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::Chiesa rupestre di Santo Spirito a Scicli » Storia

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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Chiesa rupestre di Santo Spirito

Chiesa rupestre di Santo Spirito




La chiesa rupestre dello Spirito Santo, ubicata nella parte alta del Colle di San Matteo, vicina all'agorà dell'antica città di Scicli sul versante della Cava di Santa Maria la Nova, presso il Castello dei Tre Cantoni, in un'area in cui vi sono numerosi ipogei dalla fronte generalmente crollata, in alcuni dei quali è possibile riconoscere ancora l'originaria destinazione funeraria in epoca tardoantica.
La prima menzione di questa chiesa si deve al Carioti il quale ricorda che "...per essere antichissima lo fu in una grotta presso a cui si comunicò l'erezione di un tempietto doppo il 1710, di già ne resta terminata", e quindi il Pacetto segnala che: "Sottostante all'attuale rovinata Chiesa dello Spirito Santo vi è una specie di Catacomba incavata nel vivo sasso, ove tuttora si osservano avanzi di antichissime pitture rappresentanti colossali figure, che non possono più distinguersi perché sbiadite dall'umido, ed in parte screpolate da mano villana...". In effetti la cripta è ubicata al di sotto della chiesa settecentesca, con la quale comunicava per mezzo di un passaggio gradinato scavato nella roccia fra l'abside e la parete di fondo della chiesa in muratura, dove si apre a destra dell'altare. Questo passaggio è stato successivamente obliterato da un tampogno in muratura.
La planimetria della chiesa, come spiegano Rizzone e Terranova, si presenta molto semplice, nonostante il rovinoso crollo del costone roccioso in cui è scavata e che ha interessato la parte settentrionale della cripta comporti necessariamente una lettura parziale dell'articolazione originaria. Una parete in muratura, prolungata durante l'ultima fase di frequentazione della grotta, chiude la parte franata. Nell'unica parte non crollata si conserva lo stipite occidentale di un ingresso dal lato Nord, presso il quale è scavata una piccola nicchia.
Presso l'abside si conservano ancora tracce di decorazione pittorica, anche se le tracce più cospicue rimangono nella parete in corrispondenza del subsellium. Qui si distinguono quattro strati di affreschi: lo strato più recente di cui restano frammenti presenta la Madonna con il capo inclinato verso sinistra -verosimilmente volta verso il Figlio di cui, però, non restano tracce- e coperto da un velo grigio; a destra, di minori dimensioni, è un'altra figura nella quale è probabilmente da riconoscersi il Beato Guglielmo canonizzato nel 1538. Se nulla si può dire sulla cronologia degli affreschi più antichi, la semplicità dell'architettura, la mancanza di partizioni interne, di presbiterio e dell'orientamento canonico, l'ingresso da uno dei lati lunghi, la piccola abside alla quale doveva essere addossato l'altare murale, sono caratteristiche che si riscontrano nelle chiese rupestri dei secoli XIII e XIV. Confronti si possono istituire con le chiese rupestri di contrada Cansisini a Cava Lazzaro in territorio di Rosolini, cosiddette di Sant'Alessandra a Ufra presso Modica, di San Nicola a Cava Ispica ed anche nella chiesa di Santa Maria la Cava a Spaccaforno.
Pertanto, risale verosimilmente ad una data non lontana da quella dello scavo la prima menzione della chiesa, contenuta in una carta notarile del 25 ottobre XIV Ind. 1375: essa costituisce un punto di riferimento per il posizionamento di una grotta con la quale la chiesa confina e della quale il rogatore dell'atto vanta diritti censuali. Si devono molto verosimilmente al gravissimo terremoto del 1693 il crollo del costone roccioso dove era scavata la chiesa rupestre, e quindi la decisione di ricostruirla in muratura in un luogo più sicuro. La nuova chiesa venne completata nel corso della prima metà del XVIII secolo: la data del 1747 incisa su un concio del prospetto indica il completamento dei lavori della facciata; una conferma giunge anche dal Carioti che nel suo scritto anteriore al 1760 la dice già ultimata. In seguito all'abbandono del sito ed al completo trasferimento del paese a valle dopo il terremoto, la chiesa ebbe vita breve, così come è avvenuto per quella di San Matteo: il Pacetto, come si è detto, ricorda che vi furono celebrate messe fino al 1820 circa e aggiunge che poi "per oscitanza dei Patroni si rovinò la volta di detta Chiesa; anche ne perdura l'intiero fabbricato ridotto a Casaleno, e l'adiacente piano fu dai patroni venduto al villico Pietro Blundetto, il quale avendolo sgombrato dagli avanzi e dalle basi delle antiche fabbriche ne utilizzò il terreno, ove piantò Alberelli e Viti, e che poi vendette al canonico D. Ignazio Lutri" .
La chiesa oggi si presenta gravemente danneggiata, d'essa rimangono quasi interi i muri laterali ed il bellissimo prospetto con Portale dalle sottili colonne, rostrate verso l'alto, scanalate e spigoli smussati,cimate da capitelli Ionici. Sempre nel prospetto, seminascosto da una rigogliosa vegetazione, si osserva la ricchezza dell'architettura mista, con elementi particolari costanti, tipica dello stile Romanico della decadenza (anni 192-475), periodo che viene distinto anche come epoca d'arte Paleocristiana.

Fonte: Comune di Scicli




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