Ove son or le meraviglie tue O regno di Sicilia? Ove son quelle Chiare memorie, onde potevi altrui Mostrar per segni le grandezze antiche?
(Dal Fazello - Storia di Sicilia, deca I,lib. VI,cap.I)
Palazzo Bruno di Belmonte-Ispica
Palazzo Bruno di Belmonte, in corso Umberto (sede municipale), è l'edificio liberty più importante della provincia di Ragusa. Costruito a partire dal 1906
su progetto di Ernesto Basile (Palermo 1857-1932), tra i maggiori architetti liberty europei.
Si notano le sue imponenti dimensioni ed assetto, che torreggiano come fosse un castello di memoria quattrocentesca.
Scrive il Portoghesi che il palazzo "con la sua arcaica identità di un vero e proprio castello, spicca nel paesaggio
urbano e sembra rappresentare la contraddittorietà della sua terra, divisa tra il torpore di un persistente medioevo e la volontà di superare nella cultura,
nell'intelligenza e nei legami con il continente la condizione insulare e la sua intramontabile arcaicità".
Con la sua maestosità testimonia una corrente artistica
e di un artista che cercò di conciliare il nuovo con la tradizione, come pure le ansie e le inquietudini di una famiglia, anzi della famiglia che lo costruì
per fermare il tempo l l'esodo dei propri figli verso nuovi orizzonti.
A livello artistico, infatti, il palazzo si caratterizza come uno dei tentativi dell'architetto Basile di avvicinarsi al liberty, cioè a quel gusto figurativo
che si diffuse all'inizio del Novecento in tutta Europa come art nouveau. Ma ad un esame più attento si percepisce che Palazzo Bruno di Belmonte non è
solo art nouveau: gli elementi del liberty vengono messi in simbiosi con "elementi
della lezione gotica", come li definisce Matteo Carnalivari, elementi che vengono addirittura marcati in senso medievale ed ai quali viene conferito uno spessore
aristocratico.
L'edificio, un blocco a due piani, viene dinamicamente articolato mediante torri angolari, logge, vibranti modanature (bugnato del primo ordine,
archeggiature cieche del coronamento, balconi e finestre) e decorazioni in terracotta policroma.
Nell'interno, nella scala d'accesso al primo piano, è stata realizzata un'inferriata in ferro battuto (1981-82) che riprende motivi decorativi floreali.
L'opera è stata eseguita dai fabbri Giuseppe e Lino Donzella.