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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?


(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Uno dei monumenti meglio conservati e più affascinanti dell'isoletta siciliana è il Cothon, la cui denominazione deriva dal greco kw Jwn "bacile, vasca".
E', infatti, un bacino artificiale di 52,5 x35,7 m, profondo circa due metri e mezzo, orientato secondo i punti cardinali, che a lungo si è ritenuto fosse il porto dell'isola di Mozia.
Lo scavo del bacino fu condotto negli anni 1906-07 da G. Whitaker che avanzò tale ipotesi e che interpretò le banchine presenti come funzionali allo scarico delle merci; e ancora nel 1962, una spedizione archeologica inglese, condotta da B.S.J. Isserlin e da J. Taylor, concluse il proprio lavoro considerando che il canale di accesso al Cothon e particolarità costruttive delle banchine che lo fiancheggiavano altro non fossero che caratteristiche di un bacino di carenaggio artificiale.
Il cothon,infatti, era costituito da una vasca scavata all'interno di un banco calcareo foderata da blocchi di calcarenite (proveniente da Favignana). Presso il bacino c'era un canale costruito anch'esso interamente in blocchi con orientamento sghembo e con spessore irregolare, collocato nel tratto di spiaggia compreso tra il grande torrione sud-occidentale del circuito murario e la porta sud. Sebbene sbarrato dal muro del cothon, il canale sembrava metter in comunicazione le acque del bacino con quelle della prospiciente laguna dello Stagnone. Le ricerche, riprese nel 2002 ad opera dell'università "La Sapienza" con l'appoggio della Soprintendenza di Trapani, si sono concentrarono in alcuni settori attorno al bacino, dove le prospezioni al georadar avevano indicato la presenza di strutture; si è effettuato inoltre il rilievo di alcune costruzioni affioranti prospicienti la porta sud e all'imboccatura del canale ed infine il parziale prosciugamento della stessa vasca per indagare la banchina orientale.
Gli scavi hanno permesso di rinvenire nelle immediate vicinanze del bacino artificiale un portale monumentale di un edificio di culto (contraddistinto da un pozzo sacro scoperto nella medesima occasione) e di mettere quest'ultimo in stretta connessione con il Cothon, facendo decadere le precedenti ipotesi identificando il bacino come una piscina sacra connessa con il Tempio adiacente, cioè un elemento complementare del vicino santuario, una vasca sacra alimentata da una sorgente d'acqua dolce, attraverso un serie di sette blocchi di calcarenite inseriti nello strato marnoso ma a contatto con la falda freatica, e utilizzata nelle pratiche religiose che si svolgevano nel vicino tempio. La vasca era chiusa verso lo Stagnone di Marsala, e l' innalzamento delle acque della laguna dello Stagnone di circa 50 cm. ha invaso il bacino nascondendone la funzione originaria. Anche se rare, tali tipologie santuariali sono conosciute nell'antica Fenicia, come ad esempio a Biblo, Amrit o nelle vicinanze di Sidone. A confermare questa ipotesi, infine, è la scarsa presenza di anfore nel bacino che, al contrario, se utilizzato come darsena o porto, ne avrebbe conservate in numero abbondante. D'altra parte l'antica interpretazione della piscina come un'installazione portuale è sconfessata anche dagli studi sul livello antico delle acque, che era di circa 1 m inferiore a quello attuale (come indica peraltro la famosa strada sommersa). La piscina era collegata da un canale costruito con il pozzo sacro posto al centro del Tempio del Kothon ed è stata paragonata a quella del santuario detto "Maabed" di Amrit in Siria, un luogo di culto fenicio coevo al Kothon di Mozia (VI secolo a.C.). Il tempio si apriva verso la porta meridionale ed era connesso al cothon con il quale condivide la stratigrafia e la cronologia (eretto nel VI sec. a.C. fu distrutto nel 397/ 396 a.C. dai siracusani). Alcuni elementi architettonici vennero occultati nel pozzo (dove sono stati trovati delle lesene e un capitello di tipologia cipriota del portale) e in un grande deposito sempre in asse col tempio. Non si conosce la divinità alla quale fosse dedicato il santuario ma si ipotizza che potesse esser votato a una dea infera connessa alle acque dolci e al mare.
