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Bosco di Tardara - Tusa
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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Bosco di Tardara - Tusa

Bosco di Tardara - Tusa


Il termine arabo "dardar" vuole dire olmo, frassino, da cui deriva il siciliano dàrdanu, dàrdaro, frassino ornello. La presenza di alberi di Fraxinus Ornus in questa macchia boschiva era una provvidenziale risorsa per la popolazione dell'area madonita, poichè tale essenza è ancora conosciuta come "albero della manna" e diffusa nelle vicine località di Pollina e Castelbuono. Questa presenza di frassini da manna rappresenta a tal punto una parte del bosco di Tardara tanto da fissare nella cultura materiale delle genti che fruivano di questo alimento, l'odierna denominazione.
Dal primo feudalesimo fino alla metà del XVII secolo, il bosco di Tardara ricadeva integralmente nel territorio di Tusa, ed era oggetto delle assegnazioni feudali ai Crione ed ai Ventimiglia (XII-XVII). L'appartenenza alla cora alesina aveva instaurato l'uso comune che consentiva agli abitanti di Tusa di rivendicare ab antiquo il diritto consuetudinario di recarsi nel bosco a tagliare legna, realizzare carbone, pascolare armenti e raccogliere la preziosa manna. Si configurava così un'utilizzazione promiscua del bosco che, da una parte vedeva il Conte di Geraci titolare dei diritti di terraggio (possibilità di lottizzare, disboscare e mettere a coltura una parte del bosco) e, dall'altra l'Università di Tusa titolare dei diritti di erbaggio, possibilità di pascolare, cacciare, approvvigionarsi di legna e carbone, e di affittare parte del bosco per questa attività).
Nonostante questo, negli anni Settanta del Cinquecento, iniziava un graduale disboscamento: nel 1607 su 90 salme in cui si valutava l'estensione di Tardara (158 ha), circa 30 erano state bonificate e nelle restanti 60 permaneva il bosco. Solo dopo il 1830, con lo scioglimento dei diritti promiscui, il Comune di Tusa poteva disporre esclusivamente del bosco di Tardara, ma, già dopo l'Unità d'Italia, si apriva il fronte della distribuzione delle terre incolte e, quindi, di un'ulteriore questione agraria che si trascinerà fino al secondo dopoguerra del secolo scorso.

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