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O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
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(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Chiesa della Martorana - Palermo

Chiesa della Martorana - Palermo

La Chiesa di S. Maria dell'Ammiraglio o San Nicolò dei Greci, più comunemente nota come Chiesa della Martorana, si affaccia sulla prestigiosa Piazza Bellini di Palermo.
La chiesa fa parte dell'Eparchia di Piana degli Albanesi, diocesi di rito greco-bizantino della Chiesa Bizantina in Sicilia..
Fra le più affascinanti chiese bizantine del Medioevo in Italia, è testimonianza della cultura religiosa e artistica ortodossa presente ancora oggi in Italia, ulteriormente apportata dagli esuli albanesi rifugiatosi in Sicilia sotto l'incalzare delle persecuzioni turche nei Balcani. La comunità appartiene oggi alla Chiesa Cattolica, ma segue il rito e le tradizioni spirituali che la accomunano in gran parte alla Chiesa Orientale ortodossa. Quest'ultimo influsso ha lasciato notevoli tracce nella pittura delle icone, nel rito religioso, nella lingua, nei costumi tradizionali proprie di alcune colonie albanesi nella provincia di Palermo.
La chiesa si contraddistingue per la molteplicità di stili che s'incontrano, in quanto, con il susseguirsi dei secoli, fu arricchita da vari altri gusti artistici, architettonici e culturali. Oggi si presenta, infatti, come chiesa-monumento storico, frutto delle molteplici trasformazioni e in merito alla legge r.d. del 15/08/1869 è tra i Monumenti nazionali salvaguardati.
Come dimostrato da un diploma greco-arabo del 1143, da un'iscrizione greca all'esterno della facciata meridionale e dalla stessa raffigurazione musiva di dedicazione, la chiesa fu fondata nel 1143 grazie ad una generosa donazione dell'ammiraglio siriaco Giorgio d'Antiochia, al servizio del re normanno Ruggero II dal 1108 al 1151, nei pressi del vicino monastero benedettino, fondato dalla nobildonna Eloisa Martorana nel 1194, motivo per il quale diventò nota come "Santa Maria dell'Ammiraglio" o della "Martorana" (In parallelo, Giorgio l'Antiocheno fece edificare anche il possente "Ponte Ammiraglio" sul fiume Oreto, noto anche per una battaglia dei garibaldini). All'edificio sacro, che nel corso dei secoli è stato più volte distrutto e restaurato, si accede dal campanile: una costruzione a pianta quadrata del XIII secolo, aperta in basso da arcate arcuate a colonne angolari e con tre grandi ordini di grandi bifore.
Un viaggiatore arabo, Ibn Jubair, che la visitò nel 1184, la definì "l'opera più bella che vi sia al mondo".
La chiesa possiede una pianta a croce greca, prolungata con il nartece e l'atrio. Un portale assiale (ancora esistente) da sull'atrio e il nartece, come nelle prime chiese cristiane. Al di là del nartece, l'edificio era sistemato e decorato come una chiesa bizantina a 4 colonne, tranne gli archi a sesto acuto e i pennacchi della cupola che erano di gusto islamico. Nel 1193 le case attorno vengono adibite a Convento basiliano per le donne e la chiesa verrà poi ad esso inglobata. Attorno al 1394 avviene la fondazione del convento della Martorana (dal nome dei proprietari) che sarà ceduto ai Benedettini dalla corona d'Aragona. Nel 1436 fu ceduta alle monache del vicino convento "della Martorana", da cui deriva il suo secondo nome, come cappella del convento. Nel 1588, al fine di poter contenere il sempre crescente numero di suore, l'edificio venne sottoposto a lavori di ampliamento: fu allungato abbattendo la facciata originale (sostituita da una barocca), atrio e nartece furono incorporati nella nuova costruzione.
Negli anni 1683-1687, l'abside centrale viene distrutta e sostituita da una nuova abside rettangolare, un'ampia cappella affrescata, progettata da Paolo Amato.
