Ove son or le meraviglie tue O regno di Sicilia? Ove son quelle Chiare memorie, onde potevi altrui Mostrar per segni le grandezze antiche?
(Dal Fazello - Storia di Sicilia, deca I,lib. VI,cap.I)
Palazzo Valguarnera-Gangi
Piazza Croce dei Vespri, 6
Il Palazzo Valguarnera-Gangi venne costruito nella prima metà del XVIII secolo e fu terminato intorno al 1780 dal principe Pietro di Valguarnera.
Situato in un quartiere ricco di maestose residenze nobiliari, nei pressi della Galleria d'Arte Moderna "Sant'Anna", assume l'aspetto attuale a seguito dei lavori di restauro (dal 1757 al 1792), intrapresi nel XVIII secolo dalla famiglia Valguarnera, per volontà del principe Pietro Valguarnera.
La vicenda del palazzo va letta congiuntamente all'edificazione della monumentale villa Valguarnera di Bagheria ad opera di Tommaso Maria Napoli, come celebrazione della casata all' apice della sua ascesa economica, politica e sociale: infatti con il matrimonio avvenuto a metà Settecento tra Pietro di Valguarnera con la nipote Marianna, figlia ed erede dei titoli e del patrimonio di Francesco Saverio principe di Valguarnera, si ebbe l'unione dei patrimoni familiari.
Il progetto fu quello di far confluire diverse dimore della città di Palermo in un unico palazzo di ben otto mila metri quadri.
Per la vastità dell' impianto, la qualità architettonica e la ricchezza degli apparati decorativi, il Palazzo Valguarnera rappresenta uno degli esempi più alti del rococò italiano, arrivato alle soglie del XXI secolo pressochè integro.
Di particolare rilievo sono i due interventi settecenteschi dell'architetto trapanese Andrea Gigante: lo scalone monumentale con le statue marmoree di Ignazio Marabitti e la galleria traforata d' ispirazione bibienesca, che inserisce l'opera in un contesto culturale di respiro internazionale pur mantenendo una forte identità siciliana.
La conservazione e l' integrità del complesso si devono non solo all'elevato livello artistico e architettonico degli interventi originari, ma anche alla continuità della proprietà familiare.
Nel 1820 la principessa Giovanna Valguarnera, ultima erede della famiglia, sposò Giuseppe Mantegna, principe di Gangi, portando in dote il palazzo di famiglia. In quegli anni l'edificio aveva subito danni dovuti a eventi ambientali e a difficoltà economiche, risolte grazie al matrimonio. Giuseppe Mantegna avviò una profonda ristrutturazione del palazzo, conferendogli lo stile neoclassico ispirato al gusto Luigi XVI che ancora oggi lo caratterizza.
La principessa Giulia Mantegna di Gangi, nata Alliata e Notarbartolo dei Principi di Montereale, fu una delle figure più eminenti della Palermo di fine Ottocento, insieme alla sorella Annina, prima moglie di Vincenzo Florio jr. Di lei restano numerosi ritratti e fotografie che ne testimoniano l'eleganza e la personalità aristocratica. Nata poco dopo l' unità d' Italia, visse fino al secondo dopoguerra, attraversando la fine dell' età aristocratica e l'inizio del cosiddetto "Sacco di Palermo", periodo di profondo degrado urbanistico e sociale.
Anche Palazzo Gangi conobbe un lento declino, recuperando solo negli anni 2000 il suo splendore grazie a un accurato restauro.
Tra gli eventi più celebri ospitati in questo periodo si ricorda il pranzo in onore di re Edoardo VII d'Inghilterra e della regina Alessandra durante la loro visita a Palermo nel 1907.
Attualmente la proprietà del palazzo è dei principi Vanni Mantegna di San Vincenzo, subentrati nel 1995 per eredità
La costruzione del palazzo e la struttura
I lavori grazie ai quali Palazzo Valguarnera è diventato ciò che è oggi, coinvolsero diversi architetti, decoratori e figure di spicco dell'arte di quel periodo.
Gli apparati decorativi dei saloni si devono alle numerose collaborazioni con gli artisti più in voga dell' epoca, tra cui: l' Interguglielmi, il Serenario, il Fumagalli, il Velasco e il Marabitti, affiancati dai migliori pittori ornatisti, stuccatori, intagliatori, indoratori, e mobilieri.
Ciò nonostante è al genio di Andrea Gigante che si devono le opere di maggior importanza, come ad esempio la maestosa sala da ballo, detto anche Salone Giallo, per la seta gialla di Lampasso che riveste le pareti ed il mobilio.
Qui la caratteristica è una struttura architettonica unica e squisitamente barocca, detta 'volta traforata', pensata per creare effetti straordinari quando venivano accesi i grandi lampadari a candele in vetro di Murano (quello centrale ha ben 102 bracci).
Il Salone Giallo fu affrescato da Gaspare Serenario nel 1754 con l'opera "Trionfo delle virtù necessarie al principe".
Tra i capolavori di rococò presenti nel palazzo vi è la Galleria degli Specchi, ovvero quattro grandi specchiere in oro zecchino che accentuano il doppio soffitto ligneo che consente di scorgere, attraverso le aperture ricavate nel controsoffitto più basso, il grande affresco centrale;
Sul fronte del palazzo che dà su piazza Sant'Anna, si trova un suggestivo giardino pensile e sulla parte inferiore di questo fronte vi era il piccolissimo teatro Sant' Anna.
Tra le sale più apprezzate e di maggior valore artistico troviamo il Salone d'onore, il cui soffitto riporta un affresco di Elia Interguglielmi, ultimato nel 1792, che rappresenta la "Gloria del principe virtuoso".
Il palazzo ispirò il regista Luchino Visconti per l'ambientazione della famosa scena del ballo nel film il Gattopardo, tratto dal romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
Per la scena del ballo, considerata una pietra miliare della storia del cinema italiano, il regista decise di usare oltre 10 mila candele.