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O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
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(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Chiesa di San Camillo

Chiesa di San Camillo

Via Crociferi, 71



La Chiesa di San Camillo viene eretta intorno al 1700 sulle ceneri di una precedente piccola chiesa, quella dedicata a Santa Maria della Dagala, che sorgeva, lungo una strada che dalla zona di S. Agata la Vetere scendeva verso il Piano delle Erbe.
A seguito del devastante terremoto del 1693, la viabilità di Catania fu modificata e strade più diritte e più larghe sostituirono quelle precedenti, anguste e ricurve. La parte più a monte dell'antica strada fu cancellata, mentre la parte più a valle, debitamente raddrizzata e allargata, venne indirizzata verso lo Sperone del Penninello, sul quale il Principe di Cerami costruì la sua splendida villa. Nacque così l'attuale Via Crociferi, una delle più belle della città di Catania. La chiesetta di S. Maria della Dagala non rimase distrutta dal sisma ma, per volere del Vescovo Pietro Galletti, ci si apprestò a costruire una grandiosa Casa, ed affiancata ad essa un nuovo e più grande edificio di culto, con la facciata allineata con la nuova strada.
La confraternita di Santa Maria della Dagala o dello Spirito Santo convisse coi Crociferi nella stessa chiesa fino al 1726.
La chiamata dei Crociferi da parte del vescovo Pietro Galletti, determinata dal fatto che fra di essi vi era un eccellente architetto e capomastro, diede avvio, nei primi del Settecento, alla costruzione della nuova chiesa, intitolata a San Camillo de Lellis, patrono degli ospedali e degli infermi. E' la chiesa posta più in alto delle cinque che si incontrano scendendo lungo la via Crociferi che conduce fino a Piazza San Francesco, ubicata non lontano dal luogo dove si apriva l'antico Piano delle Erbe.
Nel 1723 troviamo a dirigere il cantiere il maestro Domenico La Barbera e i lavori si protrassero sino alla fine del secolo quando i documenti d'archivio registrano la presenza di Francesco Battaglia, direttore del cantiere tra il 1771 e il 1788. Francesco Battaglia intervenne già nel 1735 fornendo il disegno della chiesa; a lui si deve l'inserimento dell'ovale all'interno della struttura esistente realizzata su progetto o del crocifero Domenico La Barbera o del crocifero Vincenzo Caffarelli, di cui peraltro il Battaglia fu allievo.

La facciata

La facciata esterna della Chiesa, preceduta da una larga scalinata, è realizzata in pietra bianca calcarea proveniente dal siracusano; presenta un modulo centrale concavo con il portone di ingresso, delimitato da due imponenti pilastri laterali leggermente ruotati verso l'interno e decorati nello stile delle colonne corinzie.
In basso esso ospita il portone d'ingresso, sormontato da un finestrone, mentre in alto si conclude con un ampio timpano ad arco spezzato, le cui estremità poggiano sui due predetti pilastri.
Sulla loro sommità si scorgono due terrazzini protetti da un parapetto traforato e due pinnacoli di forma piramidale. Il modulo centrale della facciata continua con un secondo ordine, anch'esso racchiuso da due pilastri rettangolari che proseguono il disegno di quelli inferiori decorati sui due lati da lesene bugnate che racchiudono delle nicchie rimaste vuote.
Al suo interno è collocata la statua di San Camillo de Lellis e più in alto ancora si scorge la croce distintiva dell'ordine, circondata da un sole dardeggiante.
Sull'ingresso spicca una lapide con la seguente epigrafe:
O.M. PETRVS GALLETTI EP. CAT. DIVINI INSTITVTI NOSTRI AMANTISSIMVS PRAECLARVM HOC DIVI CAMILLI TEMPLV AMPLA EREXIT MUNIFICENTIA DIGNVS QVI NON MINVS IN CORDIBVS NOSTRIS QVAM IN LAPIDE ISTO INSCVLPTVS AETERNITATI COMMENDETVR.
(A Dio Ottimo Massimo, Pietro Galletti, vescovo di Catania, amantissimo del divino nostro istituto, eresse con ampia munificenza questo preclaro tempio di S. Camillo, degno di esser raccomandato alla eternità, scolpito non solo in questa pietra, ma principalmente nei nostri cuori).

