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San Giorgio - Modica
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::Duomo di San Giorgio a Modica » Storia

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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



San Giorgio - Modica

San Giorgio - Modica

Corso San Giorgio



Se la città di Noto è universalmente riconosciuta come capitale del Barocco della Sicilia sud-orientale, in maniera altrettanto unanime il Duomo di San Giorgio in Modica viene spesso indicato e segnalato come monumento simbolo dello stile architettonico tardo-barocco che caratterizza tutte le città di questo estremo lembo di Sicilia. Lo storico dell'arte Maurizio Fagiolo dell'Arco ha dichiarato che tale Chiesa forse andrebbe inserita tra le sette meraviglie del mondo barocco. Con il prospetto rivolto verso occidente, la Chiesa di S. Giorgio, , inserita nella Lista Mondiale dei Beni dell'Umanità dell'UNESCO e annoverata tra le più significative opere del barocco europeo, è l'architettura più imponente e scenografica della città e di tutta la Sicilia sud-orientale. Posta tra la parte alta e la parte bassa della città, la chiesa è inserita nella Lista Mondiale dei Beni dell'Umanità dell'UNESCO, e la sua attuale fisionomia rappresenta, di fatto, il risultato finale di più secoli di trasformazioni, integrazioni e completamenti, avvenuti in seguito anche ai disastrosi terremoti che colpirono Modica nel 1542, nel 1613 e nel 1693 (il più grave). La presenza di una chiesa in tale sito si segnala in documenti dell'Archivio parrocchiale, comprendenti anche documenti della cancelleria papale, come si evince da una bolla pontificia del 1150 di papa Eugenio III con la quale la chiesa veniva posta sotto la tutela del Monastero di Mileto in Calabria. Ma verosimilmente la sua prima edificazione sarebbe stata voluta direttamente dal Conte Ruggero d'Altavilla, a partire dalla definitiva cacciata degli Arabi dalla Sicilia, intorno al 1090. In ricordo di tale avvenimento, all'interno, sopra il portale principale è esposta l'armatura del Conte Ruggero d'Altavilla, il condottiero dei Normanni e il leggendario fondatore di San Giorgio. Duramente distrutta durante il terremoto del 1613, San Giorgio fu eretta a Collegiata con bolla di Urbano VIII del 6 novembre 1630.
Nel 1643 il cedimento di un pilastro del transetto e la preoccupazione del crollo degli archi vicini porta a un radicale intervento nella chiesa. Dopo aver consultato vari architetti ed "esperti di fabrica" provenienti da varie città del Regno, fu deciso modificare radicalmente il precedente edificio e di dare l'incarico per un nuovo "modello" e "pianta" a Frate Marcello da Palermo dei Minori Riformati di San Francesco con la posa della prima pietra nel 1643.
Molto probabilmente non si trattò di una ricostruzione totale ma di una trasformazione. Tra l'altro il grande polittico che Bernardino Niger aveva realizzato nel 1573, posto nella parete di fondo dell'abside della navata centrale è da citare come punto di riferimento della precedente struttura delle chiesa e, infatti, condizionò i successivi progetti di ristrutturazione.
Nel 1660 lo storico Rocco Pirri fornisce informazioni sulla chiesa citandola come la più antica e la più celebre della Contea di Modica. Contava, all'epoca, 13.000 anime e aveva settanta sacerdoti tra canonici e cappellani.
Il Pirri ricorda che non era "seconda" ad altre chiese siciliane per dipinti e simulacri, si trovavano al suo interno "superbissimas iconas", una grande arca d'argento e un bellissimo tabernacolo. Il Pirri ricorda anche il contributo economico determinante dei Conti di Modica per la ricostruzione dell'edificio.
Molto poco ci resta di quel momento storico compreso tra la ricostruzione del 1643 e il terremoto del 1693. Solo alcune opere si datano tra il XVI e il XVII secolo: oltre al polittico di Bernardino Niger (1573), alla tela dell'Assunta del pittore toscano Filippo Paladini datata 1610 e a un'opera del Cicalesius, vanno menzionate La Madonna della Neve, una scultura rinascimentale in marmo, uno stemma ligneo dipinto con il tema di San Giorgio e il Drago datato 1576, una tela secentesca anonima raffigurante una Deposizione conservata in sacrestia e due sarcofagi del Seicento conservati nel transetto e realizzati secondo la tecnica di lavorazione a marmi mischi che formano motivi poligonali, tecnica molto utilizzata nel XVII secolo.
Misterioso rimane il nome dell'autore del progetto di risistemazione settecentesca della facciata, anche se indicazioni ricavate da attenti studi inducono a pensare, anche in considerazione della lunga durata dei lavori, ad una rielaborazione continua ad opera dei più validi architetti del Settecento isolano.
Infatti, a causa del terrificante terremoto del 1693, che colpì tutta la Val di Noto e che ne aveva fatto crollare i tetti, si rese necessario un nuovo progetto e, a partire dal 1716, cominciarono i lavori per la ricostruzione della facciata, attribuita in precedenza a Rosario Gagliardi, il più conosciuto architetto del Val di Noto e autore dell'omonima di Ragusa nel 1744.
A tal proposito un illuminante documento riguardante la controversia tra l'architetto Francesco Paolo Labisi di Noto e il tesoriere della fabbrica Francesco Gaetano Basile del 1761 è stato utile agli storici per riformulare il problema attributivo della facciata.
Analizzando il documento, si evince che, innanzitutto, il nuovo prospetto della chiesa inizia nel 1761 e non prima e che furono invitati per la redazione del progetto diversi architetti e tra questi Francesco Paolo Labisi.
Allo stato attuale delle ricerche, il primo ordine della facciata, con le cinque navate, venne realizzato seguendo il progetto di Paolo Labisi a partire dal 1761 (è interessante a tal proposito notare come, per la progettazione, di una importante facciata, si indisse un vero e proprio concorso di idee per scegliere il progetto più valido e suggestivo).

