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::Palazzo Pedagaggi a Catania » Storia

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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Palazzo Pedagaggi

Palazzo Pedagaggi




Palazzo Pedagaggi sorge in Via Vittorio Emanuele all'incrocio con Piazza Cutelli occupando l'intero isolato fra queste e le vie Sorrentino e Pedagaggi.
Verso la metà del ''700, un insieme di case terrane, con terreno annesso, venne rilevato per questioni di debiti dal mastro Domenico Catanuto per poi passare in possesso, nel 1800, di Vincenzo Guttadauro, barone di Pedagaggi, il quale acquistò tutta la contrada del «Collegio de' nobili» dove nel 1803 fece costruire una casa magnatizia su progetto dell'ingegnere Salvatore Zahra Buda (1770-1832), mentre l'ingegnere Mario Musumeci (Catania 1778-1852), docente universitario e professore di architettura civile, si occupò dell'esecuzione dei  lavori fino al completamento definitivo nel 1809.
Don Vincenzo Guttadauro, barone di Pedagaggi, aveva ricevuto in eredità dal padre, Don Enrico I, Principe di Reburdone, un'ala a sua scelta del vicino Palazzo Reburdone ma venuto in conflitto col fratello Luigi, erede del titolo di principe di Reburdone, scelse di costruirsi una sua casa indipendente.
Il progetto del palazzo prese ad esempio quello del Palazzo Reburdone, non tanto per i legami parentali fra i proprietari quanto per la struttura in se, la più moderna in quel momento disponibile in città. Così l'architetto adeguò le caratteristiche essenziali di Palazzo Reburdone (la serie portale-androne-corte-scalone-loggia in prospettiva e l'infilata di stanze col salone angolare in fondo) allo spazio più contenuto di Palazzo Pedagaggi.
Lo scalone è posto, come nel modello, in fondo alla corte ed ha una rampa di scale iniziale e due laterali di ritorno.
Al primo piano lo scalone confluisce su uno spazio distribuito a corridoio con un alto numero di finestre. Il corridoio luminoso costituisce un'innovazione rispetto al modello, ma un precedente si può forse trovare nel «Collegio Cutelli».
Il secondo piano (detto "piano nobile") ha maggiori dimensioni, gli spazi di rappresentanza si aprono su via Vittorio Emanuele e Palazzo Cutelli, mentre il salone principale è posto in angolo per sfruttare l'affaccio su due strade. Le scale poste sopra l'androne principale fanno parte degli ambienti di parata con la tribuna d'onore e la camera da letto. Un ruolo simbolico ha l'alcova, sede centrale della trasmissione dinastica, posta al centro del prospetto per soddisfare la pratica di presentare al pubblico l'erede dal balcone.
Il salone, ora Aula magna della Facoltà di Scienza politiche, presenta dieci tele ad olio su sovrapporte entro cornici con passepartout, raffiguranti soggetti mitologici in scenari paesaggistici. La paternità di queste tele è di Giuseppe Errante, appartenente alle nuove correnti neoclassiche; infatti lo stile delle pitture raffiguranti Apollo e Marsia, le tre Grazie e Cupido, Omero ed Ulisse, per l'osservanza neoclassica sembra collegarsi all'ultima fase dell'attività dell'autore. Meno interessante è il terzo piano dell'edificio, considerato come sempre un piano di riserva per i cadetti, ai quali spettava l'ultimazione, e per la servitù.
Il palazzo, una volta ultimato (1809), conobbe momenti di grande visibilità ospitando incontri mondani come balli e festini, nonché cenacoli culturali tenuti da uomini di spicco della vita politica e culturale cittadina di quel tempo. Questa intensa attività ebbe fine con la morte di Vincenzo nel 1819.
Successivamente il duca Giovanni Paternò Castello di Carcaci, sposatosi con Eleonora Guttadauro, pronipote di Vincenzo, amministrò i beni della moglie, compreso il Palazzo Pedagaggi.
Morto senza figli nel 1819, il barone lasciò alla pronipote Eleonora Guttadauro tutti i suoi beni compreso il palazzo che passò, per il matrimonio di Eleonora con il duca Giovanni, ai Paternò Castello di Carcaci. Alla morte di Eleonora il duca, in qualità di tutore dei suoi figli, vendette il palazzo nel 1859 al barone Calì il quale volle coronare il suo ingresso nel patriziato con l'acquisto del palazzo, che abitò per trent'anni finché, nel 1889, a causa di dissesti finanziari, lo vendette al Banco di Sicilia per poi passare in parte all'Università di Catania che vi ha installato la Facoltà di Scienze Politiche.
Nel corso degli anni, Palazzo Pedagaggi è stato diversamente individuato. Infatti dall'originaria denominazione si è passati a quella di «Palazzo Raddusa», quindi «Palazzo Calì», per riprendere infine quello che gli è proprio. Le profonde mutazioni dell'edificio, rispetto alla destinazione originaria, sono frutto delle vicende dei vari ceti d'appartenenza dei proprietari successivi.
Oggi «Palazzo Pedagaggi» è il primo edificio tornato a svolgere una funzione pubblica, ma nei propositi dell'Università vi è quello che esso possa avere anche un ruolo simbolico di rinascita del quartiere della Civita per incoraggiare l'impegno al recupero di un rapporto autentico tra l'Università e la sua città. Il tutto  in un contesto urbanistico ed artistico di particolare bellezza.



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