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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?


(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Piantina

A circa 300 metri dal Villaggio Bizantino della Cavetta,sulla sommità di una collina, si trovano i resti di un grande palazzo che, date le imponenti dimensioni, si ritiene essere stato la dimora del principe sovrano di Pantalica.
Analizzando la struttura simile a quella di un megaron miceneo Paolo Orsi la definì Anaktoron, cioè palazzo del principe, prendendo spunto dall'Anax di Omero.
Costruito tra il XIII e il XI sec. a.C. appartiene alla stessa età della necropoli Nord.
Si tratta di un edificio megalitico di grossi blocchi, a pianta rettangolare, diviso in sei ambienti quadrangolari, a cui sono stati aggiunti, in periodo posteriore, un corridoio ed un vano meridionale più ampio degli altri ( il vano A) misurante all'esterno m. 11,60 di fronte, e all'interno m. 8,50 x 8, un vano, cioè, della superficie utile di almeno 68 mq. Qui Paolo Orsi trovò forme di fusione in arenaria e resti di oggetti in bronzo che fanno pensare alla presenza di una fonderia .
La regolarità della pianta, la quasi assoluta identità di misure di diversi vani, l'uniformità della struttura muraria indicano che ci troviamo di fronte ad una struttura tutt'altro che primitiva, opera evidentemente di tecnici esperti. Un'evidente imitazione dei palazzi micenei tanto che alcuni studiosi ,e lo stesso Paolo Orsi, hanno ipotizzato la presenza di maestranze micenee in Sicilia, al soldo del principe locale.
Dell? edificio rimangono purtroppo soltanto i blocchi di fondazione che fanno però capire quanto fosse straordinaria la costruzione in un'epoca così remota. La struttura del palazzo presenta, nel filare inferiore, alternanza di grossi blocchi megalitici con altri a riempimento interno, più piccoli. L'edificio fu modificato e riutilizzato in epoca bizantina.
Il punto in cui sorge l'Anaktoron non è peraltro il più dominante della dorsale mediana che percorre longitudinalmente tutto l'altopiano di Pantalica.: il maggior rilievo che lo sovrasta da Occidente raggiunge la quota di m. 472, mentre la quota del palazzo è di circa m. 408 s.l.m.
Sul lato lungo occidentale del palazzo, abbiamo la successione di tre vani perfettamente identici fra loro, tutti misuranti all'interno m. 5,50 x 5,80 e tutti e tre aprentisi all'esterno, con una porta sempre di dimensioni identiche (luce m. 1,40) al centro della parete. Il vano E e l'identico e contrapposto vano F, erano accessibili solo dall'esterno. L'edificio continuava ancora a NO di E e di F con altri due vani, G e H, pressoché identici ad essi. Questa parte del palazzo è la meno conservata e la più lacunosa. Vi potevano essere anche altri due vani I ed L anche se di essi rimangono solo lievi tracce.
Solo la parte meridionale del palazzo può essere considerata un alloggio in senso moderno della parola. E' cioè costituita da vari ambienti (A, C, D) tutti comunicanti attraverso il corridoio B e quindi di uso differenziato fra loro. I quattro vani costituenti il corpo quadrato settentrionale, non erano, invece, fra loro in comunicazione e si aprivano solo verso l'esterno. E' possibile che fossero quindi dei depositi o magazzini per la conservazione delle provviste.
Oggi l'Anaktoron ci appare inserito in un vasto complesso di sistemazioni monumentali di cui esso rappresenta senza dubbio l'elemento essenziale e che probabilmente sono subordinate ad esso. Infatti, a seguito degli scavi eseguiti da Luigi Bernabò Brea dal 1962 al 1971, sono venute alla luce grandiose strutture monumentali come i muraglioni sbarranti il pendio sottostante l'Anaktoron.