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Chiesa di San Giacomo - Ragusa
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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Chiesa di San Giacomo - Ragusa

Chiesa di San Giacomo - Ragusa

Giardino Ibleo



Nel XIII secolo con l'avvento dei Chiaramonte si ebbe un incremento delle costruzioni religiose a Ibla, per questo, probabilmente fra il 1283 ed il 1392 sorse questa chiesa (l'aquila aragonese sopra l'altare maggiore starebbe ad indicare il periodo della dominazione Normanna). Edificata sulle rovine di un antico tempio dedicato a Lucina (dea della fecondità), si trova quasi al centro del Giardino Ibleo e si arricchì delle spoglie della chiesa di San Teodoro crollata con il terremoto del 1693. Figura nell'elenco delle chiese siciliane, che nel 1308 pagavano le decime apostoliche alla Chiesa di Roma ed è' fra le chiese visitate dal Monsignor Platamone nel 1542.
In essa nel 1563 stabilì la sua sede la confraternita di S. Giacomo con il compito di curare il servizio alle funzioni. In quell'anno, infatti, il nobile Giacomo Sammito fece una donazione di case e di terreni alla confraternita affinchè essa avesse una esistenza duratura. Nel 1580 il benestante Pietro di Montagna nel suo testamento designò erede universale la moglie Rosella, con il vincolo che alla di lei morte, i beni di famiglia passassero alla confraternita di S. Giacomo, affinchè questa provvedesse a dotare, ad anni alterni, un'orfana della città. Di questi benefici della confraternita, lo storico Eugenio Sortino Trono ne rintraccia undici. Un altro introito della confraternita proveniva dal diritto di fiera franca concesso dalle autorità in occasione della festa di S. Giacomo. Molta attenzione fu posta dalla confraternita per la cura della chiesa che nel 1660 era nota per le belle sculture, per il campanile, e per le reliquie di S. Giacomo.
La chiesa originariamente era a tre navate, a seguito del terremoto del 1693 le due navate laterali andarono distrutte per cui si decise di ricostruirla ad unica navata e ricavare la sacrestia dalla seconda che veniva cancellata. Già dai primi anni del dopo terremoto si iniziano i lavori e nei primi del settecento si provvedette alla copertura lignea. Nel Gennaio del 1700, il vescovo di Siracusa, mons. Asdrubale Termini, trovandosi a Ragusa per la Sacra Visita, conferì alla confraternita di S. Giacomo il titolo di Arciconfraternita per i meriti acquisiti dai confrati durante le operazioni di soccorso, materiali e spirituali, a seguito del terribile evento sismico del 1693.

L’ESTERNO.
La facciata attuale fu restaurata dall’ingegnere Giuseppe Pinelli visto che nel 1901 la precedente era andata distrutta e i lavori furono completati da Antonio Ingallina nel marzo 1902.
La facciata originale presentava quindici mensoloni riccamente scolpiti (da alcuni giudicati cinquecenteschi e di scuola gagginesca) che, essendo posizionati sul prospetto al secondo ordine, dovevano servire a reggere le gallerie laterali non più realizzate dopo il terremoto e quindi tolti nell'ultimo restauro. Oggi la facciata si presenta suddivisa in tre ordini: quello inferiore con ingresso principale fra due colonnine con capitelli corinzi, il secondo con una finestra con lunetta da cui prende luce l'interno, l'ultimo con il campanile circondato da una balaustra interrotta da una scultura con San Giorgio Cavaliere fiancheggiato da due statue rappresentanti S. Anna e Maria SS. Bambina a destra e San Giovanni Evangelista a sinistra.
Due le campane: una, la più grande, recante i nomi dei procuratori della chiesa risale al 1703; sulla piccola la data è illeggibile.

