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"Tavi è un bel castello ed elevato fortilizio con terre da seminare ed acque"
(Ibn al Idris-1154)


Castello di Tavi

Castello di Tavi


Di fronte alla città di Leonforte, al di là della vallata del Crisa Dittaino, si erge una ripida cresta rocciosa, costituita da lenti di quarzarenite, che giunge ad una altezza massima di 517 m. s.l.m. Questa cresta conserva la più antica testimonianza della presenza umana organizzata nel Leonfortese, infatti, tra le rocce, si notano i ruderi di un castello, non grande ma certamente forte, detto Castellaccio di Tavi.
Secondo la tradizione Tavi, o Tavaca, era una cittadina sicula poi ellenizzata e probabilmente scomparsa durante le guerre autonomiste siceliote scatenate dal condottiero Ducezio (430 a.C. ca).
I ruderi che ci è dato di vedere oggi sono però pertinenti ad un castello medievale, probabilmente sorto in età bizantina e poi rifortificato dagli arabi, che doveva servire al controllo della importante vallata del Crisa e delle sorgenti copiosissime che da sempre hanno rappresentato la ricchezza dell'area. La vera Tavaca probabilmente sorgeva invece dove oggi sorge la parte più antica di Leonforte, il quartiere della Granfonte. Ivi, infatti, il tessuto urbano è del tutto differente da quello di impianto illuministico e regolare voluto da Placido Branciforti e potrebbe nascondere una preesistenza alla fondazione, il casale di Tavi.
Il castello era certamente in uso durante il regno di Ruggero I Altavilla, infatti di esso e del casale parla il geografo Ibn al Idris nel sui "Libro di Re Ruggero" descrivendolo: "Tavi è un bel castello ed elevato fortilizio con terre da seminare ed acque" (1154).
Nel 1200 il feudo e tenimento di Tavi sarebbero passati alla famiglia De Parisio.
Nel 1300 il Castrum Tabarum si ribella contro Federico III.
Nel 1320 la baronia di Tavi pervenne a Ruggero Passaneto già signore di Grassuliato e di Palagonia.
Poi fu infeudato al Blasco Alagona, uomo di notevole potere politico nella Sicilia tardo medievale, quindi del figlio Artale e poi per volere di re Martino I di Antonio Ventimiglia Conte di Geraci. In seguito a ribellione di quest'ultimo il castello passa nel 1397 a Bernardo Berengario di Parapertusa, a cui succede nel 1453 Guglielmo Castellar alias de Parapertusa, e da questi venduto nel 1483 a Pietro Campo.
Nel 1484 si investì del castello di Tavi Giovanni Anzalone che lo aveva acquistato da Pietro Campo.
Passato nelle proprietà della famiglia Berlingerio di Pietraperzia con Bernardo, pervenne quale dote di nozze a Belladama Alagona sposa nel 1487 con Niccolò Melchiorre Branciforte.
Da questa data Tavi rimane feudo della famiglia fino alla abolizione della feudalità.
Nel 1610, il discendente di quest'ultimo, Niccolò Placido Branciforte chiese ed ottenne la Licentia Populandi per la Baronia di Tavi ed iniziò la costruzione della novella Leonforte.
Con la fondazione di Leonforte a partire dal 1614, il castello di Tavi perdette ogni importanza, cedendo le sue prerogative al palazzo Branciforti edificato in città; il castello va incontro alla distruzione.
Sulla rupe del castello si notano bocconi di possenti muraglie, una delle quali munita di una finestra quadrangolare, vani sotterranei voltati e scavati nella roccia, un frantoio ricavato direttamente nella roccia e munito di due vasche.
La proprietà è privata e i resti del castello (una notevole cinta muraria, due grandi cisterne scavate nella roccia, ed un locale di circa metri 7x4 dotato di volta a botte lunettata)sono in abbandono.
Ci si va da Leonforte, imboccando la strada della Favara.

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