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ITINERARIO DEI CASTELLI NELLE PROVINCIE SICILIANE

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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?


(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



La posizione dominante rispetto all'impianto urbano caratterizzava la sua funzione di controllo nei secoli successivi, mentre la consistenza volumetrica dell'edificio costituiva, prima dell'assetto urbanistico, la matrice del sistema difensivo che si attuò in vari tempi. La posizione orografica del sedime sul quale il castello è impiantato, pur essendo favorevole alla fortificazione, non avrebbe però impedito ad un eventuale attaccante di farvi accostare le macchine d'assedio, per quei tempi assai micidiali. Ecco perché ci si orientò a realizzare muri di cinta dello spessore assai grande.
La destinazione di castello-fortezza e non di castello-residenza rispetto alla città murata pianificata fece sì che il suo ruolo cessasse definitivamente quando l'espansione fuori le mura cominciò a rappresentare un fenomeno incontrollabile. Una porta della città si apriva presso il suo fianco Est. Scomparsa la cinta urbana il castello si trova, oggi, all'interno dell'abitato.
Il castello, frutto di diversi maneggiamenti, è di forma romboidale, con quattro torri alternate, due quadrate negli angoli dei perimetri murarii delle cinte e due circolari di buon diametro e altezza, unite da larghe cortine. Per tutto il Trecento le torri a pianta quadrata erano state le più frequentemente realizzate. Ma verso la fine di questo secolo si torna ad apprezzare i vantaggi del torrione cilindrico che era stato già utilizzato dall'architettura difensiva regia nel Duecento.
Il suo principale vantaggio risiedeva nella maggiore resistenza al lancio dei proiettili di pietra da parte delle macchine balistiche.
Nella torre quadrata, denominata Maestra perché più alta delle altre tre, si rinchiudevano i prigionieri per la tortura, nella seconda circolare si ammira uno stemma con un'aquila con una corona sul capo e la testa rivolta a sinistra forse appartenuto a Federico II o ai Peralta, nella terza quadrata vi erano i locali per le sentinelle (alla sua custodia erano addetti il castellano e dodici compagni impegnati con giuramento) e nella quarta gli alloggi per i sovrani di passaggio: re Martino con la regina Maria nel 1392 dopo la sconfitta dei Chiaramonte, l'infante Eleonora d'Aragona e l'imperatore Carlo V con la sua corte al ritorno dall'impresa di Tunisi del 1535.
Ai lati Nord, Est e Sud del perimetro si addossano dei corpi di fabbrica con numerosi ambienti disposti su due livelli ed una cappella. All'interno dell'edificio si apre un cortile oblungo di forma pressocché rettangolare. L'ingresso del castello si apre sul lato Est; sul prospetto Sud, quello che è volto verso la parte più antica di Alcamo, si aprono delle eleganti bifore incorniciate da ghiere intagliate. Le mura esterne sono state abbattute durante il restauro che è stato recentemente completato e che dovrebbe adibire il castello a museo etnografico.