L’INTERNO.
All'interno, nell'unica navata, ben undici altari (cinque per lato) di cui tre, nell'area della cappella maggiore, riccamente decorati da Giuseppe Calvo nel 1888. La luce arriva da modeste finestre rettangolari poste fra un cornicione e quello che resta di un controsoffitto ligneo. Entrando a destra sopra il primo altare c'è un quadro dedicato a San Cristoforoche lo rappresenta sia da giovane che da vecchio, con il Bambino sulle spalle, opera del 1720 del reverendo don Filippo De Stefano da Ferla; sul secondo altare un quadro che rappresenta la “Morte del Giusto” attribuibile a don Giuseppe Pugliarello da Siracusa. . Segue un confessionale con pulpito, mentre il terzo altare è adornato da una tela dedicata alla "Madonna della Luce" di Ignazio Scacco del 1719; segue, infine, l'ultimo altare laterale che contiene un quadro con San Giovanni Evangelista dello stesso autore. Nell'area absidale si osservano tre altari: quello destro presenta un quadro della Madonna che appare a San Francesco di Paola dipinto da don Giuseppe Pugliarello da Siracusa nel 1719, a cui si affianca un piccolo gruppo statuario con Dio padre circondato dagli angeli. A sinistra, invece, fra colonne dorate che reggono un tempietto ad arco spezzato in cui troneggia il Dio Padre circondato dagli angeli il Crocifisso fra la Maddalena e l'Addolorata. Sull'altare maggiore un'aquila aragonese scolpita in pietra asfaltica e in una nicchia la bella statua di San Giacomo In basso una recente urna con Cristo deposto. Procedendo ora verso l'uscita un primo altare con quadro di San Sebastiano con Madonna e Bambino a cui segue un altro altare con un quadro raffigurante San Giacomo ( recuperato intatto dopo il terremoto ed oggi in una teca) con mantello a fiori dorati su sfondo rosso e blu, che combatte contro i Mori, realizzato a due mani da Vincenzo Fazello e Ignazio Scacco nel 1682 con rifacimenti del 1708. In basso una recente urna con Cristo deposto. Il penultimo altare contiene una "Madonna del Piliero" (da Pilar, dalla tradizionale apparizione mariana predetta dall'Apostolo su una colonna in terra spagnola) con Gloria e Cherubini opera del reverendo De Stefano. Conclude un ultimo altare con quadro dedicato a Sant'Ignazio.Il soffitto ligneo fu decorato forse da Matteo Battaglia nel 1754 e indorato da Giovanni Cannì nel 1786; essendo fortemente danneggiato durante i restauri del 1902 fu parzialmente ricomposto. Il catino riproduce una finta cupola (lavoro simile a quello osservabile sia a Santa Maria del Gesù che a Santa Maria dello Spasimo) con disegnate finestre semicircolari; al centro una SS. Trinità e Maria Santissima Coronata, con intorno putti alati e foglie, mentre agli angoli sono i Quattro Evangelisti. Tre tele, che erano collocate in riquadri del soffitto ligneo, riproducevano scene della vita di Cristo (Natività, i re Magi e la Fuga in Egitto); le opere erano di Simone Ventura su disegni di un Frate Ginepro per incaricato avuto nella prima metà del settecento, ma sono andate perdute nonostante il restauro che era stato approntato nel 1939 da Francesco Flaccavento. Di grande effetto il pulpito collocato su un confessionale, opera in stile neogotico realizzato dallo scultore ragusano del legno Nunzio Lissandrello nel 1888. L'organo, sulla parte opposta, datato 1885 è opera di Casimiro Alleri. In sacrestia oltre ad un altare di pietra scolpita del 1724 si trova una lastra in pietra pece molto antica con la Madonna della Luce analoga a quell'edicola sacra presente sul lato destro della chiesa (sul muro della sacrestia) opera del pittore ragusano Lo Presti del 1892 (la tradizione proviene dalla preesistente chiesa di San Teodoro sembra edificata sul tempio pagano dedicato alla dea Lucina). Una leggenda dice che se si tenta di spostarla si scatenano terremoti. Sempre accanto alla parete destra esterna sono allocate due statue provenienti da altre chiese dismesse: sono una Sant'Anna che tiene in braccio la Madonna bambina proveniente dalla chiesa di Santa Maria dei Miracoli e un San Giovanni Evangelista. Nel periodo pasquale la chiesa e il presbiterio sono ripieni di ceri per i caratteristici "Sepolcri" che le conferiscono un'atmosfera altamente suggestiva.




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