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Castello Castelferrato "La rocca"
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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Castello Castelferrato "La rocca"

Castello Castelferrato "La rocca"




L'appellativo "Castelferrato" venne aggiunto a Gagliano nel 1862 poiché il paese è dominato da un castello fortificato detto "di ferro"che sorge sulla sommità di una rupe alta 650 metri, la Rocca, un masso enorme che sovrasta il centro abitato.

Vito Amico lo descriveva così: "Antico paese sotto dirupata e scoscesa rupe, sovrapposto a declive altura, rivolta a Scirocco, da ogni dove ricinto da colline; le viscere poi della rupe da ferro incavate presentansi in forma di fortezza che sebbene attualmente sia involta in ruine conserva non oscure vestigia di antica magnificenza, e decentissime abitazioni appresta pel Barone con oratorio, da poco tempo formate. Derivasi come appare dai ruderi, aver compreso un tempo la medesima rocca cinque torri, dodici fosse e cisterne, diciassette spelonche da congresso, trenta aule e più, nella maggior parte nel vivo sasso incavate."

Attorno al castello si intrecciano storia e leggenda. Antichi documenti fanno pensare che nelle sue corti si accampassero, nel 263 a.c., le milizie dei consoli Attilio Grasso e M.V. Massimo dopo la conquista di Aderno e di Centuripe. Citato da Cicerone in occasione del suo viaggio in Sicilia, il castello resistette a lungo agli assalti degli Arabi. Era infatti ben difeso, come scrive lo studioso Nicolo Brancatelli, da solide mura, da torri incavate nel vivo sasso, da dodici fossi e cisterne, diciassette spelonche e trenta aule. Interessanti gli ambienti ricavati nel sottosuolo roccioso con una straordinaria architettura, con canali di aerazione e di illuminazione. Lo stesso mobilio era ricavato nella roccia.
Il castello salì alla ribalta quando fu scelto da Federico II per farne luogo di sereno riposo. Per questo motivo per un periodo di oltre dieci anni il castello si trasformò in una residenza sfarzosa e in luogo sicuro contro i pericoli delle congiure ordite sempre più frequentemente dai nemici del colto e saggio monarca. Successivamente esso appartenne a Montaneiro Perio De Sosa e nel 1392 divenne proprietà di Perio Sancio de Colatajuro. In seguito si avvicendarono diverse famiglie nobili fra le quali quella dei Centelles, i Galletti e infine i Castello sino all'abolizione del regime feudale.
Prima del 1296 resistenza del castello non è attestata esplicitamente da fonti documentarie. L'attestazione dell'infeudazione alla famiglia De Pirou (Perollo) che compare in un diploma del 1142 fa pensare a quella data all'esistenza di un fortilizio normanno.
È probabile che il complesso sia stato realizzato in tempi differenti. Gli ambienti ipogei sembrerebbero avere una datazione più antica (età bizantina ?) rispetto alle parti in muratura. Non vi sono comunque elementi certi per proporre una cronologia delle varie parti.
Descrizione: Premettiamo che le lettere maiuscole presenti di seguito si riferiscono alla planimetria (pianta a quota 732,5 m, rielaborazione da Alberti, Anselmi).
La cinta muraria esterna si snodava ai piedi della rupe ed è parzialmente identificabile con le case poste lungo la via della Porta Falsa (A); quest'ultima è ancora esistente e si apre a sud verso la campagna in un muro rettilineo (B) di circa 2,5 m di spessore e 22 di lunghezza. Dalla Porta Falsa si prosegue lungo un ripido sentiero sino a giungere al portone d'accesso al nucleo centrale del castello. Esso è costituito da uno spazio irregolare, posto a quota 731 m.s.l.m., ricavato in uno spazio ristretto compreso tra le rupi e delimitato a sud e sud-est da resti di un muro di cinta. Nello spazio tra le rupi sono visibili i resti di un edificio rettangolare (C) di circa 7x14 m con l'asse maggiore orientato in senso nord-sud.
Nella rupe, immediatamente ad ovest dell'edificio rettangolare, è stata scavata una sala polilobata (D) caratterizata da un portale di ingresso sormontato da un'interessante timpano ogivale. Altri camminamenti ed ambienti ipogei sono presenti nella rupe ad est dell'edificio rettangolare. A sud dell'ingresso al nucleo centrale si trova un ambiente ipogeo (E), di circa 22 m di lunghezza per 4 di larghezza, con quattro aperture orientate a sud.
(da Militello F., Gagliano in ?Castelli medievali di Sicilia?, Palermo 2001, pp. 198-200. Per gentile concessione del Centro Regionale per l?Inventario, la Catalogazione e la Documentazione dei Beni Culturali e Ambientali della Regione Sicilia)
Si arriva a Gagliano dalla S.S. 121, attraversando il bivio che si trova 2 Km prima di Agira, venendo da Regalbuto



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