Dopo la distruzione siracusana, il tempio venne completamente modificato. Si creò, infatti, un'area sacra a cielo aperto cinta da temenos e contraddistinta da segnacoli e depositi votivi; questi ultimi erano disposti presso il brothos (pozzo per le offerte), presso un altare quadrangolare e sullo spazio precedentemente occupato dalla cella. Si tratta per lo più di oggetti metallici, ossa di animali (corna di cervo e zanne di cinghiale), conchiglie, vasetti a vernice nera e altre ceramiche. I reperti in questione si raccoglievano attorno ai segnacoli: tali deposizioni erano tipiche della cultura religiosa fenicia che contemplava dei sacrifici prima della messa in opera di cippi e betili nelle aree sacre.
Tutta l'area sacra accanto al Cothon è ancora oggetto di scavi e di studio e ulteriori scavi e ricerche nel territorio dell'isoletta dello Stagnone, indagato fino ad oggi soltanto per il quattro per cento, potranno elargire all'archeologia e alla cultura mondiale il dono di nuove entusiasmanti scoperte.

Con queste parole il prof. Lorenzo Nigro, nel 2005, svela i segreti delle antiche acque puniche del Cothon: "La funzione del Cothon come bacino di carenaggio per le navi in avaria o come carico/scarico delle merci non ci aveva mai convinto! Innanzitutto, il livello delle acque in questa zona al tempo dei Fenici (VIII-IV secolo a.C.) era almeno mezzo metro più basso del livello attuale e ciò comportava l'impossibilità per le navi di accedere al Cothon; inoltre - continua Nigro - il canale di accesso al Cothon era stato trovato chiuso, anche se secondariamente. Abbiamo così deciso di effettuare dei rilevamenti fotografici dall'alto per capire cosa nascondessero le acque dello Stagnone; ciò che è emerso è una banchina di raccordo tra il bacino d'acqua e il lato orientale del Cothon opposto al mare. Per capire cosa collegasse questo molo non restava altro che scavare i lati stessi del bacino. Grazie anche all'ausilio del georadar stratigrafico, è stato prima individuato e poi riportato alla luce un tempio del VI secolo a.C., adiacente al lato orientale del Cothon, suddiviso in cinque navate e un cortile centrale all'interno. Nel cortile c'era un pozzo sacro, orientato secondo i punti cardinali, allo stesso modo del Cothon, che era stato colmato con i resti delle decorazioni architettoniche del tempio a seguito della distruzione di questo, nel 397 a.C., ad opera di Dionigi di Siracusa. Sulle rovine del tempio sorse, nel IV sec. a.C., un santuario all'aperto dove continuarono ad essere depositate offerte votive, come emerso dai numerosi ritrovamenti di piccoli oggetti e resti animali" "Innanzitutto, il Cothon non era originariamente collegato al mare, anche se esisteva un canale tra di esso e la costa; poiché sul lato meridionale era delimitato da una struttura continua in blocchi di arenaria, le piccole aperture nella quale risalgono al Medioevo, in concomitanza con la sua trasformazione in salina. Questo bacino acquatico era invece collegato al tempio scoperto nelle sue immediate vicinanze da una vasta banchina". "L'unica spiegazione plausibile è che il Cothon servisse da vasca sacra del tempio. A sostegno di tale ipotesi è stata scoperta quest'anno (2005), dopo aver prosciugato il bacino, una sorgente di acqua dolce. Si tratta di un'informazione molto importante, perché per i Fenici l'acqua dolce in riva al mare rappresentava un'evidente segno della presenza divina. Ciò, inoltre, farebbe supporre, anche se ancora da dimostrarsi, che questo sia stato il punto preciso in cui i Fenici si stanziarono per la prima volta sull'isola; qui, infatti, vicino alla fonte d'acqua dolce, considerata sacra, costruirono il loro tempio, luogo di culto e "di scambi" con i vicini Elimi".