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Riserva Naturale Bosco di Santo Pietro - Caltagiro
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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Riserva Naturale Bosco di Santo Pietro - Caltagiro

Riserva Naturale Bosco di Santo Pietro - Caltagiro




La Riserva naturale orientata Bosco di Santo Pietro s'estende su un grande altopiano sabbioso solcato da valloni, nei pressi di Santo Pietro, piccolo borgo a venti chilometri da Caltagirone. Questa riserva copre una superficie di 6.559,38 ha.
Da 390 metri sul livello del mare digrada dolcemente verso la pianura di Vittoria ed è delimitato ad ovest e a nord dai valloni Terrana e Ogliastro, ad est dal torrente Ficuzza e a sud dai confini del comune di Acate. Confina con la Sughereta di Niscemi con la quale fino a poco tempo fa formava la più grande foresta termofila della Sicilia centrale.Dal punto di vista geologico quest’area è costituita da argille grigio/azzurre con al di sopra sabbie tra le quali si rinvengono fossili di circa due milioni di anni fa.
La prima testimonianza storica del bosco risale al 1160, quando il re normanno Ruggero d'Altavilla lo concesse ai calatini, insieme alla Baronia di Fetanasimo, quale ricompensa per l'aiuto prestatogli contro i Saraceni. A quell'epoca la sua estensione era di ben 30.000 ettari.
La massiccia presenza dell'uomo nel corso dei secoli ha sconvolto la fisionomia originaria della zona. Tuttavia in alcune località, come Fontana del Cacciatore, Fontana Molara Cava Cannizzolo e Dongiovanni, la densità della vegetazione è tale da far rivivere nel visitatore il fascino dell'antica foresta.
Originariamente il bosco s'estendeva lungo tutta la fascia sud-orientale della Sicilia, dall'entroterra calatino sino alle zone costiere della città di Gela e Scoglitti. I ripetuti incendi, la carenza di manutenzione, i pascoli abusivi e la caccia di frodo hanno peggiorato la situazione.
Questa riserva è stata istituita nel 1999, con il principale intento d'arginare il degrado ed invertire la tendenza tutelando questo complesso sistema boschivo formato da antiche querce di sughero.
L'associazione Il Ramarro svolge nella zona il preciso ruolo di presenza e d'intervento per la salvaguardia del territorio. Tante le iniziative: prevenzione antincendio, pulizia del bosco, rimboschimenti, corsi di Protezione Civile, varie attività culturali tra cui la creazione di un centro di studio e didattica ambientale, l'organizzazione dei Campi internazionali del sole cocente che ogni anno a luglio radunano giovani europei per un'esperienza di studio di temi ambientali e di tutela del bosco mediante la prevenzione degli incendi.
è sicuramente da visitare il "Museo della Macchia Mediterranea", all'interno di un vecchio fabbricato recentemente ristrutturato. Nelle vicinanze di Piano Renelle vi è la chiesa di Santa Maria dell'Idria, una piccola chiesetta che invita alla meditazione.
All’interno dell’area sono presenti anche alcune sorgenti che si manifestano in tutta la bellezza tramite piccole cascate e rivoli di acqua e grazie a queste sono state realizzare la Fontana del Cacciatore, Molare e Ficuzza. Da segnalare anche la presenza di alcuni mulini come il Mulino Poli, Ramione e degli Archi a testimonianza della passata vita di queste zone. All’interno di questa riserva si trovano anche un Centro di recupero per la fauna selvatica e il Museo della Macchia Mediterranea.
Le escursioni in questo posto sono consentite durante tutto l’anno ma le stagioni ideali sono la primavera e l'autunno, la prima per la fioritura, la seconda per gli splendidi colori che coprono il bosco.
Si parte dal bosco di Santo Pietro e, dopo aver attraversato le zone interessate da un rimboschimento a pino ed eucalipto, si giunge alle due aree più belle del bosco: le vallette dette fontana del Cacciatore e della Molara. Ivi si percorre una specie d'anello all'interno del quale si può ammirare quello che rimane della sugherata della Molara.
La flora del Bosco di Santo Pietro è molto varia e comprende sugheri, lecci e gariga. Sono oltre 300 le specie vegetali di cui è particolarmente ricco il sottobosco. Nel patrimonio verde di Santo Pietro sono riconoscibili tre habitat principali: la sughereta, la lecceta e la gariga.Lungo i corsi d’acqua è possibile incontrare anche pioppi bianchi e salici bianchi. All’interno del bosco nascono anche la roverella, la quercia calliprina, il carrubbo, il pino d’Aleppo, il pino domestico e l’eucalipto. Il sottobosco è formato da corbezzolo, l’erica arborea, il biancospino, il mirto, la fillirea e il citiso.Le monumentali sughere del bosco, descritte con ammirazione dai cronisti del passato, sono oggi in gran parte scomparse.
Un recente censimento, effettuato dal Fondo Siciliano per la Natura, ha attestato la presenza di circa cinquanta sughere e di alcuni carrubi con tronco di tre metri di circonferenza. Nella contrada Molara, ancora oggi fa bella mostra di sé un esemplare di Quercus suber che raggiunge i 6,2 metri. Il bosco di lecci (Quercus ilex) s'estende per alcune decine di ettari nelle contrade Molara, Coste Stella, Coste Chiazzina e Vaccarizzo. Rispetto alla sugherata la densità maggiore e più omogenea. Troviamo inoltre la quercia spinosa (Quercus coccifera) e la roverella (Quercus pubescens).
Rilevante è anche la presenza del carrubo (Ceratonia siliqua), con alcuni esemplari il cui tronco raggiunge dimensioni di oltre 3 m di circonferenza.
Nella gariga si trovano formazioni arbustive estese in particolare nelle contrade Molara, Spina Santa e Cava Imboscata. Qui le specie dominanti sono il rosmarino (Rosmarinus officinalis), il timo (Thymus capitatus), l'erica (Erica multiflora) e il lentisco (Pistacia lentiscus).
Tra i secolari alberi svolazzano più di 96 specie di uccelli migratori, occasionali ma anche stanziali tra i quali: il gheppio, il grillaio, la poiana, l’allocco, l’aquila minore e il biancone. Nel bosco si aggirano anche il picchio rosso maggiore, il rampichino, l’occhiocotto, la sterpazzola, la sterpazzolina, la cinciarella, la cinciallegra, la ghiandaia, il pettirosso, il pendolino, l’usignolo e il gheppio, chiamato in dialetto "muschittu".. Lungo i corsi d’acqua si trovano le garzette, aironi cinerini e il martin pescatore. Tra i rettili possiamo annoverare la testuggine terrestre, il biacco, la vipera, la biscia dal collare, il geco comune e il ramarro occidentale mentre tra i mammiferi vi sono l'istrice, il coniglio selvatico, la lepre, la volpe, la donnola, il topo selvatico, il gatto selvatico e l’istrice.




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