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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?


(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Questa grandisima pala è collocata a sinistra sul transetto. La madonna del Pileri nel periodo spagnolo fu venerata non solo in Spagna ma anche in tutti i possedimenti delle città siciliane. Secondo la tradizione S. Giacomo apostolo e patrono della Spagna sarebbe apparso su una colonna (pilar) intorno al 40 d.C. La tela mette in evidenza il trionfo della Chiesa (simboleggiato nell'esaltazione di Maria) nella lotta tra il re di Sicilia e la Santa Sede. I sacri personaggi sembrano delle figure tra il mitologico e l'arcaico. In alto sotto le ali protettive di una Colomba (Spirito Santo) si trova Dio con in mano lo scettro che osserva in silenzio la scena sottostante mentre un angelo gli porge con benevolenza l'universo. Un altro angelo tiene un cartiglio dove si inneggia il nome di Maria che appare inserita insieme al Bambino in un quadro ovale che è ammirato da tutte le figure che si trovano nella scena. A sinistra troviamo un santo barbuto identificato in S. Pietro e a destra S. Paolo che regge un libro tra le mani, questi due personaggi rappresentano il simbolo della Chiesa e dell'autorità Pontificia.Accanto a S. Pietro si trova una vecchia figura femminile S. Anna che assecondando il volere di S. Giuseppe (identificato dal bastone fiorito) ammira il volto di Maria. La scena si chiude con S. Giovanni Evangelista (accompagnato dai sgeni identificativi del calice da cui esce il serpente e l'aquila) accanto vi si trova S. Lorenzo (individuato nella graticola); confuso nell'ombra, recane alcune pietre tra le mani che evidenziano il martirio a cui è stato sottoposto , S. Stefano che fu il primo martire della chiesa cristiana. La visione del quadro si manifesta come un insolito soggetto religioso, ma se meditiamo nel periodo in cui venne commissionato (1720-1722) quando cioè la Sicilia era stata di Vittorio Amedeo II di Savoia "barattata" al Congresso dell'Aja con la Sardegna e consegnata a Carlo VI d'Austria, comprendiamo che l'intento dei canonici ennesi era il desiderio di ritornare sotto il dominio spagnolo che era stato rispetto al sabaudo più tollerante e benevolo. Le riforme di Vittorio Amedeo, difatti, avevano lasciato nei sudditi un così triste ricordo da indurli, per indicare lo sgomento causato da uno spettacolo di desolazione a ripetere l'accorata esclamazione contenuta in un canto popolare del tempo " Pari chi ci passò Casa Savoia!".

La suddetta scheda di approfondimento è stata elaborata con il contributo della redazione "ilcampanileenna.it " e tratta dalla "Guida del Duomo di Enna" per gentile concessione degli autori.




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