Gli interni

Gli interni della chiesa presentano tre distinte parti: un vestibolo con la cantoria, un'aula centrale che ha una forma ovale e la zona dell'abside.
Entrati nel vestibolo si scorgono sui lati due aperture, di cui quella di sinistra consente, tramite una scala a chiocciola lapidea, di raggiungere il terrazzino che sormonta il modulo laterale. Sulle due aperture sono murate altrettante lapidi recanti le seguenti epigrafi:
A sinistra
CAMILLUS LOMBARDIUS
DOMUS HUJUS CC. RR. INFIRMIS ASSISTENTIUM
OLIM PRAEFECTUS
VIR PIETATE AC PRUDENTIA OPTIMO CUIQUE AEQUANDUS
AD HOC PAVIMENTUM E MARMORE STRUENDUM
PECUNIAM MORIENS LEGAVIT
(Camillo Lombardo, dei chierici regolari assistenti agl'infermi, di questa casa, una volta prefetto, uomo per pietà e prudenza da compararsi ai migliori, morendo, legò il denaro per costruire questo pavimento di marmo).

ANTONIUS CAFF EP. DIOCAESARIEN
HERES TESTAMENTARIUS
OPUS SOLERTER CURAVIT AC PERFECIT ANNO
DOMINI MDCCCLXXXIX
(Antonino Caff, vescovo di Diocesarea, erede testamentario, con solerzia curò e condusse a fine l'opera l'anno del Signore 1889)

A destra
OPTIME MERITO VIRO
PRINCIPI TERRAE AC STATUS BISCARIS
IGNATIO VINCENTIO PATERNÒ ET CASTELLO
CLERICI MINISTRANTES INFIRMIS
ANNO A CHRISTO MDCCLXX
(Ad Ignazio Vincenzo Paternò Castello, benemerito uomo, principe della terra e dello stato di Biscari, i chierici ministri degli infermi, l'anno da Cristo 1770).

Il vestibolo è separato dall'aula da un'ampia vetrata con intelaiatura in legno. Una volta entrati e voltatisi indietro, si scorge sul vestibolo la cantoria, protetta da un parapetto settecentesco, dal disegno curvilineo, costruito in legno, sui cui pannelli sono dipinte immagini sacre incorniciate con delicate decorazioni floreali.
- immagine prima: l'annunciazione,
- immagine seconda: la presentazione al tempio della Madonna;
- immagine terza: l'Immacolata Concezione;
- immagine quarta: la nascita della Vergine Maria;
- immagine quinta: la Vista di Maria a s.Elisabetta.

Sulla cantoria è collocato un bellissimo organo la cui costruzione risale al XVIII secolo. La cassa dello strumento, veramente originale, reca i segni di interventi operati in fasi successive. L'origine costruttiva va fatta risalire al XVIII secolo con una conformazione tipica per l'epoca; si trattava di un organo con facciata a tre campate a cuspide con la campata maggiore a centro.
L'antica facciata settecentesca è diventata fianco laterale del nuovo strumento che si ritrova così ad avere due facciate: l'antica settecentesca continua ad essere aggettante sulla navata, la nuova facciata ottocentesca si rivolge, invece, verso l'interno della cantoria. La consolle a finestra si trova adesso sotto la facciata nuova.
L'organo venne costruito da Alessandro Giudici (1841-1893) come ben si evince dalla targhetta posta sopra la tastiera. Esso rappresenta un tipico esemplare di arte organaria di fine Ottocento.
Sulle pareti laterali dell'aula sono collocati i suggestivi cinque altari in marmo di linea semplice, successivi all'edificazione della chiesa.
Percorrendo l'ambiente in senso antiorario, osserviamo, al di sopra di tali altari, le seguenti grandi tele:
A destra:
1) Il Transito di S. Giuseppe dipinto da Natale Distefano Foresta dall'originale di Marcello Leopardi in Catania nel 1835, come lo attestano le parole NATALIS DESTEF.°' FORESTA PIN. EX ORIGINALI MARCELLI LEOPARDI. CAT. 1835.
2) S. Agata con S. Lucia, di Natale Distefano - 1836.
Tra i due altari è posta una riproduzione di San Pietro Nolasco fondatore dell'Ordine della Mercede,nell'atto di liberare uno schiavo (carisma dell'Ordine).
A sinistra:
3) Estasi di S. Camillo, di A. Pennisi - 1773.
4) La Madonna della Salute, del Sac. D. Tullio Allegra - 1900.Realizzato dopo il terribile colera del 1887.
5) Il SS. Crocifisso spirante,di ignoto autore del 1828.

