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::Lago e Tempio dei Palici a Mineo » Storia

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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Lago e Tempio dei Palici

Lago e Tempio dei Palici




Il Lago di Naftia in contrada Rocca, sola manifestazione di geyser in Sicilia, si era formato dalle emanazioni di acqua sulfuree proveniente da piccoli crateri. Oggi le acque sono controllate e distribuite per l'irrigazione, attualmente vi ha sede uno stabilimento per l'estrazione di anidride carbonica. Il luogo un tempo suscitava paura e rispetto per la presenza di crateri da cui fuoriusciva e fuoriesce tuttora il gas che generava rumori e strani vapori mortali quasi come fosse la manifestazione di divinità. Alla storia del lago è, infatti, strettamente legato il culto dei Palici.
I "frates Palici" erano antichissime divinità sicule venerate come numi ctoni ovvero legati alla terra. Infatti secondo la leggenda Giove, avendo avuto dalla ninfa Talia due gemelli, per non suscitare l'ira della moglie Giunone affidò alla terra i due figli i quali riemersero dal suolo e perciò furono chiamati "Palici" dal greco "palin ichein" che significa "venire di nuovo alla luce". 
In onore di tali divinità, presso il lago le cui acque si credeva ribollisero per il loro respirare, Ducezio, vi fece innalzare un grande tempio che divenne ben presto il centro spirituale e propulsore di tutto il popolo siculo quasi come la città di Delfi per i Greci. I sacerdoti del tempio, oltre ad offrire sacrifici ai numi, si occuparono del giudizio di impostori e spergiuri. I giuramenti davanti al tempio seguivano dei riti particolari. In inverno, quando il lago era pieno di acqua, colui il quale si apprestava a giurare doveva lanciarvi una tavoletta su cui aveva inciso la propria verità. L'innocente doveva necessariamente vedere gallegiare la tavoletta; il caso contrario avrebbe decretato la propria colpevolezza.
Da questo singolare rituale sembra sia detto "la verità viene sempre a galla".
Quando il lago era asciutto, il rito cambiava. Chi giurava doveva toccare, restando in piedi e con gli occhi al cielo, uno dei crateri. Il colpevole rimaneva vittima della mefite mentre l'innocente si salvava. E' chiaro che il giudizio "DIVINO" era gestito dal sacerdote che stabiliva in precedenza la posizione per il giuramento o la consistenza della tavoletta. A volte chi giurava rimaneva solamente accecato dalle esalazioni e nonostante sia passato molto tempo, ancora oggi sentiamo è tipica espressione dialettale "uorbu da vista i l'uocchi" (ch'io possa esser privato della vista), come sapientemente ci fa osservare lo studioso Giuseppe Tomarchio. Il luogo fu soprattutto rifugio per schiavi maltrattati e oppressi, i quali potevano essere ripresi dai padroni solo dopo solenne promessa da parte di questi ultimi, davanti all'ara dei Palici, di un più umano trattamento. Il centro, spirituale e politico, contribuì ad accrescere la civiltà sicula, la cui cultura e senso di amministrare la giustizia ne determinarono la vera forza. In epoca romana la zona fu teatro di particolari vicende storiche; infatti il tempio de Palici divenne rifugio e roccaforte degli schiavi ribellatisi al potere soverchiante di Roma (II sec a.c).



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