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ITINERARIO DEI CASTELLI NELLE PROVINCIE SICILIANE


 

::lo-sbarco-in-sicilia-1943»La caduta di Messina » Storia

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"Soldati della VII Armata... La vostra inesorabile avanzata continua ad essere irresistibile. La sconfitta del nemico è certa, e molto vicina. La nostra prossima tappa è Messina." G.S. Patton





Sulla strada costiera settentrionale, la 3a Divisione statunitense, il 1 agosto era venuta in soccorso della esausta 45a Divisione e si era avvicinata alla successiva linea/crinale tedesca. Detta la posizione San Fratello, era così formidabile che la 29 'Panzergrenadier-Division' respinse facilmente un attacco dopo l'altro della 3a Divisione. Perfino il fuoco dei cannoni e l'uso di fumogeni non riuscì a sloggiarli. Alla fine, il 6 di agosto, Bradley a Truscott decisero di lanciare un anfibio 'end run' (fine corsa) per entrare nelle posizioni del nemico. Questa prima operazione a 'salto di rana' nella notte tra il 7 e l'8 agosto, fu un successo misto. Utilizzando il Marina LST, con base a Palermo, Truscott mise in postazione il 2° Battaglione rinforzato della sua 30a Fanteria- 'Task Force Bernard' che sbarcò, virtualmente senza trovare opposizione, a Sant'Agata, dietro la linea di San Fratello. Aiutato da questo, la principale forza della 3a Divisione, dopo una fiera battaglia,, irruppe nella linea e subito dopo soccorse la 'task force'. Comunque, poco prima dello sbarco, la 29° 'Panzergrenadier' di Fries aveva iniziato un ritiro ed il grosso del gruppo se ne era andato appena in tempo. La seconda operazione anfibia ebbe luogo tre notti dopo e 25 miglia ad est e fu forzata su Bradley e Truscott da Patton il quale stava diventando sempre più impaziente di raggiungere Messina. Fries aveva stabilito ancora un'altra linea di difesa, lungo il fiume Zappula, nella Penisola di Capo D'Orlando, e Patton voleva un altro sbarco della 'Task Force Bernard' a Brolo, dieci miglia dietro le linee nemiche. La piccola forza del Tenente Colonnello L. A. Bernard sbarcò senza trovare opposizione, ma fu controllata non appena si diresse verso il Monte Cipolla che sovrasta Brolo e pesantemente contrattaccata. Quando la principale forza della 3a Divisione soccorse i propri commilitoni il 12 agosto, Bernard aveva perso 177 uomini ed il nemico era nuovamente fuggito.

Verso l'interno, la 9a Divisione (Generale Maggiore M. S. Eddy) aveva nel frattempo soccorso la 1a Divisione. Per la prima volta operavano come un'unica cosa, la 9a spinse in avanti lungo la 120 e prese Cesarò il giorno 8, ma il giorno dopo Randazzo, un centro vitale per la ritirata tedesca, fu strenuamente difesa. Per quanto fosse colpita dai bombardieri Alleati fino alla rovina totale, essa resistette per quattro giorni e la 9a Divisione vi poté entrare solo il 13 agosto. Dopo la caduta di Adrano, i 30 'Corps' dell'Ottava Armata avevano premuto verso nord, a ovest dell'Etna. Tra i pendii senza sentieri del vulcano e la profonda gola dell'alto Simeto, c'era spazio per una sola divisione, la 78a. Bronte cadde l'8 agosto, ma da quel momento in poi gli inglesi incontrarono una forte resistenza tedesca, così essi non presero Maletto, solo 4 miglia più a nord, che il 12 agosto. Il giorno seguente, essi raggiunsero la strada statale 120 e aiutarono la 9a Divisione nella cattura di Randazzo.

