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::Chiafura a Scicli » Storia

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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Chiafura

Chiafura




Situato sulla parte meridionale del colle di San Matteo si sviluppa Chiafura, uno dei quartieri più antichi di Scicli,diventato oggi un parco archeologico, con le sue centinaia di bocche nere.
L'abitato rupestre di Chiafura, occupando un intero fianco del colle di San Matteo, si estende dalla cresta della collina, coronata dalle fortezze del Castellaccio (torre normanna) e del Castello dei Tre Cantoni, fortificazione di probabile fondazione bizantina, fino alla sottostante valle di San Bartolomeo, un'interessante gola calcarea.
Le origini di Chiafura sono remote.
Si pensa infatti che abitazioni sparse risalgano addirittura al periodo neolitico anche se è stato scoperto che la maggior parte di esse appartenga all'età bizantina.
Anticamente l'area era adibita a necropoli, e fu progressivamente trasformata in abitato trogloditico nel periodo Altomedievale, coincidente con la Conquista Araba, e occupata senza soluzione di continuità fino alla metà del '900. L'origine del nome di Chiafura, menzionato per la prima volta nel 1684 è certamente oscuro e sembra appartenere ad una denominazione topografica. L'ipotesi più plausibile, infatti, è che il nome derivi dalla corruzione di una frase, della quale l'unico elemento chiaro potrebbe essere il "fora" finale, come ad indicare probabilmente "un quartiere fuori dalla città".
La vera e propria nascita del quartiere urbano avvenne infatti tra l'VIII e il XV secolo d.C. come conseguenza del processo di incastellamento avviatosi dall'età bizantina. A causa del crollo dell'impero romano e della pericolosità delle fasce costiere, infatti, le popolazioni isolane cominciano a lasciare le città marine per insediarsi in modo stabile nell'entroterra, proprio nelle cave, creando anche delle strutture difensive di una certa importanza. Una di queste fortezze di piccole dimensioni può essere rintracciabile proprio in quella dei "Tre Cantoni", che fu impiantata nell'attuale località di Scicli, chiamata S. Matteo, per controllare il punto di confluenza delle tre cave del torrente di Modica, di S. Maria La Nova, di S. Bartolomeo.
La maggior parte delle abitazioni è collocata sul versante meno ripido, quello meridionale: qui sfruttando la grande abilità nel cavare la pietra, si creerà il primo nucleo di case in grotta sotto la roccaforte della città. Dopo la conquista araba(Scicli cadde nell'864/865), le strutture difensive furono rilevate dagli invasori e riutilizzate, ma l'importanza militare di San Matteo continuò fino a quando, nel 1091 la città non passò sotto il dominio dei Normanni, e la fortezza divenne sede di un insediamento chiamato Sciclum o Scicla.
Le prime testimonianze di una situazione abitativa rupestre si hanno nel XIV secolo, quando il sito viene a configurarsi come un quartiere con una fisionomia del tutto simile a quella di altri settori del paese. A partire dall'inizio del XV secolo, però, anche se in modo lento, l'abitato comincia ad estendersi a valle, nonostante i pericoli posti dal carattere torrentizio delle acque, particolarmente violento in inverno, e si assiste alla progressiva adozione dell'architettura in elevato.
In questo stesso periodo vennero costruite le seconde mura della città che controllavano l'entrata alla città bassa, mentre le prime racchiudevano il castello, la chiesa di San Matteo e le balze più alte di Chiafura.
Fino ai primi secoli dell'età moderna (1500-1600) il quartiere di Chiafura riveste ancora una importanza cruciale. A seguito del terremoto del 1693 il castello fu distrutto.
Nel XVIII secolo, con lo sviluppo di Scicli, l'abitato rupestre di Chiafura comincia invece a perdere importanza all'interno della gerarchia urbana tanto che alla fine del '700 la "contrada di Chiafura", è nota per le grotte un tempo abitate. Altre informazioni sulla situazione rupestre del tempo chiariscono che "un quinto dei cittadini di Scicli [circa 1700 persone] alloggia sul pendio di queste rocce, in grotte che risalgono alla più remota antichità".
Nell'800 però comincia il declino di Scicli e della zona rupestre si parla come di un quartiere "abbellito di ricchi palagi tra gli spechi cadenti ricettacolo di povera gente". Ciò nonostante in piena epoca borbonica, l'insediamento rupestre restava ancora densamente abitato.
Lentamente, dalla fine dell'800 alla metà del secolo scorso, con lo stabilimento della popolazione a valle, il sito viene progressivamente abbandonato.
Nel 1874 la Matrice fu trasferita nella Chiesa di Sant'Ignazio nella città nuova e ciò decretò la fine e il definitivo abbandono del colle, anche se diverse migliaia di persone continuarono a scavare le proprie semplici abitazioni e a ricavarvi all'interno, gli spazi e gli arredi che servivano per la vita di tutti i giorni. Nel XIX secolo, la fine del problema delle incursioni causate dalla seconda guerra mondiale e l'aumento demografico provocarono la progressiva espansione verso il fondovalle.
La parte occidentale, dominata dal "Castiddazzu", è caratterizzata da terrazze lungo tutta la sua altezza.
La maggior parte delle grotte è costituita da uno o due vani quadrangolari, di circa 4 o 5 metri di lato; alcune di esse sono scavate in pareti che si affacciano direttamente sulla strada; altre si raccordano alla strada tramite un cortile antistante. Parte di queste abitazioni sono dislocate su due piani, collegati attraverso scale interne, anch'esse scavate nella roccia.
Nel corso degli ultimi due secoli si è verificato un allargamento delle abitazioni tramite l'integrazione delle grotte con strutture costruite in muratura. Le aree più larghe, nei vari terrazzamenti, dovettero costituire lo spazio comunitario, l'agorà dell'abitato, il centro deputato alla vita pubblica.





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