda cinta muraria caratterizzata da un'altra porta ogivale (4) che immette nel cortile del maniero. Per il miglior stato di conservazione si pensa che la seconda cinta muraria sia di un'epoca posteriore rispetto a quella più a valle,pur non essendo diverso lo stile architettonico. Ciò è dimostrato dallo stemma che si trova ai due lati della porta: su due conci posti ai fianchi della ghiera dell' arco viene raffigurato lo scudo gentilizio della famiglia Castellar, un castello a tre torri che poggia su di un giglio; mentre in alto, sopra il concio di chiave, è stata scolpita un'altra insegna con uno scudo con tre aquile ad ali spiegate: si tratterebbe dello stemma dei Del Campo.
ìin un cortile interno (5) poligonale delimitato a sinistra dalle mura di cinta (con la merlatura originaria del '500) e a destra dalla cappella. Il cortile ha sette lati, con il lato sud che racchiude il corpo residenziale. Un arco a sesto acuto, modanato e sorretto da semipilastri poligonali, divide l'atrio da un vestibolo attorniato di sedili. Sulla cima più alta della rocca si eleva il mastio.
La zona residenziale poggia su degli ambienti sotterranei scavati in parte nella roccia e coperti da volte a botta raggiungibili attraverso una scala a chiocciola da un ingresso archiacuto posto sulla parete a sud-est del portale di accesso che presenta anche un elegante bifora archiacuta. Tra i vari ambienti sotterranei:
- la "Sala delle torture" illuminata dall'alto da un foro praticato nella copertura corrispondente all'esterno con il piano di calpestio della corte;
- la cisterna dove confluiva l'acqua piovana con ancora l'originario intonaco a cocciopesto;
- la "Prigione della Morte" dove i condannati venivano calati attraverso una botola e annegati nell'acqua che vi si immetteva da appositi buchi nelle pareti; Un altro grande ambiente rettangolare, auna quota più bassa presenta cinque arconi a sesto acuto che sorreggono un soffitto ligneo e illuminato da quattro strette finestrelle strombate. Da questo vano si accede a un piccola stanza illuminata da una finestrella strombata in cui il malcapitato precipitava da una botola-trabocchetto posta al piano superiore.
Sulla destra del cortile interno, un vestibolo conduce a una serie di ambienti semidiruiti di cui rimangono parte delle pareti perimetrali, piccoli semipilastri su cui si impostano i primi conci di grandi archi e una scaletta che portava a un piano superiore non più esistente.La piccola dimensione degli usci comunicanti dimostra che queste erano stanze di passaggio e di servizio.
A sinistra della corte uno splendido portale gotico, del tutto restaurato da Armò nei primi del '900, è caratterizato da colonnine con capitelli decorati con foglie ricurve d'acanto che sorreggono una cornice con decorazione a rosette, sopra la quale si apre un archivolto ogivale a raggiera. Da questo portale si accede alla famosa sala del trono o "Sala dei Baroni"(6) in riferimento all'assemblea dei baroni siciliani convocata da Manfredi Chiaramonte nel 1391 in vista dell'arrivo dei Martini in Sicilia.: venti metri di lunghezza per sette di larghezza. Pregevoli nella sala i portali in puro stile "chiaramontano", le nicchie ogivali alle pareti e il soffitto ligneo sorretto da cinque arconi ogivali, illuminato da due belle bifore con capitello a foglie ricurve.Si pensa che questa sala sia di un'epoca posteriore ,essa è infatti di una costruzione diversa dalle altre. La maggiore differenza è nel tetto,che,mancando ogni vestigia di colonne e costoloni,dovette essere piano e a grandi travature.
Dal fondo della sala si accede ad una saletta detta "delle tre donne" (7). Un vano triangolare con feritoia che immette in una serie di vani dalle alte volte a crociera e dai motivi decorativi che richiamano notevolmente l'architettura d'interni dei castelli federiciani (vedi il castello Ursino a Catania e il castello Maniace a Siracusa) tanto da far pensare a un primo nucleo del castello costruito in tarda età sveva. La prima sala con delle belle volte a crociera è detta "del camino" (8) per la presenza a destra di un grande camino incavato nel muro. "camera da letto"(9) con un regale giaciglio a baldacchino con drappeggi di velluto rosso) simile alla precedente ma con decorazioni dei capitelli a foglie uncinate. La maestosa camera da letto è anch'essa, come la precedente, coperta da due volte a crociera, divise tra loro da un arco mediano a costole rilevate ; e gli archi posano su sei mezze colonne. Adiacente la torretta semicircolare visibile esternamente dal lato sud della rocca e ricavata dal livellamento della roccia dato che l'estremità ovest della stanza poggia sulla nuda pietra. Dalla sala, attraverso una porta ogivale e una scaletta, si scende in un vano di servizio sotterraneo, in parte scavato nella roccia, dove da una porticina con arco tribolato si accede a una latrina. Questi vani servivano per abitazione di domestici ed uomini d'armi, per magazzini, per cantine e per altri usi di servizio. Risalendo al livello superiore si entra in una grande sala (10) coperta da due volte a crociera con arco ogivale mediano, retto da un gruppo di tre pilastri poligonali con capitelli con decorazioni a foglie uncinate. L'estremità ovest della sala poggia sulla nuda pietra e parte della pavimentazione è così ricavata dal livellamento della roccia.
Il bel portale di ingresso della cappella (11) presenta in alto un'edicoletta rettangolare e due colonnine, ormai erose, sulle quali si impostava l'archivolto a raggiera con ghiera decorata a zigzag e racchiusa in una cornice modanata.
La cappella presenta due ambienti consecutivi, coperti con volte a crociera divise da un arco mediano ogivale ed illuminati da due finestrelle molto strombate.Questo fu l'ambiente più lungamente abitato del castello,come dimostra l'intonacato dell'abside di epoca barocca. Purtroppo, rimangono solo poche tracce dell' affresco che un tempo decorava il catino absidale. Nella parete a ovest della cappella si nota un'apertura oltre la quale attraverso una scaletta elicoidale si accedeva a stanze non più esistenti. Non si sa a quale santo fosse stata nei primi tempi dedicata questa chiesetta, dove più tardi fu venerata la Madonna delle Catene la cui statua è conservata e alla quale i carcerati si rivolgevano per implorare la grazia. Nei primi giorni di settembre, durante la festa del paese, vi si reca ancora una gran folla per le tradizionali funzioni religiose. Infine una peculiarità costruttiva del castello di Mussomeli: è ricco di ambienti triangolari che servono da raccordo tra le sale di ogni lato del poligono con le scale successive. La parte più alta è occupata dal maschio,che i mussomelesi chiamano il mulino a vento, oggi allo stato di rudere, a pianta quadrangolare, con carateristiche costruttive vicine a quelle dei donjons di tradizione normanna.
L'architettura del castello di Mussomeli può considerarsi un chiaro esempio di arte gotica per i tipici elementi gotici che vi si possono notare ed apprezzare:archi ogivali, bifore. A prima vista si può subito ammirare la compattezza della sua struttura dovuta alla buona qualità della malta e della pietra ricavata dalla stessa roccia,l'uso abbondante di piedritti negli archi e nelle cantonate,requisiti grazie ai quali il castello ha potuto sopravvivere alle intemperie di ben sei secoli.Pregevoli sono le volte a botte e direttrice ogivale della scuderia e l'arco a sesto acuto che divide l'atrio scoperto da un vestibolo che immette nelle stanze.Artistico è il portale della sala dei Baroni,come artistici sono i capitelli decorati a fogliame dei vari pilastri;solenni e massicce le volte a crociera dei locali adibiti ad abitazione.

