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Castellaccio - Scicli
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(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Castellaccio - Scicli

Castellaccio - Scicli

Piantina



Il Castellaccio, assieme al cosiddetto Castelluccio (o “castello dei tre cantoni”), sorge nell'omonima contrada su uno sperone roccioso, nel settore sudorientale dell’altopiano ibleo, denominato collina di San Matteo, a ridosso dell’odierna città di Scicli. I resti di entrambi i castelli si possono raggiungere risalendo il versante della chiesa di San Matteo, sfruttando la tipica scalinata, fino alla chiesa sita sotto il Castellaccio e, quindi, proseguire per la strada sterrata per ca. m 100; oppure dalla Strada Provinciale 41 Scicli-Ispica uscendo dall'abitato per circa km 1+200 e, a sinistra, per la strada comunale che conduce al serbatoio comunale; da qui, per una pista sterrata, dirigendosi verso la stessa chiesa di San Matteo percorrendola per quasi m 250.
Lo sperone risulta delimitato a nord, ovest e sud da tre cave di origine fluviale con versanti acclivi e costoni rocciosi verticali (cava di Santa Maria la Nova a nord, di San Bartolomeo a sud, torrente di Modica ad ovest). La fortificazione (m 229 s.l.m.) sorge all’inizio di una strozzatura tra le gole di Santa Maria la Nova e quella di San Bartolomeo, ponendosi trasversalmente alla pendenza del terreno che declina in senso est-ovest, oltre che dal centro verso i lati.
Descrizione
La tipologia dell'edificio sembra riprendere quella tipica del donjon normanno: una torre a pianta quadrangolare, con orientamento nord-est/sud-ovest, davanti alla quale doveva trovarsi una ulteriore zona recintata.
L'edificio misurava, all'esterno, m 10,50 per lato, e all'interno m 7,50. Lo spessore dei muri decresce da m 3,00 alla base a m 0,50 alla sommità.
L'altezza massima conservata è m 5,60. L'accesso al castello avviene mediante gradini intagliati nella roccia sulla parete nord del mammellone. La salita all'interno della torre è permessa da una scala in muratura, addossata obliquamente alla parete.
Notizie storiche
Si attesta la presenza di una struttura fortificata in Contrada Castellaccio fin dal XIII secolo, sebbene non si escluda la presenza di un fortilizio già in epoche precedenti (bizantina e/o araba), secondo quanto riportano le fonti storiche arabe: «l'anno duecentocinquanta (864-65)... I Musulmani, assediata Scicli, la presero» (Ibn al-Athir, in Amari 1880-81, 1, p. 383). L'assedio da parte di truppe musulmane implica la presenza possibile, durante il periodo bizantino, di mura urbiche e/o, quanto meno, di un phrourion o kastelion a salvaguardia dell'abitato.
Nel 1093 Scicla viene ricordata come alle dipendenze della diocesi di Siracusa - Pirri 1733, p. 618.
Alla metà del XII secolo, Edrisi ricorda così l'abitato: «rocca di Siklah, posta in alto sopra un monte, è delle più nobili» (Edrisi, in Amari 1880-81, 1, pp. 74-75).
Nel 1255, il Papa Alessandro affida, con lettera del 13 settembre 1255, al nobili viri Rogerio Finecte de Lentino ... Bizini, Modice, Sicli et Palatioli castra Siracusane diocesis - in Monumenta Germaniae Historica, VII, 3, p. 370 e index a p. 1894.
Documenti del 1293 e 1343 menzionano l'abitato in qualità di «castrum et terram».
Durante il conflitto angioino-aragonese, nel 1282, Modica, Ragusa e Scicli insorgono, nei giorni del Vespro, contro le guarnigioni francesi che presidiavano quei luoghi - Sipione 1980, p. 116.
Nel 1293 viene menzionato come " castrum el terram Sicli" - Giacomo II conferma a Giovanni da Procida la concessione della terra e del castello di Scicli - Acta Siculo Aragonensia,l,l,p. 133, doc. CLII.
1343 - castrum et terram Sicli - diploma di investitura della contea di Modica per Manfredi II o Manfreduccio Chiaramonte - in Solarino 1885-1905, II, p. 76, n,
Un altro documento del 1346 riporta la denominazione di «castrum magnum e castrum parvum - traditio feudi» del 7 novembre 1346, sotto re Ludovico, in atto rogato dal notaio Arcade de Ioccia -Sipione 1968, pp. 246-248.
Nel 1392 «terram, castrum et locum de Xichili» - diploma di concessione della contea di Modica a Bernardo Cabrera - Sipione 1966, p. 128.
Nel 1451 «terram, castrum et locum Sicli» ivi, p. 143;
1462 - "il 3 gennaio 1462 fu nominate castellano di Scicli Antonio Tonnafer [aggiunta manoscritta di Pluchinotta: e il giorno 1 dicembre dello stesso anno Francesco Martorelli]. ... nel 1491 [questa carica era tenuta] da Martino Praydes per il castello Grande e da Tomeo di Naro per il castello dei Tre Cantoni [seguono altri nomi di castellani fino al 1748]" - Pluchinotta 1932, p. 27, n. 1.
1532 - in un atto notarile viene elencato accuratamente l'armamentario del castello, le "fosse" e le "carceri" - Cataudella 1971, pp. 81-82.
1535 - sono istituite in Sicilia le sergenzie o sedi d'Armi, di cui furono poi stabilite le circoscrizioni in numero di dieci [...] Scicli fu elevata allora a capoluogo della quarta sede d'armi, che prese il nome della citta - Pluchinotta 1932.
1542 - Castelluzo ... Castillucium - sezione di Archivio di Stato di Modica, notaio B. Terranova di Scicli, 1542-45.
1543 - provisione della castellania di Sicli in persona di Antonio Federico di Rannidito ... con que serais obligado a tener para la guarda de la dicha fortaleza quatro hombres ... - Sezione di Archivio di Stato di Modica, Registro I di Lettere Patenti, 1519-1544, c. 52.
Al XVI secolo risalgono restauri, rivolti a ripristinare la funzionalità dell'edificio. Il castello venne severamente danneggiato dal terremoto del 1693 e di esso oggi rimangono solamente dei resti fuori terra visibili che comunque consentono una lettura ricostruttiva generale dell'impianto
Proprietà attuale: pubblica
Uso attuale: monumento su terreno libero fruibile al pubblico.





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