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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Chiesa di San Francesco di Assisi

Chiesa di San Francesco di Assisi


La chiesa di San Francesco d'Assisi con l'annesso convento dei frati minori conventuali si può ammirare nella centrale Piazza Vittorio Emanuele e ingloba l'antico Palazzo Chiaramonte (fine del XIV sec.) che nella sua struttura esterna conserva i caratteri tipici delle fortezze del tempo. Al suo interno, e precisamente nell'ala sinistra, si trova la Chiesa alla quale si accede mediante un'ampia scalinata che dalla piazza immette in un vasto cortile, l'atrio del sole, passaggio obbligato anche per la biblioteca comunale ed alcuni uffici del comune e per il salone dei Congressi che ha sede nell'altra ala della costruzione stessa. Dopo la morte di Federico III d'Aragona, nel 1336, presero il sopravvento le famiglie feudali siciliane, nelle due fazioni ben organizzate, degli Alagona quella catalana, dei Chiaramonte e Ventimiglia quella latina. I Chiaramonte, che detenevano il ducato di Modica e controllavano Palermo e l'interno fino ad Agrigento, costellato di fortezze, giunsero anche nella valle del Dittaino fino a Calascibetta ed Enna, e quì insediarono un loro palazzo-fortezza nel cuore della città, sul costone roccioso orientale; idealmente al centro tra il Castello di Lombardia e la torre di Federico, consentiva il controllo della vallata e della via d'accesso a Palermo.
Nella sua mole severamente squadrata si elevava isolato e dominante su tutto il contesto della città. Nelle successive alterne vicende che li videro contrapposti alle altre fazioni nell'affermazione dei diritti feudali nei confronti del regno, i Chiaromonte, dichiarati rei di fellonia da re Re Martino D'Aragona nel 1392, decapitato Andrea davanti al palazzo Steri-Chiaramonte di Palermo, persero i beni in loro possesso; e il palazzo-fortezza di Castrogiovanni venne tolto al nipote di Scaloro degli Uberti, Giovanni degli Ubertis e ceduto ai Padri Conventuali, già trasferitisi, dal loro primo convento in zona Spirito Santo, nelle attigue case confiscate degli Uberti. Il Palazzo baronale dei Chiaramonte venne pertanto trasformato in convento e i frati vi si trasferirono nel 1394.
Il borgo di Fundrò, Gatta eRossomanno, fu donato, invece, all'università di Castrogiovanni.
La costruzione originaria venne inglobata nella Chiesa di San Francesco così che la torre della casa-fortezza ne divenne l'abside poligonale, mentre nel XV secolo vi si affiancherà il possente campanile-torre prima adibita a baluardo difensivo del 1300, oggi campanile. Infatti la torre campanaria aperta da una sorta di loggiato nell'ordine inferiore e da finestre a tutto sesto nei due superiori, con caratteri tipici del tardo gotico, venne aggiunta nel '400. La disegnano cornici geometriche che ne marcano i piani e gli archi, attraverso i quali, guardando dal basso, si intravedono le volte a costoloni e l'antico portale d'ingresso in pietra lavorata, a cui si accedeva per una scala in pietra poi rimossa. La chiesa nel corso dei secoli ha subìto importanti interventi che ne hanno modificato l'originario aspetto.
L'interno della chiesa è ad unica navata con tre altari per parete, e per l'essenzialità e la purezza delle linee favoriscela concentrazione del visitatore verso l'abside, affrescata con scene tratte dall'agiografia di S. Antonio di Padova, coronate dalla glorificazione di San Francesco e Sant'Antonio, opera seicentesca di Giovan Battista Bruno. L'altare maggiore è del secolo XVII, caratterizzato da applicazioni di intagli di episodi biblici, presenta una tela della Madonna di autore ignoto. Nella nicchia dell'altare è conservata una statua dell'Immacolata della scuola del Bagnasco, esposta una volta l'anno, per la ricorrenza sacra alla venerazione dei fedeli. La parte inferiore dell'abside è impreziosita da un coro ligneo di stile neogotico del XVII secolo, di autore ignoto. Al centro dell'arco maggiore davanti all'abside pende una croce basilicale attribuita a P. Ruzzolone da Palermo (1484-1526) dipinta da ambo le parti, nel transetto ai lati dell'altare due tele del pittore Francesco Ciotti (1706). Sulle pareti laterali della chiesa, nella struttura inferiore si aprono cinque cappelle ornate da opere di notevole valore artistico tra le quali spiccano le tele dell'ennese F. Gotti raffiguranti il "Perdono d' Assisi", "l'Assunzione al cielo di Maria vergine", la "Natività" e la tavola di Simone de Wobreck, riproducente "Adorazione dei Magi ". Nell'ordine strutturale inferiore della chiesa, in otto affreschi viene celebrata la vita di San Francesco.
Nei sotterranei della chiesa, adiacente alla piazza Vittorio Emanuele, vi è una caratteristica cripta scavata nella roccia che merita di essere visitata.

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