STORIA
E' molto probabile che il sito dove ora sorge il castello abbia ospitato preesistenti strutture, dato che questa parte di Sicilia giocava un ruolo strategico, trovandosi al confine tra impero sicano ad occidente e siculo ad oriente. Si pensa che durante il periodo arabo, nel lontano 860, esistesse già sulla rupe una torre di vedetta chiamata "Kala 'tAbdel Mumïn". Recentissima è poi l'ipotesi di un primo Stemma dei Campointervento di epoca sveva. In tale ottica il toponimo Manfrida e la corrente denominazione di castello "Manfredonico" potrebbe riferirsi a Manfredi d'Hhenstaufen piuttosto che a Manfredi III Chiaramonte al quale se ne attribuisce la edificazione nel 1374. Attorno al castello si formò il sito che oggi occupa l'odierna Mussolmeli. Nel 1391 con la morte di Manfredi, il castello pervenne al famoso Andrea Chiaramonte al quale fu poi confiscato con tutti gli altri suoi averi. Come è noto, la resistenza dei baroni siciliani contro i catalano-aragonesi fu vana, Andrea Chiaramonte venne decapitato e nel 1392 re Martino assegnò i possedimenti a Guglielmo Raimondo Moncada . Nel 1398,alla morte di Moncada, il castello e Mussomeli furono concessi sa re Martino I a Giaimo di Prades che però, nel 1407, Stemma dei Lanzali vendette a Giovanni Castellar di Valenza dal quale passò, per volere di re Alfonso V, a Giovanni di Parapertusa barone della Favara nel 1451 essendo questi nipote del precedente signore di Mussomeli. Ma per mancanza di denaro, Parapertusa, non riuscendo a mantenere sia la terra che il castello, fu costretto a venderle, ma con il diritto di ricompera, a Federico Ventimiglia. Venne poi riscattato nel 1467 da Pietro del Campo genero del Parapertusa che aveva sposato la di lui figlia Isabella. Dopo molte controversie, nel 1549 il maniero passa da Andreotta Campo a Don Cesare Lanza barone di Castania e signore di Trabia, figlio di Blasco, che, con regia investitura, divenne conte di Mussomeli. Vi si rifugiò per un certo tempo dopo aver ucciso la figlia, Laura La Grua, baronessa di Carini, cercando in questa isolata dimora quella pace che il rimorso gli negava. La famiglia Lanza, ottenuto per Mussomeli il titolo di contea,mantenne la proprietàfino al XX secolo. Dopo lungo abbandono, nel 1909, Pietro Lanza Branciforte principe di Trabia e di Butera e Francesco Lanza principe di Scalea, si preoccuparono di curarne la conservazione e furono iniziati quei lavori di restauro (ad opera dell'architetto Armò) che ci consentono ancora oggi di ammirarne il superbo complesso.

