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::Piano Casazze a Mineo » Storia

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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Piano Casazze

Piano Casazze




Centro indigeno ubicato quasi al limite con il territorio di Caltagirone, splendidamente isolato nel silenzio della campagna, conserva cospicui resti della cinta muraria di età greco-arcaica realizzata in conci regolari e completata da una serie di ambienti scavati nella roccia.
Il sito, noto anche con il nome di Piano del Piraino, occupa la zona centrale dei Monti Algar, sistema collinare che chiude a settentrione la Valle dei Margi, proprio di fronte a Mineo, nel cui territorio comunale ricade la più parte.
Secondo l'archeologo P. Orsi, che procedette per primo all'esplorazione del sito agli inizi del '900, il sito potrebbe corrispondere a Neai, la città natale di Ducezio, il re siculo che intorno alla metà del V sec. a. C. intraprese una vera e propria guerra di indipendenza contro i Greci.
Il momento più antico della frequentazione si può fare risalire alla fase iniziale dell'età del Bronzo attestata dai frammenti di ceramica castellucciana rinvenuti nel settore orientale della collina. Sullo stesso versante un gruppo di tombe a grotticella artificiale si colloca tra l'età del Bronzo finale e l'età del Ferro.
Il villaggio divenne una vera e propria città sul finire del VII sec. a. C. e raggiunse il periodo di massimo splendore nei due secoli successivi per l'accoglimento massiccio degli influssi della civiltà greca. Le testimonianze di età storica riportano ad un periodo compreso fra il VII ed il III-II sec. a. C. dimostrando continuità di vita anche in epoca timoleontea ed agatoclea, interrottasi poi improvvisamente nel II sec. a. C. per cause ignote. L'abitato tuttavia continuò ad esistere fino ad età bizantina.
L'abitato occupava la sommità pianeggiante di un costone roccioso da dove si dominano sia la valle dei Margi che la Valle del fiume Pietrarossa, a settentrione. La città aveva una forma irregolare lunga circa 600 m e larga 400 m. Essa era perimetrata da una cinta muraria che adeguandosi alla morfologia del terreno innestava alla roccia tratti interamente costruiti nei punti meno scoscesi e quindi più vulnerabili.
L'archeologo P. Orsi segnalava la presenza di torri quadrate oggi non più individuabili. Le mura di cui rimangono tratti solo sui versanti Est ed Ovest presentano due fasi: una corrisponde al muro costituito da una doppia cortina pseudo-poligonale con riempimento in pietrame; l'altra, addossata alla prima, corrisponde al muro costruito in blocchi squadrati alcuni dei quali isodomi, cioè regolari. Difficile datare le due fasi che comunque sono forse da ascrivere all'età arcaica. All'interno delle mura, l'abitato si articolava sfruttando la natura del luogo con edifici interamente o parzialmente ricavati nella roccia ed in alcuni casi disposte a schiera. Nell'angolo di sud-est si scorge un ammasso roccioso ai cui piedi furono ricavate grandi grotte di forma rettangolare, forse abitazioni rupestri di età bizantina (V - IX sec. d. C.); un passaggio permette di arrivare in cima all'ammasso roccioso dove era forse un posto di guardia che presenta la particolarità di una finestra quadrata intagliata nella roccia da cui si può guardare fino a Mineo. Ad ovest e ad est dell'abitato sono state localizzate due aree di destinazione sacra, forse pertinenti a due santuari. Anche al centro dell'abitato sono visibili molti grossi blocchi squadrati forse appartenenti ad un edificio sacrale.
Ad est della città, dove si trovava la necropoli di età preistorica, sono ubicate anche le due necropoli relative al centro di età storica costituite da deposizioni multiple a camera e individuali in fosse litiche , terragne , a cappuccina, ad enchytrismoi (cioè entro grossi vasi in terracotta), in tegole semitubolari. Sul versante sud-est è una cava per l'estrazione dei blocchi di calcare destinati all'edilizia locale. Il quadro che emerge dalle ricerche archeologiche corrisponde a quello riscontrato anche negli altri centri della valle dei Margi nei quali si registra la presenza notevole di elementi di ellenizzazione a partire dal VII sec. a. C. forse legati dapprima all'espansione dell'influenza commerciale calcidese ed in seguito all'avanzata vittoriosa di Ippocrate di Gela.




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