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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Riserva Naturale Integrale Grotta di Entella

Riserva Naturale Integrale Grotta di Entella



La riserva Naturale Integrale "Grotta di Entella", inserita nel Piano Regionale dei Parchi e delle Riserve Naturali (Decreto Assessore del Territorio e dell'Ambiente 970191), è stata istituita nel 1995 dalla Regione Siciliana. La gestione è stata affidata al Club Alpino Italiano - Sezione Sicilia con il compito di salvaguardare l'integrità della grotta e promuovere la ricerca e la conoscenza intorno all'area protetta. Prima dell'istituzione della riserva, la Grotta di Entella non era stata oggetto di interesse da parte del mondo speleologico siciliano. Le prime esplorazioni, condotte dal Club Alpino Siciliano, risalgono agli anni '50. Grazie ad un gruppo di ambientalisti è stata avanzata la proposta di farne una riserva naturale. Il territorio sottoposto oggi a tutela rappresenta una piccola porzione dell'intero rilievo della Rocca di Entella.

La Grotta di Entella
E' una cavità ormai completamente inattiva al suo interno, perché non vi scorre più acqua. La parte attualmente rilevata ha uno sviluppo complessivo di circa 400 metri ma recenti esplorazioni, condotte dal personale della riserva e da alcuni volontari della Sezione C.A.I. di Petralia Sottana, hanno portato alla conoscenza di un nuovo ramo, posto a quota più alta degli altri livelli conosciuti di notevole interesse geologico, archeologico e speleologico. Lo sviluppo complessivo della grotta è così salito a circa 1 Km. L'ingresso, di forma vagamente ellittica (1,50 x 1,40 mt.), si apre alla base della parete Ovest della Rocca, ad una quota di 388 mt. Era il punto in cui le antiche acque ritornavano alla luce dopo il percorso nel cuore della montagna. Il tratto iniziale della grotta è costituito da una galleria a meandri lunga circa 10 metri e larga circa 1 metro attraverso la quale si raggiungono le parti più interne del sistema carsico sotterraneo, passando per grandi saloni, piccoli salti, tratti appena percorribili per le ridotte dimensioni, scivoli e pozzi che ammettono nei rami più alti della grotta. Questa, infatti, si sviluppa su almeno quattro differenti livelli di gallerie, ognuno dei quali testimonia lunghi periodi di stasi della falda idrica presente al di sotto della Rocca di Entella. Le pareti sono costituite da macro cristalli di gesso, mentre splendide infiorescenze di cristalli di gesso, stalattiti e stalagmiti contribuiscono a rendere più suggestivo questo scenario da fiaba.
Sulle pareti della grotta si notano i segni che l'acqua ha lasciato nel suo incessante scorrere verso il basso, i canali di volta e i pendenti, i consistenti depositi di materiale alluvionale trasportati dal fiume sotterraneo e poi abbandonati dentro la cavità. Nel ramo di recente scoperta sono stati rinvenuti vari reperti di interesse archeologico: ossa, cocci, etc. Un ramo che, tra l'altro, è di notevole interesse estetico.

La leggenda
La memoria popolare racconta che un incantesimo gravi sulla Rocca di Entella, e numerose sono le leggende che si tramandano da padre a figlio. Molte di queste leggende interessano proprio la grotta. Difatti il nome "Grotta dei Dinari" è sicuramente da collegare a racconti che la vogliono come custode di un immenso tesoro. La grotta, però, sarebbe protetta da un incantesimo che impedirebbe a chiunque di impossessarsene. Un'altra leggenda narra che la grotta sia abitata da un mostro-serpente a 14 teste. Per placare le sue ire contro gli abitanti del posto, bisognava offrigli in pasto, ogni giorno, una ragazza estratta a sorte. Altri racconti riportano la testimonianza di alcuni contadini che, avventuratisi nei meandri della grotta per cercare il mitico tesoro, vennero attratti da un rumore che proveniva da dietro una roccia. Comparve ai loro occhi una bellissima donna vestita di bianco che disse loro di essere una regina musulmana che da tempo aveva abitato quei luoghi e poi scomparve. I contadini, abbagliati dalla visione, non riuscirono a trovare la via d'uscita finchè non ricomparve la donna che li accompagnò fuori.

Come si raggiunge la Riserva
Da Palermo bisogna percorrere per circa 50 km la strada a scorrimento veloce Palermo-Sciacca (ss624) sino allo svincolo Alcamo-Diga Garcia. Si prosegue quindi per la Provinciale che porta a Contessa Entellina, seguendo le indicazioni Diga Garcia. Provenendo dall'Autostrada Palermo-Mazara del Vallo (A29) si esce allo svincolo Gallitello. Si percorre per circa 20 km. la S.P. 119 per Castelvetrano fino alle indicazioni per la scorrimento veloce Palermo-Sciacca. Si prosegue seguendo prima l'indicazione Vaccarizzo e poi l'indicazione Diga Garcia.

Aspetti archeologici
La Rocca di Entella, proprio per la sua collocazione geografica che ben si prestava a sostenere l'assedio più ostinato da parte del più accanito degli invasori, è stata fin dai periodi più remoti teatro di numerose battaglie. Sulla sua sommità si trovano i resti della città di Entella che, con Erice e Segesta, è una delle 3 città siciliane di origine elima.
Ebbe rilevante importanza durante le guerre tra i Cartaginesi e i Siracusani, al tempo di Dionisio il Vecchio.
Nel tardo medioevo costituì, con il castello di Jato, l'ultimo baluardo di difesa ed il centro più vivace di resistenza contro la potenza saracena e Federico II, che la distrusse nel 1246. La ricerca archeologica ad Entella inizia nel 1979, anche se solo dal 1983 vengono avviate regolari campagne di scavi che hanno riportato alla luce tratti delle mura, una delle porte della città, un grande magazzino destinato all'accumulo di cereali, i resti di un castello e una necropoli.

Aspetti faunistici e vegetazionali
La Rocca è a tutti gli effetti una "isola" bio-ecologica. Molto interessanti sono gli aspetti della vegetazione naturale, come la prateria steppica dominata dall'ampelodesma, grossa graminacea cespitosa che frena l'erosione. Fra gli animali vi sono molti passeriformi, conigli, volpi, istrici. La parete rocciosa è un luogo di sosta o nidificazione per molte specie di uccelli, in particolare rapaci (poiana, falco pellegrino, gheppio). In questo ambiente si è insediata una vegetazione rupicola particolare, con la presenza di specie adatte ai sub-strati gessosi, come ad esempio la "Sedum gypsicola", specie mediterranea abbastanza frequente sui gessi siciliani ma assente nel resto d'Italia; e la crucifera "Diplotaxis crassifolia", endemica del Mediterraneo sud-occidentale. Altre specie trovano rifugio sulle rupi della Rocca, coma "Euphorbia dendroides" e "Gypsophila arrostii".

(fonte: Azienda Regionale Foreste Demaniali)

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