TRA MITO E LEGGENDA
Una strana piccola stanza triangolare che prende luce da una stretta feritoia con soprastante ammezzato al quale si accede per una ripida scaletta, è legata ad una macabra leggenda detta "delle tre donne". Si racconta che un giorno, il principe Federico, signore del castello, dovette partire per sedare un focolaio di ribellione contadina che si era acceso in una delle sue proprietà. Gelosissimo delle sue tre bellissime sorelle, per sottrarle alle eventuali molestie di cavalieri, menestrelli e quant'altri volesse appropriarsi della loro verginità, le fece rinchiudere in una stanza con comodità e viveri bastevoli per almeno sei mesi, pensando d' essere di ritorno dopo appena un mese. Ma nel domare la ribellione, il conte rimase gravemente ferito in uno scontro e la sua assenza si potrasse per oltre un anno. Quando disperato e frettoloso, ritornò al castello e aprì la stanza dove erano rinchiuse le sorelle, trovò gli scheletri delle poverine con ancora la suola delle scarpe stretta tra i denti.
Nel castello aleggia pure lo spettro di don Guiscardo de la Portes, che la sera del 19 luglio 1975 apparve all'ex-custode Pasquale Messina, al quale raccontò la sua storia.
Altri spettri che si aggirano per il maniero sono quelli di un gruppo di nobili atrocemente uccisi in un agguato nella camera scura del castello con getti di olio bollente, oppure quel Cesare Lanza che tra queste mura s'era rinchiuso, roso dal rimorso d'aver uscciso con tre pugnalate la figlia Laura, meglio nota come la Baronessa di Carini.
Un'altra leggenda forse dettata dalla fantasia popolare parla di un altro tragico episodio di una bella fanciulla che, per amore, si gettò dall'alto delle sue mura.
Il castello vive il suo annuale momento di gloria durante la Festa della Madonna della Catena, i primi due giorni di settembre, quando si svolgono cerimonie religiose nelle scuderie, una tradizionale fiera del bestiame e un corteo storico in costume medievale che si conclude con l'esibizione di giocolieri, mangiafuoco e, gare di arcieri e giochi pirotecnici.
Come si raggiunge:
Da Palermo: Percorrere la SS 189 in direzione Agrigento e uscire al bivio per Acquaviva Platani.
Da Agrigento: Percorrere la SS 189 in direzione Palermo e uscire al bivio per Acquaviva Platani.
Da Caltanissetta: Percorrere la SP. 23 Si attraversano i paesi di S.Cataldo, Serradifalco. All'uscita di Serradifalco si può procedere per Montedoro e Bompensiere o ridurre il tragitto seguendo l'indicazione Mappa, miniere Bosco.

Indirizzo: Contrada Castello.

Orari di apertura del Castello:
periodo estivo: tutti i giorni tranne il lunedì dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19 ;
periodo invernale: da luned%igrave; a venerd%igrave; su prenotazione al 0934 961236 (Uff. Turistico Comunale)
Il Castello è aperto sempre Sabato e Domenica dalle 9.30 alle 12.00

TARIFFE
Ingresso gratuito per i ragazzi fino a 10 anni
Da 7 a 20 anni : 2,00
Da 21 a 65 anni : 4,00
Oltre i 65 anni : 2,00
Per visite guidate di gruppi rivolgersi all'Ufficio Turistico tel. 0934 961111 - 0934 961236

Maggiori Info: http://www.prolocomussomeli.it - tel.0934 993105


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