Il Labisi era un artista dotto che coniugava il classicismo plastico gagliardiano con una decorazione rococò espressa nella frantumazione della massa muraria e nella decorazione molto più capricciosa. Qualcuno ha parlato, riferendosi alla facciata di San Giorgio di un merletto sofisticato e prezioso che il tempo non è ancora riuscito a sgranare.
Successivamente, per dissapori con le autorità ecclesiastiche, l'architetto Paolo Labisi abbandonò i lavori e la facciata venne completata da capimastri locali che non eseguirono il progetto originario, trasformando il prospetto sull'esempio del Duomo di San Giorgio a Ragusa Ibla.
Secondo altri studiosi, invece, il I° ordine della facciata post terremoto era stato completato nel 1738, e la consegna dei lavori era stata solennemente festeggiata in città il 2 febbraio di quell'anno con un corteo alla presenza di tutte le autorità religiose (il Vescovo di Siracusa, Mons. Matteo Trigona, in testa), civili e militari dell'epoca.
Il II° ordine della facciata era costruito già nel 1760, quando fu dato l'incarico al Labisi di un nuovo progetto per le rifiniture del II° ordine, propedeutiche all'innalzamento del III° ordine, che fu a sua volta completato nel 1780, prevedendonel 1777 il posizionamento delle campane più grandi nell'apposita cella, e dell'orologio meccanico nel suo quadrante.
Sia le campane, che l'orologio, infatti, completato il III° ordine, furono elevati al piano superiore, lasciando vuoti, come li vediamo attualmente, la cella campanaria del II° ordine ed il relativo quadrante dell'orologio.
Sembra che il Làbisi, per quanto riguarda l'originale soluzione della facciata-torre, si sia ispirato alla Cattedrale di Dresda, completata nel 1753 su progetto dell'italiano G. Chiavèri.
Infine per il coronamento del III° ordine grazie alla costruzione di una guglia su cui apporre la croce in ferro, fra il 1840 ed il 1842, seguì il contributo di Carmelo Cultraro , altro architetto profondo conoscitore dello stile Barocco italiano ed europeo dell'epoca e uno dei protagonisti dell'architettura iblea di quei decenni.
La committenza al Cultraro è dettagliatissima, ed elenca minuziosamente le sculture, le forme, i fregi, i decori, di cui dotare la cuspide della chiesa
FACCIATA
Lo spazio antistante San Giorgio doveva avere, nel '700, una diversa sistemazione abbellita da giardini eterrazze naturali, chiamati "Orto dei Piombi", e che sono stati trasformati nell'Ottocento. L' imponentescalinata che giunge quasi al corso Umberto I è costituita da ben 250 scalini e dona uno slancio verticale impressionante all'intera opera d'arte. Venne progettata dall'architetto Alessandro Iudica Cappellani con l'intento di collegare la città posta in alto, lungo i fianchi della collina, e la città bassa e riecheggia la scenografica impostazione della celebre " Trinità dei Monti" a Roma.
Il prospetto che presenta un'ardita facciata a torre, si innalza maggiormente nella parte centrale, inglobando la torre campanaria e dona all'edificio un frontale insolitamente alto.
La facciata curvilinea, scandita in tre ordini tramite colonnati dai fusti omogenei, ornati da capitelli in stile corinzio, esprime la magnificenza del barocco siciliano. Abbellita dalle monofore delle parti laterali e dal ricamo sul magnifico ingresso centrale, è completata da una griglia contenente l'orologio. Lasopraelevata cella campanaria contiene tre campane di diverse dimensioni.
La facciata attuale fu sovrapposta (e/o anteposta) modificando, forse anche con parziali demolizioni, quella secentesca preesistente, di cui non abbiamo documenti o disegni, ma che aveva resistito alla forza del terremoto.
Peraltro mai furono sospese le attività liturgiche nel Duomo, salvo qualche mese dopo il tremendo terremoto del1693 che ne aveva fatto crollare i tetti, ripristinati i quali già nel 1696, alla visita pastorale del vescovo di Siracusa, la chiesa è nel pieno esercizio delle sue funzioni. La cupola si innalza per 36 metri. Una scenografica scalinata di 164 gradini, aggiunta dal gesuita Francesco Di Marco nel1818, conduce ai cinque portali del tempio, che fanno da preludio alle cinque navate interne della Chiesa, che richiama un disegno basilicale, con tre absidi dopo il transetto.