La torre di nord-ovest è autonoma in quanto a scale, fruendo di una scaletta nello spessore della muratura, simile a quella del castello di monte Bonifato, che la serve dal primo piano fino al pavimento della terrazza merlata.
Il primo piano era accessibile, come spesso avviene nelle torri isolate, mediante una scaletta a pioli passante in una botola, quest'ultima tuttora riconoscibile nel solaio ligneo, ben conservato.
La muratura di detta torre e i merli appaiono di tipo federiciano, non dissimili dal tipo del castello del monte Bonifato.
Nel 1379-80 Guarnerio Ventimiglia, avuta precedentemente in concessione Alcamo da Federico IV, aggiunge al complesso la 'cittadella' davanti al castello.
Tale cittadella si accostava al lato ovest del castello - il quale infatti manca di merli, in quel tratto di cortina - e giungeva fino a costeggiare l'attuale via Mazzini, con una muratura merlata più bassa di quella della cortina del castello, della quale resta qualche traccia visibile guardando verso sud dall'attuale via Comm. Navarra (già via di Porta Collegio o del Gesù, prospiciente il collegio dei Gesuiti).
La cittadella era guarnita di due torri angolari rettangolari verso ovest, una delle quali, la torretta della Trinità, compare ancora in una stampa del 1770 già pubblicata dal ricercatore di storia alcamese Vincenzo Regina, replicata nell'incisione edita dall'Orlandi in Perugia nel 1820, risalente a circa il 1770, nella quale si vedono assai nitidamente i contorni delle mura di Alcamo circoscriventi il nucleo urbano così come si era fino ad allora formato.
La torretta era così chiamata perché prospiciente la chiesetta della Trinità, ma fu demolita nel 1758 poiché mal fondata.
Da tale torretta le mura della cittadella continuavano fino alla torre cilindrica del castello di nord-ovest costituendo il margine di una piazza d'armi ove avveniva la rassegna della cavalleria e fanteria del distretto militare di Sciacca, ed era il luogo per le esecuzioni capitali.
Le mura della cittadella vennero però messe a rischio dalla concessione ad Alcamo della demanialità regia da parte di rè Martino dopo la sconfitta dei Ventimiglia; è certo che nel XVIII secolo il tratto menzionato, parallelo alla via di Porta Collegio ora Navarra, era già demolito, come risulta dalle piante citate.
Abbattute le mura, l'antica piazza del castello fu occupata da costruzioni private, fino ad essere parzialmente ostruita dal teatro comunale nel 1850, sostituito da un cinema a far data dal 1961.
Dopo i lavori nel castello del tardo XIV secolo, si registrano lavori di intaglio in pietra di Tommaso Oddi, architetto e mosaicista monrealese di grande qualità, e di suo figlio Pietro tra il 1520 e il 1523; V. Regina avanza la verosimile ipotesi che siano loro gli autori delle trifore di tipo carnelivaresco che affacciano sulla corte al piano nobile.
Vi sono spese documentate nel 1547 e nel 1557 per la riparazione di alcune stanze, destinate a trasformare in carcere alcune stanze terrene.
Altre ingenti spese erano da farsi nel 1583 per la riparazione delle parti abitabili; nel 1594 si registrano altre spese destinate ad un parziale adattamento a carcere civile e criminale, diviso in fosse, gabbie e stanze.
In quanto all'uso fortificatorio, il castello aveva avuto un ruolo deterrente nei riguardi delle possibili incursioni di turchi, anche grazie al suo armamento che comprendeva tra il 1571 e il 1580 nove cannoni di ghisa, un mortaio e un cannone ad anelli.
Nel XVII e nel XVIII secolo peraltro il castello si mostra più adatto a contenere sale di giustizia e carceri, piuttosto che funzioni residenziali; dal tempo del soggiorno di Carlo V (nel 1535) solo sporadicamente venne abitata da castellani o amministratori, come d'altra parte testimoniato dai suoi arredi interni, assai spogli, e dalla narrata ma non constatata presenza di due cappelle, delle quali quella a piano terreno, per l'uso dei condannati e dei carcerati, già nel 1595 minacciava rovina.
Il castello aveva tre porte: la prima, detta 'segreta', stava a mezzogiorno, e accedeva al fossato, la seconda, archiacuta, era sul fronte ovest, ed ha ancora il portone ligneo in discreto stato di conservazione.
Essa fu ad un certo punto allargata smussando gli stipiti di un palmo l'uno, per il passo dei carri.
La terza porta dava sul piazzale a settentrione, e da essa si accedeva alla scala principale, pavimentata in marmo rosso di Alcamo dopo il 1626, anno in cui si inaugurò quella cava.
Il prospetto settentrionale del castello è arricchito da due bifore sormontate da ghiere di tipo chiaramontano, recanti incastrati rosoncini non del tutto assiali, 'rombi stemmati' del tipo che si osserva nel palazzo Steri a Palermo (1320 ca.), nella chiesa matrice di Erice (1314), nel palazzo in Salita Sant'Antonio a Palermo, (sec. XTV), nel palazzo Ciampoli a Taormina (1412), in San Giorgio vecchio a Ragusa Ibla (seconda metà sec. XTV), nel palazzo Abatellis a Palermo (1490), nel palazzo Ajutamicristo a Palermo (1494), nel duomo di Monreale (1174), nell'Osterio Magno a Cefalù.
Il prospetto occidentale, quello che dava sulla cittadella, è ornato da una bifora assai elegante.
A proposito del prospetto occidentale, è apparso chiaro, nel corso dei lavori, come esso fosse costituito da un solo muro di cortina, assai spesso alla base, munito di un passaggio di ronda in alto, ma privo di merli perché affacciante sulla cittadella. Solo successivamente (XVII secolo?) il corpo di fabbrica retrostante ad esso fu costruito, inglobando una monofora di tipo aragonese al piano nobile ed un portoncino appartenente alla stessa fase al piano terreno.
Nel 1685 la volta del piano superiore della torre maggiore che guarda a sud- est, la c.d. torre maestra, crollò causando la morte di numerosi prigionieri, e trascinando seco le altre. La torre fu quindi scapitozzata di un buon terzo nel maggio 1689. Da allora essa ha subito altre manomissioni e crolli; nel corso dei recenti lavori si è potuto constatare che detti crolli sono stati causati da un cedimento fondale localizzato, al quale si è posto rimedio con una robusta sottofondazione e ricostruendo lo spessore del muro con una struttura alveolare di laterizi, più leggera di un muro in pietra ma altrettanto robusta.
I recenti lavori hanno inteso restituire al castello i lineamenti castellani che gli competevano, principalmente agendo sulle merlature, le quali erano state in buona parte occluse dai lavori di adattamento a carcere per impedire introspezioni specie sul fronte nord, dove erano completamente scomparse, e sul fronte Sud, presso la torre tonda. La stessa filosofia ha suggerito di ripristinare le numerose porte e finestre che dagli stessi lavori erano state occluse o modificate.
Particolarmente importanti per la valorizzazione del castello sono stati il recupero della seconda finestra crociata sulla corte, della quale era rimasto solo l'architrave peraltro perfettamentre leggibile, il restauro dell'unica finestra crociata (guelfa) visibile, il ripristino della bifora sulla corte, nel corpo Sud del castello, ed il restauro di numerose altre finestre e porte, delle quali alcune archiacute.
Dalla struttura megalitica della muratura prospiciente la corte nel corpo di fabbrica posto a Nord si evince che essa fu collocata in opera in breccia, allo scopo di fortificare le carceri colà collocate, come spesso avviene nelle consuetudini edilizie della zona (fino a Palermo) nei secoli XVII o XVIII.
I recenti restauri hanno reso di nuovo agibile il percorso di ronda, a cominciare dalla torre di Sud-Est, con splendido panorama, ed hanno ricostruito in buona parte la stessa torre.