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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Riserva Naturale Orientata Isola di Pantelleria

Riserva Naturale Orientata Isola di Pantelleria


L'approccio iniziale a questa isola è con la sua natura vulcanica: Pantelleria si è formata nell'era quaternaria, dunque è un territorio di origine recente, sorto sul margine di contatto tra il continente africano e quello europeo. Non si registrano eruzioni dal 1891, ma ancora su diverse località dell'isola è presente una vivace attività vulcanica secondaria: sorgenti termali, mofete e fumarole che esprimono il massimo del loro valore ecologico nel Lago di Venere, unico lago dell'isola. Sulle pendici di Montagna Grande si trovano fumarole costituite da getti di vapore acqueo misti ad anidride carbonica a temperature generalmente basse, che si sprigionano dalle rocce e dal suolo: la più importante è quella di Favara Grande. Fumarole se ne trovano anche a Costa della Favara, Fossa del Russo, Cuddie di Mida e Monte Gibele. Quando le fumarole si vengono a creare all'interno delle grotte, allora si è davanti al fenomeno delle cosiddette "stufe", vere e proprie saune naturali come il Bagno Asciutto a Sibà o la stufa di Khazèn.

Sorgenti di acque termali calde si trovano anche nella Grotta di Sataria, a Scauri, e a Gadir, nella Cala di Nicà e lungo le rive del lago Specchio di Venere. Dal punto di vista vulcanologico, la parte più antica dell'isola è quella centro-meridionale che fa capo alla Montagna Grande (836 m s.l.m.) che, sul versante nord-occidentale, presenta un profilo morbido, mentre a sud si interrompe bruscamente in una ripida scarpata.

Sulle pendici sud-orientali ecco Monte Gibele (700 m s.l.m.), seconda vetta dell'isola per altezza. Insieme a Cuddia Mida e ad altri centri minori è testimone di epoche in cui l'attività eruttiva era di tipo esplosivo. Il più meridionale dei grossi edifici vulcanici è Cuddia Attalora (560 m s.l.m.).

La parte settentrionale dell'isola invece, di formazione più recente, si è originata ad opera di piccoli edifici vulcanici, che hanno dato luogo a colate laviche fluide, basalti che digradano con lieve pendenza verso il mare: si tratta di Monte Gelkhamar (289 m s.l.m.), Monte Sant'Elmo (246 m s.l.m.), Cuddie Bruciate (118 m s.l.m.) e Cuddie Rosse (56 m s.l.m.). Al di fuori di punta Karuscia, sul fondale marino, sono visibili dei coni eruttivi sommersi. Nelle aree caratterizzate da declivi più dolci (versante occidentale dell'isola) dominano le colture agricole: viti e capperi in primo luogo e poi ulivi, cereali ed ortaggi. Le aree vulcaniche sono territori fertili e Pantelleria non sfugge a questa legge. L'isola è ricca in vegetazione anche se, data l'ampiezza, le sue 597 diverse specie, sottospecie e varietà botaniche potrebbero sembrar poche. Ma non bisogna dimenticare che l'isola, oltre ad essere di recente formazione, è anche geograficamente abbastanza isolata, quindi gli individui tendono a specializzarsi adattandosi all'ambiente ed alle sue risorse: il 3% delle specie vegetali, infatti, è endemico.
La vegetazione si distribuisce sul territorio secondo un criterio altitudinale, subendo variazioni in funzione dei venti che la investono e dell'evoluzione dei suoli. Le falesie costiere, frastagliate e ricche d'insenature, ospitano una vegetazione dominata dall'endemico limonio di Pantelleria a cui si associano il finocchio di mare, il ginestrino delle scogliere, la timelea barbosa, l'erba-franca pelosa e altre specie. I pulvini del perpetuino di Pantelleria e la violaciocca di Pantelleria, entrambe endemiche, colonizzano l'ambiente a ridosso delle scogliere.

Chi sceglie di giungere a Pantelleria via mare è costretto ad una "levataccia". Infatti si entra in porto intorno alle sei del mattino, ma si è subito ripagati dall'accoglienza che si riceve: i morbidi colori dell'alba che tingono il panorama circostante; la deliziosa frescura che troppo presto abbandonerà l'isola per lasciare il posto alla canicola del sole africano; il sorriso degli isolani abituati al flusso dei turisti ed il fragrante cornetto con l'agognato cappuccino che aiuterà a riconciliarsi con la vita, da gustare in uno dei numerosi locali vicini al porto. Chi arriva qui cerca una vacanza diversa dalle solite: vulcanica, aspra e di selvaggia bellezza, Pantelleria è un vero e proprio baricentro tra Sicilia e Africa (dista da Capo Mustafà solo 65 km!). Il paesaggio è segnato dalle cuddie (crateri vulcanici secondari), dall'imponenza della Montagna Grande e dai dammusi, tipiche costruzioni in pietra lavica che risaltano coi loro tetti imbiancati sul nero delle lave. E' anche l'isola più verde tra quelle che circondano la Sicilia: le sue pinete si inerpicano sulle vette più alte, mentre nei declivi più dolci predomina il paesaggio agricolo. Pantelleria è terra di contadini, più che di pescatori. La riserva offre la possibilità di saune naturali sul sentiero delle Favare o nelle "stufe", come quella di Benikulà (o Grotta del Bagno Asciutto), ma anche escursioni a carattere archeologico e naturalistico di grande interesse. Paradiso dei sub e dei birdwatchers, Pantelleria ospita molte forme di vita esclusive del suo territorio ed è un prezioso punto di transito per la fauna migratoria. La cucina semplice isolana viene esaltata dall'aroma dei pregiati capperi panteschi e accompagnata dai vini locali, tra cui primeggia il profumatissimo passito doc.

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