La parte della scalinata sotto strada fu progettata nel 1874 dal già citato architetto Alessandro Cappellani Judica, e completata nel 1880 quando la prospettiva frontale di tutto l'insieme venne arricchita dal giardino pensile su più livelli, detto Orto del Piombo, costeggiato dalla scalinata monumentale.
INTERNO
L' interno presenta una pianta a croce latina suddivisa in cinque splendide navate con ventidue colonne in pietra forte levigata a marmo, sormontate da pregevoli capitelli corinzi.
I preziosi stucchi, assieme alle eccellenti statue e pitture di valore, donano fasto, armonia e ricchezza all'interno della Chiesa.
Sull'altare in fondo ad una delle due navate di destra, poggia l'Arca Santa, contenente le reliquie di San Giorgio, chiamata Santa Cassa , opera in argento intarsiato costruita a Venezia nel XIV secolo, e donata alla Chiesa dai conti - mecenati della dinastia dei Chiaramonte.
Nel catino absidale, dietro il finissimo altare del XVII secolo rivestito con lamine d'argento intarsiato con scene della vita di San Giorgio e di Sant'Ippolito, spicca il grande Polittico del XVI secolo attribuito inizialmente, a Girolamo Alibrandi (1470-1524, noto come il Raffaello di Sicilia), fu, in seguito a un restauro dell'opera, attribuito a Bernardino Niger Grecus, il Greco, allievo dell' Alibrandi, molto attivo a Catania, Caltagirone e Modica. Un artista che recupera tradizioni pittoriche di un certo accademismo classicista di derivazione messinese.
Il mirabile altare maggiore in argento è inondato di luce assieme al transetto dalle otto finestre contenute nella solenne e maestosa cupola centrale alta circa 36 metri.
Tra le navate del tempio, dedicato ai due martiri San Giorgio e Ippolito, si possono anche ammirare:
- un grandioso organo con 4 tastiere, 80 registri e 5000 canne, perfettamente funzionante, costruito tra il 1885 e il 1888 dal bergamasco Casimiro Allieri, con la partecipazione del giovane Michele Polizzi, finemente scolpito in legno e decorato con porcellana ed oro;
- un dipinto di scuola toscana, La Assunta del tardo-manierista fiorentino Filippo Paladini (1610) circondata da angeli e putti ed esposta sul secondo altare della navata destra ;
- una deliziosa pittura naif su legno, La Natività di Carlo Cane, del Seicento;
- la tela secentesca Il Martirio di Santo Ippolito firmata dal poco noto Cicalesius,e raffigurante il Santo nell'atto di essere trascinato da cavalli.
- un dipinto raffigurante il Martirio di San Erasmo, vescovo di Formia ( nella navata destra).
- una telaraffigurante "San Fanzio e San Deodata" , due leggendari sposi martiri di origine modicana ( rialente al XVIII secolo e posta nella navata sinistra);
- una statua marmorea risalente al 1511 della bottega palermitana di Mancini e Berrettaro,allievi del grande artista Antonello Gagini: la Madonna della Neve che tiene in braccio Gesù bambino. La statua è ubicata nella cappella che chiude l'estrema navata di sinistra;
- sul pavimento dinanzi l'altare maggiore, nel 1884 il matematico Armando Perini disegnò una meridiana solare; il raggio di sole, che entra dal foro dello gnomone posto in alto sulla destra, a mezzogiorno, segna sulla meridiana il mezzogiorno locale, circa un minuto indietro rispetto a quello nazionale. All'estremo sinistro della meridiana, una lapide del pavimento contiene l'indicazione delle coordinate geografiche della chiesa rispetto alla Basilica Vaticana e dunque della stessa città di Modica. L'ellittica, riportante i dodici mesi dell'anno ,e , dal lato opposto, i segni zodiacali, è ingegnosamente intarsiata con marmi colorati.
- un'opera di notevole pregio del 1700 è un ostensorio firmato dal Filippo Iuvarra, il maestro delle future aristocratiche architetture torinesi, ancora giovane orafo attivo nella bottega del padre. Juvarra concepì un disco nel quale a sbalzo si irradia una serie circolare di spighe stilizzate, al posto del più diffuso esplodere di raggi.
- la navata di destra è dedicata a San Giorgio ed accoglie la statua del Santo, un quadro rappresentante "Il miracolo di San Spiridione" e la settecentesca tela di "San Giorgio e il Drago".




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Duomo di San Giorgio

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