L'altare della Madonna della Salute è considerato "privilegiato" e su di esso si legge:
QUI ME INVENERIT
INVENIET VITAM
ET HAURIET SALUTEM
A DOMINO
(Colui che avrà trovato me, troverà la vita ed otterrà la salute dal Signore).

Su di essa è collocata la statua processionale,realizzata in cartapesta agli inizi degli anni 60' dalla ditta Malacore di Lecce: è copia della Madonna della Madonna della Salute, collocata in un argano dietro l'altare maggiore ed esposta al culto nel mese di maggio. La statua della Madonna della salute lignea è della fine del sec. XVII, restaurata da Lorenzo Grasso dopo l'incendio nel 1887. Prima era in oro zecchino.
Tra i due altari di destra è la porta laterale che si apre su Via S. Elena e sul quale è esposto un quadro con l'effigie di S. Francesco di Sales.
Davanti alla balaustra in marmo, sono poste due sculture:
- S.Camillo realizzata dal catanese Lorenzo Grasso.
- la Madonna della Mercede, realizzata a Siviglia dall'Artista Juan Ventura.
Nell'abside è situato l'altare maggiore in marmo policromo, i cui riquadri sono incorniciati con profili di marmo giallo di Castronovo.
Ai lati sono posti due candelabri in legno dorato e al centro, in alto, una tavola sulla quale è dipinta una Madonna con Bambino dai caratteri bizantini, di epoca e autore non noti. La Madonna indossa una veste avvolgente di colore nero, con gli orli dorati e il Bambino è anch'esso coperto da un vestitino di identica fattura e colore, ma con l'aggiunta di una copertina di colore rosso. Il braccio sinistro della Madonna avvolge un "globo crucigero", cioè una sfera lucida, sormontata da una piccola croce e avvolta con nastri dorati.
Due angioletti sostengono una corona nobiliare sul capo della Madonna. Ritroviamo così S. Maria della Dagala, un'icona che ci ricorda la chiesetta che fu progenitrice della Chiesa di San Camillo e che doveva essere custodita al suo interno.
Il dipinto presenta una stranezza: la carnagione del viso delle due figure è rosa, mentre le mani di entrambe sono nere. Tutto ciò, unita alle pressoché inesistenti notizie su di essa, conferisce un'aura di mistero alla sacra immagine. Si ha inoltre la sensazione che l'attuale aspetto sia frutto di successivi interventi.
Alle spalle dell'aula si trova un'ampia sacrestia, di forma rettangolare, di larghezza pari a quella della chiesa e dal soffitto decorato da stucchi. L'ambiente è integralmente inalbato. Sui lati corti il soffitto è sostenuto da aperture a serliana con due colonne per parte, strutture ricercate ed inusuali per un ambiente solitamente non aperto al pubblico. Su uno dei lati lunghi un classico mobile da sacrestia, in legno, per il contenimento dei paramenti sacri.
Grazie alla benevolenza di Mons Salvatore Gristina Arcivescovo metropolita di Catania,la chiesa è stata affidata alle cure dei Cavalieri della Mercede,quale sede capitolare della Commenda di Catania. La presenza Mercedaria è rappresentata dagli stemmi dell'Ordine posti sugli ingressi, sull'altare e alle spalle della Sede,sono i Pali della Casa D'Aragona sormontati dalla Croce di Barcellona.
L'Ordine fu fondato da S.Pietro Nolasco nel 1218 a Barcellona con decreto di Re Giacomo I° d'Aragona.



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