Anche i progressi ad est dell'Etna erano lenti, perché nella stretta striscia costiera, gli ingegneri della 'H. Goering' avevano bloccato le strade con crateri, mine, ponti saltati ed ogni altro ostacolo immaginabile. La 50a Divisione ci mise una settimana per avanzare di 16 miglia da Catania a Riposto, in cui entrarono l'11 agosto. Alla loro sinistra, avanzando sui fianchi dell'Etna c'era la 5a Divisione. Montgomery, nel decidere che un attacco di due divisioni attraverso la stretta gola avrebbe potuto rendere più veloce l'avanzata, il 9 agosto decise di coinvolgere nuovamente la 5a divisione. Il 12 essa fu soccorsa dalla 51a che era stata trasferita dai 30 'Corps'. Il 14 agosto, la 'Herman Goering', aveva interrotto i contatti e la velocità di inseguimento era, adesso, governata dalla velocità con cui gli ingegneri potevano riaprire le strade interrotte. Il 15, la 50a Divisione raggiunse la famosa località turistica di Taormina, la 51a e la 78a Divisione completarono il circuito dell'Etna e si unirono alle forze vicino Linguaglossa. Nello stesso giorno, Montgomery decise anche di portare fuori un anfibio 'end- run'. Nella mattina del 16, i 'Currie Force' ( Commando n.2 con alcuni 'tanks' della 4a Brigata Armata in tutto 400 uomini ) sbarcarono 16 miglia a nord sulla costa, vicino a Scaletta. Il nemico, comunque, si era ritirato già dopo quel punto ed una retroguardia tedesca impedì una spinta su Messina. Nel frattempo, sulla costa settentrionale, la 3a Divisione statunitense, aveva velocizzato i tempi di inseguimento. Entro il 15 agosto, i contatti con il nemico erano virtualmente cessati. Un piano, per un lancio di truppe su Barcellona per tagliare le truppe tedesche in ritirata, fu cancellato allorchè truppe di terra arrivarono lì per prime, su insistenza di Patton, una terza operazione anfibia proseguì. Il 16 agosto, il 157° Reggimento 'Combat Team' sbarcò vicino al bivio Salica, a est di Capo Milazzo. Comunque, prima che essi raggiungessero la spiaggia, la 3a Divisione, era avanzata nuovamente oltre il posto dello sbarco e truppe amiche salutarono la prima ondata dalla spiaggia. Nelle prime ore del 17 agosto, la 3a Divisione si spinse verso Messina, seguita alle 10 da un orgoglioso Generale Patton. Poco dopo, una pattuglia di Commando dei 'Currie Force' entrò in città da sud.
Gli Alleati trovarono Messina vuota di truppe tedesche. Poco prima, il Generale Hube aveva attraversato lo Stretto con le sue ultime retroguardie. I tedeschi avevano completato la loro evacuazione fino all'ultimo. Ciò che all'inizio era atteso come un disastro, si rivelò un successo sbalorditivo. Tra il 1 ed il 17 agosto, i tedeschi evacuarono truppe per un totale di 39.951 (inclusi 14.772 feriti), 9.789 veicoli, 51 tanks, 163 cannoni, 16.791 tonnellate di attrezzature e 1.874 di carburanti e munizioni. Nello stesso tempo, gli italiani, utilizzando tre battelli a vapore, un traghetto per treni e 10 gommoni a motore, ritirarono anche circa 59.000 uomini, 227 veicoli, 41 cannoni e 12 carrelli. Dopo 38 giorni di battaglia continua, la campagna di Sicilia era terminata. Oggi in Sicilia c'è poco da ricordare per un visitatore della guerra. Tranne per gli onnipresenti bunker Italiani, alcuni dei quali sono costruiti in posti molto strategici, pezzi di materiali di acciaio nelle piste di atterraggio alleate usate dai contadini come materiale per recinzione, gli unici relitti del tempo di guerra che si possono ancora trovare sono due memoriali lasciati indietro dalle unità alleate: il memoriale della 51a 'Highland Division 'a Sferro e la targa sul parapetto dedicata al 'Commando Bridge n.3' vicino Lentini. Alcune delle città di montagna, che figurano in maniera preminente nella compagna Troina e Centuripe per citarne solo due sono veramente posti ideali per viaggi sui campi di battaglia: la loro posizione elevata offre al visitatore spettacolari e meravigliose vedute dell'intera campagna, dandoci la possibilità di vedere con chiarezza l'importanza tattica di città, alture, fiumi e pianure.

Oltre 4.500 tedeschi morti nella campagna di Sicilia riposano a Motta Sant'Anastasia, fuori Catania. Nel vicino cimitero del 'Commonwealth' riposano 2.142 inglesi, con altre 1.063 tombe a Siracusa. Tutte le 490 vittime canadesi sono sepolte ad Agira. I morti americani furono rimpatriati oppure trasferiti nell'Italia continentale.