Intatto nelle sue splendide proporzioni rimase solo il campanile romanico, elevato sull'ingresso della chiesa originaria, seppure privo, purtroppo, a causa di un terremoto nel 1726, della cupoletta che lo sormontava.
Entrando nella chiesa è ancora possibile cogliere l'originario impianto a croce greca che tanto aveva colpito Ibn Jubair. I mosaici della Martorana, come quelli di Cefalù ed i più belli della Cappella Palatina, sono opera di un gruppo di artisti fatti venire apposta da Costantinopoli a Palermo e che qui lavorarono tra il 1140 ed il 1155. A differenza di essi, però, non comprendono aggiunte posteriori.
Nel 1740 Nicolò Palma progetta un nuovo prospetto, secondo il gusto barocco dell'epoca, che si affaccia sulla piazza. Nel 1846 si realizza l'abbassamento del piano della piazza e viene realizzata la scalinata. Nel 1870-1873 Giuseppe Patricolo ne realizza il drastico restauro. Stacca i marmi settecenteschi delle pareti laterali del presbiterio (di cui era prevista la distruzione) e accenna il muro di chiusura originale.
Oggi la chiesa di San Nicolò dei Greci non possiede un vero e proprio territorio parrocchiale, ma è il punto di riferimento per più di 15000 fedeli albanesi d'Italia di rito greco-bizantino residenti nella città di Palermo, oltre che per i nuovi fedeli di rito bizantino provenienti dall'est europeo e dai Balcani.
INTERNO
Presso l'ingresso, nel primo corpo della costruzione - rifacimento settecentesco con volte affrescate da Olivio Sozzi, Antonio Grano e Guglielmo Borremans , sul lato settentrionale della navata, c'è un mosaico dedicatorio in cui è ritratto Giorgio d'Antiochia ai piedi della Vergine, quest'ultima giuntaci in perfetto stato di conservazione mentre solo la testa e le mani di Giorgio d'Antiochia sono originali dell'epoca. Sul lato opposto troviamo il tesoro forse più prezioso della Martorana: un mosaico raffigurante Ruggero II simbolicamente incoronato da Cristo.
Superato l'ambiente suddetto, si giunge nella chiesa vera e propria. Qui la parte superiore delle pareti e la cupola, al sommo della quale è l'immagine del Cristo Pantocratore, sono interamente rivestite di decorazioni musive di periodo bizantino, le più antiche di tutta la Sicilia e di grande importanza, in connessione con quelle riguardanti Dafne, nell'Attica.
Il grandioso ciclo di mosaici della chiesa è il più antico di Sicilia. I mosaici della cupola rappresentano al centro il Cristo, poi scendendo si vedono i quattro arcangeli (tre originali più uno apocrifo) e i patriarchi, mentre nelle nicchie sono ospitati i quattro evangelisti e infine, nelle volte, i rimanenti apostoli.
L'abside, distrutta sul finire del Seicento, venne sostituita con l'attuale cappella barocca a tarsie marmoree.
Oggi, dopo un attento restauro, resta uno tra gli edifici religiosi più belli di Palermo e della Sicilia.
Nel giugno 1537 Carlo V visitò Palermo. Nel giardino della Chiesa vi erano alberi di aranci ma a luglio non vi sono i frutti. Le monache per far vedere un giardino bello e ben curato, fecero delle arance di pasta di mandorle e le colorarono dando al giardino un effetto più vistoso e bello. Inventarono così i frutti di martorana. Il convento aveva preso nome dalla sua fondatrice, la nobildonna Eloisa Martorana. Da qui l'espressione "frutta di Martorana".
L'Eparchia di Piana degli Albanesi nella Chiesa di San Nicolò dei Greci alla Martorana ha presente l'Associacione culturale e religiosa «Oriente Cristiano», di cui edita la rivista trimestrale dell'Associazione culturale per l'Oriente cristiano. Nasce nel 1961 per iniziativa dei papàs di Piana degli Albanesi, con lo scopo di promuovere e sostenere iniziative per la conoscenza dell'Oriente ortodosso, per la preghiera e lo studio "pro Oriente Cristiano", sulla Spiritualità e la Mistagogia della Chiesa Bizantina.
 

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