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Castello dei Ventimiglia-Pollina
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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Castello dei Ventimiglia-Pollina

Castello dei Ventimiglia-Pollina


Il castello di cui oggi rimangono pochi ruderi, sorge a ca. 760 m s.l.m., sulla sommità della rupe che si erge, improvvisamente, sopra un insieme collinare boscoso, delimitato a oriente dal torrente Monalo-Pollina, e ad occidente dal torrente Carbone. Dalla cuspide naturale, sulla quale insiste anche l’abitato singolarmente arroccato, si connettono visivamente la rocca di Cefalù Gibilmanna, Bonvicino, Isnello, Castelbuono, Geraci, Gangi, Santo Mauro, Tusa, Motta d’Affermo, nonché quasi tutto il margine costiero fra Cefalù e Caronia.
Ciò che rimane del castello è costituito dalle mura perimetrali che circondano la cima rocciosa e da una imponente torre-dongione impiantata nel loro interno ed alla sommità della vetta.
E' stata, questa torre, la prima specola del Rinascimento, infatti tra il 1548 ed il 1550 il grande scienziato messinese Francesco Maurolico la utilizzò come osservatorio astronomico. Grazie alle sue osservazioni furono corrette le Tavole Alfonsine, il calendario in uso fin dal Duecento.
Le mura seguono un tracciato differenziato; lungo il fronte nordoccidentale, dove sono piccole torri aggettanti, è quasi rettilineo e termina, incrociandolo quasi perpendicolarmente, all’inizio di una parte che prosegue in curva. All’incrocio si trova la porta di accesso guardata da una torre, mentre lungo il muro in curva, sopravvive una serie di feritoie dirette sull’abitato e sormontate da camminamenti e merlature. A ridosso delle mura iniziano le case dell’abitato in parte cresciute sopra le mura stesse. La torre che mostra caratteristiche di un comparto residenziale è costituita da tre elevazioni sovrapposte di cui la prima coperta a botte e quelle superiori un tempo diaframmate da solai in legno.
A un architetto veneziano, Antonio Foscari, si deve,invece, il progetto realizzato nel 1978 del moderno anfiteatro di Pietrarosa, costruito ai piedi della torre medievale del castello dei Ventimiglia. Il teatro è stato chiamato in questo modo per via del colore caratteristico, non solo della pietra utilizzata, ma dell'intera montagna su cui sorge il paese, una roccia di tipo dolomitico che al tramonto assume il tipico colore rosato. La struttura, in cui possono trovare posto un migliaio di spettatori, è perfettamente integrata nel contesto urbano ed è stata realizzata come avrebbero fatto secoli fa i nostri avi greci, seguendo l'andamento del terreno e con una vista spettacolare sulle Madonie.

Notizie Storiche:

Le prime notizie della località sono del 1081, in cui Pollina è menzionato come casale facente parte dellla diocesi di Troina. Nel 1131 il diploma che istituisce il vescovado di Cefalù include il casale nella nuova giurisdizione. Nel 1137il casale è infeudato a Roberto di Montescaglioso dominator terrae Pollae. Si trova al centro delle diatribe giurisdizionali dei grandi vescovadi dell’isola: nel 1159 è più volte citato nel diploma di definizione dei confini tra il vescovado di Patti-Lipari e quello di Cefalù emanato da re Ruggero. Sarà papa Alessandro III, nel 1171, a dirimere la questione concedendo al vescovo di Cefalù Bosone casalia de Polla cum omnibus pertinentiis suis e contestualmente…Pollenam cum suis (Rollus Rubeus). In epoca sveva si ha la prima notizia della costruzione castrense: nel 1201 Federico II dona alla chiesa di Cefalù il castellum Polline cum tenimentis et pertinentiis suis(ibidem). Dopo un secolo il territorio entrerà nei grandi domini dei Ventimiglia; nel 1321 infatti Francesco Ventimiglia, conte di Geraci, acquisisce il casale in uno scambio con il vescovo di Cefalù Giacomo de Narneja, a cui cede i feudi di Ferminino e Veneruso. Nel 1558 Pollina è citata tra i centri fortificati dell’entroterra.


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